sabato 26 luglio 2014

Il ghiaccio che brucia i cuori

Capitolo 11 - Timide scuse
Gli sguardi di Alex e Jewel si incontrarono. Lei lo distolse velocemente. Lui la guardò ferito, supplicandola di perdonarlo. " Con me non funziona" pensò, sentendosi però leggermente in colpa. Scosse la testa: " In colpa?! Non sono io che ho fatto...! " la scosse ancora più forte per scacciare il pensiero. Dal giorno prima i due ragazzi erano scesi da un'amabile atmosfera ad una gelida, e non si parlavano se non erano obbligati. O, perlomeno, Jewel faceva di tutto per evitare il suo ragazzo, mentre lui la implorava con gli occhi di permettergli di chiederle scusa. Rimasti soli lei e Jack, si sedettero vicini per riscaldarsi. Alla ragazza mancavano già i caldi e confortanti abbracci del biondo che riuscivano sempre a farla sentire amata e protetta, ma ora ogni tocco di Alex le era sospetto. - Ehi, che succede, piccola? - le domandò l'uomo abbracciandola e lei si perse nelle sue braccia. - Mmmhn... - rispose leggermente assonnata, appoggiandogli la testa sul petto. - Ale-... - alzò lo sguardo pensando di ritrovarsi a guardare gli occhi grigi del ragazzo ma incontrò quelli bicolore di Jack. Lei lo fissò quasi inorridita. - Ma...! - lo spinse via bruscamente. L'uomo la guardò sbigottito e Jewel si sentì terribilmente in colpa: in colpa per aver trattato male Jack che voleva solo essere affettuoso ed in colpa per aver ferito Alex, trattandolo peggio di uno sconosciuto. Si fiondò a cercarlo, chiamandolo a gran voce. Lo trovò dinanzi ad un fiumiciattolo ghiacciato che fissava il vuoto con sguardo perso. - Alex! Finalmente ti trovo! - esclamò. Il ragazzo alzò gli occhi, stiracchiandosi e facendo un sorrisetto abbacchiato. - Mi cercavi? - chiese con malcelata tristezza. Lei gli si sedette accanto. - Non dovrei? - rispose con a sua volta una domanda. - Non so - ribatté con lieve sconsolatezza. - Oh, avanti, non fare così! - esclamò la cavallerizza. - ... - lui scrollò le spalle. - Mi dispiace, va bene? - l'irritazione le solleticò i nervi, ma si impose di rimanere calma. - E di cosa ti dispiace? - era davvero così ingenuo o faceva il finto tonto? - Alex - lo ammonì. - Non sei tu quella che si dovrebbe scusare, o sbaglio? - lui la guardò di sottecchi, stanco. - E allora perché non lo fai? - sembrava un gioco un po' sciocco e leggermente pericoloso. Il biondo non rispose, limitandosi a fissare un punto a caso del corso d'acqua. Stava già per alzarsi ed andarsene stizzita, quando lui parlò: - Sono un idiota, vero? - domandò. "Ah che domanda... proprio da idioti" pensò Jewel sorridendo. - Tu sei l'idiota... - fece una pausa - più carino che conosca! - concluse, e il viso del ragazzo si illuminò in un timido sorriso. - Sono perdonato? - chiese speranzoso. - Questo lo decido io - la risposta della ragazza non gli fece comprendere se era un sì o un no, ma continuò a sorridere comunque. - Vieni qui - e lo tirò a sé, abbracciandolo. - Mi sei mancato - soffiò in un orecchio. Le braccia di Alex le cinsero timidamente la schiena. - Mi dispiace, Jewel - sussurrò dolcemente. - Su, ora basta così! - esclamò staccandosi. Lo fissò quasi con ferocia aggrottando le sopracciglia. Il ragazzo rabbrividì. Lei sorrise, facendogli una carezza sui capelli e fermandosi su una guancia. Entrambi si sorrisero con nostalgia, prima di far pace con un dolcissimo bacio.

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