lunedì 14 luglio 2014

La primavera nei tuoi occhi

Capitolo 10 - Primo bacio
Una strana eccitazione mi pervade. Stasera esco con Cass. La porto a vedere i fiori blu. Sono sicuro che le piacerà. E poi, se avremo tempo, la porterò al mare. " Stai parlando come se fossi innamorato" mi fa notare la vocina. " Ops" è la mia risposta mentale, e altrettanto mentalmente arrossisco. Non voglio dare strane impressioni a Cass: mi infilo una felpa, i jeans e delle scarpe semplici, poi mi sistemo velocemente i capelli. Alle 19:00 vado a suonare alla sua porta. Lei ha i capelli arruffati e indossa un vestito blu notte. - Wo-...- la mia bocca non obbedisce e rimane spalancata ad " o". - Che c'è...? - Cass mi rivolge uno sguardo smarrito. - Niente. Sei favolosa - dico, per poi realizzare ed arrossire. Anche lei diventa rossa. Saliamo in macchina, ci accompagna un mio amico. - Buona fortuna - mi dice mentre scendiamo, facendomi l'occhiolino. Io mi passò una mano fra i capelli, poi sento Blue strattonarmi la felpa: - Vieni sì o no? - mi chiede con un grande e vero sorriso.
 - Ma certo! - rispondo con entusiasmo. Camminiamo fino alla radura ed ogni tanto le nostre mani si sfiorano, mentre una calda sensazione si sprigiona selvaggia nel mio stomaco. Cass, di fianco a me, ansima. - Siamo arrivati - dico, sfiorandole una mano. Lei sobbalza, poi sorride forzatamente. Appena vede i fiori, resta a bocca aperta. - Wow... quanti ricordi... - il suo tono nostalgico le stampa un sorriso dolce sul viso. - Eri... eri già stata qui? - la mia voce imprime involutamente una nota di delusione. Lei sembra persa nei ricordi. Scuote leggermente la testa, poi risponde: - Sì... sì. Quando ero bambina, la nonna del mio migliore amico ci portò qui. E fu qui che trovai Conall... nascosto da un fiore... - Cass si perde ancora nei ricordi, ( flashback nel prossimo capitolo) e ritornano pure alla mia mente. Ma, no, è impossibile, Blue non può essere la bambina con cui giocavo quando ero piccolo, io non posso essere quel bambino " il mio migliore amico" di cui parla Cass. Non posso essere io. E poi chi o cosa è Conall?
- Ehi Cass, tu la conosci la leggenda dei fiori? Sai che il primo colonizzatore della pianura era un mio antenato? Si chiamava Mack e aveva gli occhi grigi come me... - inizio così a raccontarle la leggenda (capitolo 9).
Lei mi fissa, allibita. - Che c'è? Ho... un insetto in testa,  per caso? - le chiedo. - No. No... - risponde lei, sembra riflettere. - Ti posso raccontare una cosa, Romeo, e prometti di non dirla a nessuno? - è serissima, accigliata. Annuisco silenziosamente. Lei si inumidisce le labbra, poi comincia.
 - Era il 22 marzo, secondo giorno di primavera e mio compleanno. - fa una pausa ed io mi annoto mentalmente la data - ancora non ti... ehm, conoscevo. - capisco benissimo cosa sottintende - ero venuta qui, triste, a cercare un po' di serenità tra questi fiori, e a chiedere qualcosa di bello, a sperare in un anno migliore. Be', dopo essermi sfogata, mi sentii irresistibilmente attratta dal Grande Fiore. Mi chiamava, mi implorava di avvicinarmi. Così lo ascoltai, e sfiorai i suoi petali, ed il Fiore si schiuse. - Cass mi guarda. - Lo so che ora non mi crederai - borbotta abbassando lo sguardo: - Perché non dovrei? Ho sempre pensato che tu sei una persona speciale - rispondo sinceramente.
- Non è vero - risponde lei imbarazzata, poi tira un calcetto a una pietra, ma scivola e cade sul sedere. Mi fissa stupita, poi entrambi scoppiamo a ridere. Le allungo una mano per aiutarla a tirarsi su: lei la afferra e io in un attimo la tiro verso di me. Ci ritroviamo praticamente abbracciati, lei con le mani sul mio petto e io che le tengo un polso. Ha il viso rivolto verso di me, la luna risplende già alta nel cielo, illuminandole gli occhi che si fanno grandi grandi, e i fiori, con la loro polvere dorata nell'aria, si schiudono tutti delicatamente. Tutto succede in un battito di ciglia. Il mio viso copre la distanza con quello di Cass e la bacio. Le sue labbra sono morbide, anche se si percepiscono alcuni tagli che si procura mordendosele. Dopo un minuto che sembra un'eternità ci stacchiamo, è già tardi e domani abbiamo scuola. - Romeo... - so che lei vorrebbe spiegazioni, ma io la rassicuro: - Shh, è tardi, parleremo domani - e in religioso silenzio saliamo in macchina,dove il mio amico ci sta aspettando. Mi lancia uno sguardo malizioso, mentre noi guardiamo fuori dal finestrino.

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