lunedì 25 agosto 2014

Ricordi

Capitolo 8 - L'impostore
I giorni passavano lenti, mentre Jewel guariva sempre più in fretta. Jack era tornato quello di sempre, o così sembrava. Eppure a volte ad Alex pareva di vedere una freddezza incredibile in fondo ai suoi occhi colorati, oltre ad avere una sgradevolissima sensazione in sua presenza. Non voleva turbare Jewel, ne farle pensare che provasse ancora antipatia per l'uomo, ma ogni giorno si scopriva sempre più diffidente nei suoi confronti. La ragazza sembrava non accorgersi di nulla, e forse era meglio così. Quel giorno il biondo era particolarmente nervoso, anche se cercava di non darlo a vedere. I suoi sospetti su Jack non gli davano pace nemmeno la notte, ora. - Alex!! Ma hai sentito cos'ho detto?! - sbottò l'uomo. Cadde dalle nuvole: - Eh? - . - "Eh?" TI SEMBRA CHE ABBIAMO TEMPO PER SOGNARE AD OCCHI APERTI? - gridò, arrabbiato. Scattò in piedi: - Mi dispiace, sono cose che succedono!! Non c'è bisogno di gridare! - strillò a sua volta. - AH NO? - alzò la voce, ancora. - NON SEI IL CAPO, PER CUI DATTI UNA CALMATA! - esclamò il ragazzo. - E TU SMETTILA DI FARE IL BAMBINO! - ribatté rabbiosamente l'altro. Stava per rispondere in modo tagliente quando Jewel, che aveva assistito alla discussione in silenzio, li zittì: - PIANTATELA, TUTTI E DUE! IDIOTI! - esclamò, poi scoppiò in lacrime e corse via. Si lanciarono un'occhiata in cagnesco, poi Alex andò alla ricerca della ragazza. La trovò abbracciata al collo di Storm che piangeva, con il viso affondato nella criniera dello stallone. - Jewel... - la chiamò piano. - Alex! - si staccò dall'animale per rifugiarsi tra le sue braccia. - Ehm... mi-... - lei si asciugò le lacrime, poi abbassò lo sguardo: - Jack... Jack non è più lo stesso. - tirò su col naso - non lo riconosco più. - il ragazzo la guardò meravigliato: - Anche tu...? - lei annuì. Non aggiunsero altro. Entrambi, quella sera, non riuscivano a guardare in viso quella faccia che consideravano amica. Il mattino dopo, fu il rumore di una tazza che andava in frantumi a svegliare Alex: si alzò e corse da Jewel. - Che s-...? - la ragazza lo fissava, impietrita, con in mano un biglietto. Troppo scioccata per parlare, il ragazzo le prese il biglietto di mano: " Andatevene finché potete" c'era scritto semplicemente. Alzò lo sguardo: - Jack...? - lei scosse la testa. - Se n'è andato - disse in un soffio.
Sempre quella mattina ma altrove, un uomo dai capelli castani chiari e gli occhi colorati era legato e imbavagliato, mentre il suo aguzzino rideva malvagiamente: - Ora che il nostro impostore ha fatto il suo lavoro non ci resta che sorvegliare i ragazzini. Se tu non farai ciò che ti chiedo, allora... - gli diede un colpetto con la punta dello stivale - una cara ragazza potrebbe farsi male. - l'uomo si dimenò: - Uh mmmmmh pfff grrr - poi sputò, liberandosi della bandana che non gli permetteva di parlare. - Non osate toccare Jewel o io... - ricevette uno schiaffo e dovette digrignare i denti. - Ma il nostro caro paparino sa come farsi ascoltare, vero? E così se la sua adorabile figlioletta si ostinerà a restare qui, il suo caro Jack le farà cambiare idea. - rise ancora. Jack strinse i pugni, nonostante avesse le mani legate. - Mi fai schifo - sputò, e quello rise ancora più sguaiatamente. Quello era proprio un grosso, grosso problema.

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