lunedì 28 luglio 2014

Il ghiaccio che brucia i cuori

Capitolo 13 - Rancori repressi e timori infondati
Era l'alba, anzi un momento prima di essa, ed il sole non era ancora sbucato dalle nuvole scure. Alex rabbrividì, domandandosi per l'ennesima volta perché dovessero andare in cerca di frammenti a quell'ora del mattino: non sapeva neanche se poteva definirlo mattino, dato che si trovava in un momento a metà fra la notte e l'alba. Perfino gli unicorni e Thor continuavano a brontolare. - Andiamo alla radura! - esclamò Jack. La ragazza gli lanciò un'occhiata triste e spaventata. - N-no... Jack, io ho paura - bisbigliò all'orecchio dell'uomo. Egli l'abbracciò. - Non succederà nulla. Ci sono io qua con te - rispose, guardando in direzione di Alex con un ghigno stampato sul volto. Il biondo li fissò torvo: " Dannato bastardo" pensò stringendo le redini. Sidra scosse la testa infastidita. Smontò da cavallo, e si diresse deciso verso la ragazza. La strappò dalle braccia di Jack e l'abbracciò forte, poi le prese il viso tra le mani e la baciò. L'uomo rimase a fissarlo sorpreso ed anche la ragazza sembrò stupita. Si staccò passandosi una mano sopra il labbro: - Smettetela di contendermi. E, se non l'avete capito, non mi interessa affatto essere l'oggetto della vostra inutile gelosia e del vostro stupido rancore - sbottò. I due ragazzi si stavano guardando con gli occhi che facevano scintille: non l'avevano minimamente ascoltata. Sospirò. - EHI! - sussultarono, girandosi a guardarla. - Ma siete scemi? - ora faceva paura. Si fecero piccoli piccoli, ma lei non si lasciò intenerire: diede uno scappellotto ad entrambi. - Ow! - esclamarono massaggiandosi la testa. Jack ridacchiò. - Ed ora chiedetevi scusa! - ordinò la ragazza. - No, mai! - risposero prontamente, cocciuti. - E poi scusa per cosa? - aggiunse tra sé il biondo. - Per la vostra stupidità! Nella squadra bisogna essere uniti, chiaro? - Jewel era davvero spazientita. I due si strinsero la mano imbarazzati, bofonchiando un "scusa" fra i denti. - Non cambierà niente comunque, vero? - borbottò a Storm. L'unicorno le mostrò i denti in una soecie di buffo sorriso equino. - Sei proprio un bravo ragazzo - disse accarezzandolo. Gli lasciò un bacio sul naso. - Andiamo! -.

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