mercoledì 9 luglio 2014

La primavera nei tuoi occhi

Capitolo 2 - Sotto la pioggia

Mi sveglio male, con una fitta alla spalla. La sveglia è per terra, il bicchiere d'acqua che tengo sul comodino è in mille pezzi e il contenuto riverso sul pavimento.
Guardo l'ora: le 7: 50."Ehi..." fa la vocina. Aspetta... che?Le 7: 50?! Sono in ritardo, in ritardo stratosferico! Mia madre è già al lavoro e mio padre chissà dove. Mia sorella maggiore, Veronica, è impegnata al cellulare con le amiche. Afferro una brioche e la sbocconcello mentre mi vesto. Forse ce la faccio a prendere il bus... corro fino alla fermata, dove esso sta partendo proprio in quel preciso istante! Sventolo in aria un braccio, così forse l'autista mi noterà e mi farà salire. E nella foga del momento, non noto qualcuno che sta correndo nella mia stessa direzione, e gli vado a sbattere contro.
- Ow! - esclama massaggiandosi la fronte. - Ggh - stringo i denti, la spalla mi pulsa dolorosamente. Alzo lo sguardo, mentre leggere gocce di pioggia iniziano a cadere annebbiandomi la vista. - S-scusa, non ti avevo... oh. Cas- cioè... scusa Blue, non ti avevo vista arrivare. - dico, imprecando contro me stesso per essere rimasto lì invece di tentare di inseguire il bus. Ma ormai è fatta. "Perché diavolo ti stai scusando con lei?!" dice la vocina e penso che non ha tutti i torti. "Ormai non posso più andarmene,non sono un maleducato" le rispondo mentalmente.
- No, scusa tu - borbotta lei lugubramente. Iniziamo a camminare sotto la pioggia, in silenzio. Lei ogni tanto mi sbircia di sottecchi, mi chiede con gli occhi di fare la prima mossa e parlare. Ha nello sguardo quella luce scintillante che posseggono tutte le persone innamorate, ed è strano vederla nei suoi occhi. So bene che lei non inizierà mai il discorso e, be', preferisco la sua compagnia (nel senso di chiacchierare) al rumore della pioggia.
Parliamo un po' e noto che Cas- cioè Blue, è in realtà molto simpatica ed intelligente. Per la prima volta, stira il viso in una smorfia che dovrebbe essere... un sorriso?
E subito, con questo gesto, mi tornano alla memoria ricordi sopiti, di un me bambino che gioca con un'altra bambina, che sorride gioiosamente, ed ha lo stesso sguardo luminoso di Blue. "Non può essere lei", la vocina ha ragione. Decido avventatamente di chiederle una cosa : - Ehi Blue. Che ne dici un giorno di questi di venire al nostro tavolo e pranzare con noi? - le chiedo fingendo spensieratezza.
Lei non appare minimamente stupita. Si morde il labbro e risponde brevemente - Ci penserò -.
 - Ci conto! - rispondo ammiccando, e fradici entriamo in classe. "Tu sei pazzo" esclama la voce. E per una volta ciò che penso è "Stai zitta".

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