sabato 6 settembre 2014

I'm in love with your smile

One-shot

Penso che tutti mi conosciate, ma mi presento comunque: mi chiamo Sam e ho sedici anni. Questa è la storia di come ho permesso al vero me di mostrarsi nella realtà, ma soprattutto di come mi sono innamorato di un ragazzo dolcissimo dagli occhi blu, sì, un ragazzo. Prima di tutto vi dirò un paio di cose su di me.
Essere il migliore amico di Romeo è sempre stato un grande onore, lui è il più popolare della scuola e ciò mi ha reso popolare a mia volta, nonostante io non sia molto bello: alto, con i capelli corti e lisci, castani rossicci, e gli occhi verde bosco. Solo che essere me non è facile, perché di Sam ce ne sono due: il ragazzo popolare, estroverso e allegro, il migliore amico di Romeo, un adolescente spensierato di cui ci si può fidare, e poi c'è il Sam che resta sempre in ombra. Il vero me è tutto il contrario, introverso, riflessivo e calmo. Un Sam più timido e pacato, un Sam che ama studiare e apprendere. Non ho mai avuto tante ragazze intorno, non me ne sentivo molto attratto: ma per una, una, persi la testa. Si chiamava Hope, speranza, ma tutti la chiamavano Coco. I suoi occhi azzurri violacei erano così magnetici da impedirmi di distogliere lo sguardo da essi e i suoi capelli mossi color cioccolato sembravano soffici come il pelo di un cucciolo. Me ne innamorai perdutamente, e quando glielo confessai lei rispose che provava lo stesso per me, così iniziammo ad uscire insieme. Eppure nonostante ci amassimo, o almeno così credevo, quando ci baciavamo, quando ci guardavamo intensamente negli occhi o ci dicevamo frasi dolci, non potevo fare a meno di provare solo una orribile sensazione di vuoto infondo allo stomaco. Difatti non durò a lungo: diventava ogni giorno più straziante, non era colpa sua, era una brava ragazza, ma il problema ero io. Glielo confidai e lei comprese,aggiungendo anche che si era accorta che negli ultimi tempi ero stato piuttosto distaccato, ma che non provava rancore nei miei confronti e non mi avrebbe implorato di riprovarci. Parlare con lei fu come prendere una boccata d'aria fresca, e rimanemmo amici senza che nessuno dei due esprimesse il desiderio di tornare insieme. Pochi mesi dopo, mi innamorai del mio migliore amico: ero sempre stato una persona adattabile, per cui non provai a rinnegare i miei sentimenti. Amavo un ragazzo ed ero io stesso un ragazzo, inoltre egli era pure il mio migliore amico. Una situazione problematica senza ombra di dubbio, la mia unica certezza era che lui non avrebbe mai saputo i miei veri sentimenti. Non mi avrebbe mai ricambiato, insomma, si vedeva lontano un miglio che tutto di lui gridava "guarda quella ragazza! No, ma hai visto quella?!" e anche se gli avessi confessato ciò che provavo lui avrebbe finto di comprendere per compassione. Non desideravo quel genere di relazione, preferivo che continuasse a vedermi come il suo migliore amico piuttosto che come "il ragazzo che si era innamorato di lui, poveretto". Prima di innamorarmi di lui commentavamo spesso le ragazze che vedevamo, ma pian pian smisi di farlo. Mi facevano soffrire i suoi "oddio quella lì è stupenda!" e facevo spallucce quando mi chiedeva se avrebbe dovuto provarci con una o no. Un giorno ci ritrovammo da soli nello spogliatoio della palestra, dopo le lezioni. Lento com'era, mi aveva implorato di aspettarlo e io, davanti ai suoi occhioni grigi, avevo ceduto senza nemmeno brontolare. - Grazie, Sam - aveva detto con quella sua voce affettuosa che mi faceva tremare le ginocchia. Mi risvegliai dai miei pensieri quando vidi il suo viso voltato verso di me, forse aveva detto qualcosa ma io non lo avevo udito: - Sam? - mi chiamò con la sua voce dolce come il miele. Il mio corpo si mosse da solo e mi avvicinai al suo viso, ma ad un centimetro dalle sue labbra mi fermai: non era giusto, lo avrei solo confuso. Mi ritrassi, mentre il mio cuore riprendeva un ritmo normale, e abbassai lo sguardo, quindi mormorai - Scusa - e guardai altrove, deglutendo. Mi alzai di scatto: - Sam! - mi chiamò ma io sentivo solo il nodo alla gola farsi ancora più soffocante. Le lacrime mi pizzicarono gli angoli degli occhi: - Ciao, Romeo - sussurrai con voce strozzata e me ne andai il più velocemente possibile. Mi permisi il lusso di piangere in silenzio, il viso rivolto al finestrino e l'autobus deserto. Dopo l'incidente decisi di non aprirmi più a nessuno, maschio o femmina che fosse. E ne ero ancora fermamente convinto fino a quando non arrivò lui. Storm. Un ragazzo bellissimo, alto quasi quanto me e con degli stupendi occhi blu. Sorrideva a tutti, un sorriso così solare da abbagliare chiunque, ma forse non abbastanza forte da diradare le tenebre nel mio cuore. Era cortese e gentile, oserei dire educato, con ogni persona che incontrasse, allievi o professori che fossero. Ma non socializzava veramente con loro, si vedeva dalla maschera che indossava: non si apriva davvero con nessuno, perché nessuno lo ispirava. Quel giorno venne da me: - Ciao! Tu devi essere Sam, giusto? - mi chiese con un sorriso smagliante. Alzai lo sguardo dal libro che stavo leggendo - Sì, e tu sei...? - mi afferrò una mano e la strinse. - Storm, piacere! - esclamò, mentre gli occhi blu gli brillavano come un cielo stellato. "Oh, shit. È incantevole" pensai, rafforzando la mia stretta. "No, ma cosa vado a pensare? Io ho chiuso con l'amore" perché era così, innamorarsi di me era impossibile e io non desideravo lasciare spazio ai miei sentimenti. Quella notte mi addormentai pensando a quei due occhi che sembrano zaffiri. Ben presto feci amicizia con Storm: era un ragazzo vivace e allegro, alquanto solare. Nonostante la diversità di carattere, mi diceva spesso che ero "adorabile" e non l'avrei mai ammesso, ma adoravo quell'aggettivo, che detto da lui e rivolto a me mi faceva sembrare come un cucciolo di orso, scorbutico e goffo. - Sam, sei davvero adorabile - diceva con sguardo perso, e io gli rifilavo un'occhiataccia: - Moccioso - rispondevo, nonostante lui fosse più grande di me di un anno, e allora scoppiava a ridere, una risata contagiosa e cristallina. Tutti gli volevano bene, e io non potevo fare a meno di essere geloso di tutte le attenzioni che gli riservavano le ragazze, anche se lui non sembrava interessato. Passavamo molto tempo in biblioteca, io sempre immerso nei libri e lui a guardare me, a volte fischiettando un motivetto. Quel giorno mi abbracciò all'improvviso: - Il mio piccolo Sam! - esclamò arruffandomi affettuosamente i capelli. Diventai bordeaux: - Ma cos'hai, le pigne nel cervello? - lo sgridai imbarazzato e lui ridacchiò. - Sei così bello, Sam - ribatté tranquillamente, come se mi stesse chiedendo se c'erano compiti. Feci una smorfia e ripresi a leggere, quando sentii il suo fiato caldo all'orecchio: - Dico davvero, sai? - sussurrò, e un brivido mi percorse la spina dorsale. Deglutii, all'improvviso avevo la gola secca e il cuore che mi batteva forsennato nel petto. Lasciammo cadere il discorso, ma quella notte non riuscii a prendere sonno: c'era il viso di Storm in ogni mio pensiero, il suo sorriso, i suoi occhi, e nelle orecchie potevo ancora percepire il suo fiato e la sua voce bassa e calda. "Sei davvero un idiota, ti stai innamorando di lui senza nemmeno accorgerti!" sbottò una vocina, ma non la ascoltai perché nella mia mente c'era solo lui. Il mattino dopo, quando i suoi occhi incontrarono i miei, non potei fare a meno di arrossire e distogliere lo sguardo. Il suo sguardo lievemente ferito e indagatorio mi costrinse a fingere che fosse tutto ok, ma lo sentivo sondarmi l'anima come se fossi trasparente. - Sam - mi chiamò a fine giornata. Mi voltai di scatto: - Cosa... cosa c'è? - chiesi, nervoso. Mi fissò quasi con aria di rimprovero ed io sussultai. Possibile che lui sapesse? - Potrei chiederti lo stesso - replicò. - È tutto ok, non ti preoccupare. Ciao - e tentai di svignarmela, ma la sua mano si chiuse attorno al mio polso. - Aspetta - mi ordinò, poi mi fece sedere di fianco a lui. - Non scappare - mi intimò, lasciando andare il mio polso. Contrassi la mascella, a disagio. - Mi piaci, Sam - disse semplicemente. Lo guardai: - In che senso? - lo vidi alzare gli occhi al cielo. - Lo sai benissimo in che senso, non fare il finto tonto - replicò. Mi costrinsi a guardare la punta delle scarpe. - Sto aspettando una risposta - sbottò, con una voce dura che non gli avevo mai sentito. - Mi dispiace... - cominciai, ma venni interrotto dalle sue labbra che si premettero sulle mie. - Sam - il mio nome detto da lui sembrava molto più bello. Deglutii. - Storm, io... - i suoi occhi blu sprizzavano scintille. - Perché? Cos'ho che non va bene? - domandò. Ah. - No, il problema non sei tu ma io... - sembrava un dejà-vu . - E che problema avresti, scusa? - perché diavolo si ostinava a interrompermi? - Non voglio che nessuno, che tu, soffra per me - ammisi. - E ciò dimostra quanto tu sia innamorato di me - ribatté pacatamente. - Cos-... - non finii la frase perché le labbra di Storm tornarono a posarsi sulle mie. - Ti amo - sussurrò, e una sensazione travolgente mi esplose nello stomaco, riscaldandomi il cuore. Lasciai cadere la testa sul suo petto, mentre il suo sorriso che tanto amavo gli illuminava il viso. Sentii le sue braccia cingermi gentilmente, e a bassissima voce risposi: - Anch'io -

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