sabato 2 agosto 2014

Il ghiaccio che brucia i cuori

Capitolo 19 - Confessioni
- Non è possibile... - sussurrò Jewel scioccata. - T-tu non puoi essere m-mio p-padre, lui se ne andò quando avevo quattro anni! - esclamò la ragazza. L'uomo la fissò di sottecchi: aveva uno sguardo triste che gli faceva sembrare gli occhi colorati ancora più grandi. Si sfilò la giacca, rivelando le braccia muscolose: al polso aveva legato un cordino rosa, con un piccolo cuoricino dorato. All'interno di esso c'era scritto "Jewel". La cavallerizza lo fissò: l'aveva già visto da qualche parte... all'improvviso i ricordi le piombarono addosso con nostalgia. " - Papà, papà! - la piccola Jewel corre dal suo papà. - Sì tesoro mio? - il giovane uomo stringe la piccola fra le braccia. - Ti ho fatto questo con l'aiuto della mamma! - esclama la bimba. Porge al padre un cordoncino rosa scintillante, da cui penzola un cuore dorato. - C'è scritto il mio nome, così non ti potrai mai dimenticare di me! - una piccola fitta al cuore dell'uomo. - Oh piccola, ma io non potrei mai dimenticarmi di te! - ribatte accarezzando con gli occhi il sorriso innocente della figlia. La piccola alza il viso e guarda adorante quello del padre, soffermandosi sui suoi occhi: uno grigio e l'altro castano chiaro..." Jewel deglutì. - No... - scosse la testa con convinzione. - No, no, no! - esclamò, con le lacrime agli occhi. - E allora perché, perché te ne sei andato, abbandonando me e la mamma? - gridò, addolorata. Jack le rivolse uno sguardo abbattuto. - Se fossi rimasto, avrebbe visto che non invecchiavo mai. L'immortalità è un dono unico, solo io e mio padre siamo così... e che avrebbe detto? Puoi dimostrare ancora ventitré anni e averne ventisette, ma quando inizi ad arrivare a trenta, trentacinque, è piuttosto strano, non credi? - Jewel lo fissò con astio. - La mamma avrebbe capito - ribatté testarda. - Sei cocciuta come tua madre - mormorò l'uomo. - La verità è che sono tutte scuse! E bugie! Sei come tuo padre! Un vigliacco! - non appena pronunciò quelle parole, impallidì. - Non... non volevo dire una cosa così - sussurrò. L'uomo abbassò il capo: - Hai ragione. Sono un codardo. Non sarei mai dovuto andarmene. - scrollò le spalle. - Non ti preoccupare. Appena sarà tutto a posto, me ne andrò. Ciao, Jewel. - si alzò, e lei gli afferrò la mano: - Non... farlo. - lui la fissò, dando una scrollata delicata alla mano. - Ah, per cui mi abbandoni di nuovo? - singhiozzò. - Presto o tardi dovrò farlo, Jewel. Il passato mi richiamerà a sé come è successo con Violet, ed io non potrò oppormi. Per cui, che importa se lo faccio ora o dopo? - staccò la mano da quella della ragazza. - Importa. Importa, perché io non voglio. Io sono il capo, e tutti devono obbedire ai miei ordini. - ridacchiò fra le lacrime, e l'uomo le asciugò le guance bagnate. Lei lo tirò a sé. - Papà... mi sei mancato -
Fine seconda parte

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