martedì 26 agosto 2014

Ricordi

Capitolo 12 - Dimostra chi sei
Due Jack, due persone uguali identiche, stavano lottando corpo a corpo, ferocemente, e il loro obiettivo era uno: uccidere il falso, o meglio, il sosia. Riconoscere il Jack vero e quello falso era un'impresa a dir poco impossibile: stessi occhi, stessi capelli, stessi vestiti. Entrambi avevano lo stesso cordino rosa con il cuore. Jewel era combattuta dall'impulso di fuggire, mettersi al sicuro con Alex, e quello di restare, combattere con Jack, il suo Jack. - Jewel... vai via. Non pensare a me. Mettiti in salvo - sussurrò Jack lanciandole uno sguardo malinconico. L'altro Jack si limitò a fissarla, continuando a combattere. Stava per avventarsi su di lui, quando i suoi occhi scintillarono benevoli, lasciandola indecisa. - Jewel, ti voglio bene! - gridò uno. - Io te ne voglio di più! - scattò a guardare colui che l'aveva detto, ma un luccichio del braccialetto dell'altro le fece perdere la concentrazione: il cordino era nuovo, mentre quello dell'altro consunto. - Merda! -  imprecò a bassa voce, poi le venne un'idea. - Alex! - sussurrò, facendogli poi segno di stendere e tenere fermo. Le mimò un "ok!" e si lanciò nella mischia, mentre lei faceva altrettanto. Una scivolatina qua e là, dovuta al ghiaccio di Storm, rese il tutto più semplice, e in un attimo i due Jack erano stesi a terra e premuti saldamente al suolo. - Ora facciamola finita una volta per tutte - sbottò, serrando le labbra. - Thor cosa prova verso Jack? - domandò. - Gelosia - disse uno - Indifferenza - replicò l'altro. - Come si chiama mia madre? - la voce le tremò lievemente. Lo sguardo del primo Jack si fece malinconico: - Diantha - sussurrò. - Diantha - confermò l'altro, contraendo la mascella. - Cosa feci quando beccai Jack a spiarci? - uno sembrò rifletterci, il sosia non esitò: - Mi puntasti il pugnale alla gola - rispose. - Mi andasti a prendere da sotto un cespuglio, mi puntasti il pugnale che ti regalai alla gola e mi chiesi che cosa volevo da voi - sorrise al ricordo. Jewel si morse il labbro a sangue pur di non cedere. Lentamente si abbassò a guardare negli occhi del primo: erano malinconici, dolci, ricolmi di affetto e tante emozioni. Sorrideva, senza paura. Gli occhi dell'altro erano freddi e vuoti, riempiti di emozioni finte. - Non meriti compassione - disse fredda, schiaffeggiandolo con tutta la forza e la rabbia che aveva in corpo. - Alex... - il ragazzo comprese all'istante, trascinando via il corpo del falso Jack. Jewel crollò in ginocchio, abbracciando il padre. - Jewel... non piangere -

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