giovedì 30 ottobre 2014

Chains and Broken Dreams

POV Nate

Alla fine, io e Will non abbiamo messo in chiaro un bel niente.

È frustrante, per me, ma so che ha bisogno di pensarci.

In questo momento è seduto sul prato, lo sguardo fisso rivolto al cielo e il suo amato quaderno sulle ginocchia.

Mi siedo accanto a lui, e per un po' guardo anch'io il cielo azzurro, decorato da poche e grosse nuvole bianche.


- A cosa stai pensando? - gli chiedo, e lui sposta lo sguardo su di me, poi si fissa la punta delle scarpe.

- Lo sai, Nate... ciò che ci uccide ci rende eterni - dice, alzando nuovamente gli occhi al cielo.

Le nuvole candide si riflettono nei suoi occhi neri, facendoli brillare.

- La morte uccide. La morte è eterna. La morte ci rende eterni - spiega, gli occhi ora chiusi, come se fosse un concetto difficile da spiegare, un concetto per il quale ci vuole molta la concentrazione.

Inclino la testa di lato, cercando di trarne qualcosa di significativo.

- E questo cosa centra con ciò che ti ho chiesto ieri? - domando infine, inarcando un sopracciglio.

Apre gli occhi di scatto e mi lancia un'occhiata di traverso.

- ... - penso che anche stavolta non risponderà, invece...

- Non centra niente. Ma è così - risponde infine, aggiungendo un breve sospiro alla fine, come a sottolineare una cosa ovvia.

"È così cosa?" sto per chiedere, ma mi batte sul tempo.

- La morte è un effetto collaterale del vivere - afferma, scuotendo piano la testa.

- Will, a volte davvero non ti capisco - dico dopo un po', rompendo il silenzio che s'era venuto a formare.

- Lo so - replica, abbozzando un sorriso leggero e sdraiandosi.

Non aggiungo altro e lo imito.

L'erba pungente mi solletica le orecchie e mi si infila nei capelli.


Con la coda dell'occhio noto Will sbadigliare.

- Scusa, Nat - mormora, prima di alzare la testa e girarsi verso di me, poi appoggia il capo sulla mia spalla e chiude gli occhi.

Rimango in silenzio, guardando il cielo che sembra farsi ancor più luminoso.

-

Note dell'autrice:
e come da copione... un'altra scenetta dolce che non era prevista! Un capitolo, massimo massimo due, e poi arriverà la nostra bella fanciulla! Contenti? Comunque sia, vado. Baci

mercoledì 29 ottobre 2014

Giochi di magia

Capitolo 2 - Il saltarello

Un saltarello (*saltarix multicolor formus) è un piccolo animaletto della grandezza di un topo, e alquanto simile ad un roditore.

Ha orecchie piccole e tonde, un naso piuttosto lucido di colore nero o rosa e due occhioni enormi, di solito color glicine ma a volte argento.
La sua particolarità è il fatto che, stringendo un solido legame d'affetto con un magico, cambia colore.

È abbastanza difficile fare amicizia con un saltarello, ma la cosa più difficile è catturarlo.

Il saltarello, come dice il suo nome, fa salti piuttosto alti e ampi, ed è inoltre dotato di denti molto affilati con cui morde tutto ciò che è vivo, sia che si muova sia che stia fermo.
Solo quando è nella sua tana è semplice catturarlo.

Si nutre di semi di faggiocchio.

Ha un carattere protettivo e piuttosto aggressivo, ma una volta fatta amicizia è molto docile e fiducioso.



Io e Nikki prendiamo i guanti.

Non è certo divertente farsi mordere da un saltarello.

Ci inoltriamo nel bosco tutt'attorno alla scuola.

Il silenzio qui fa da padrone, spezzato solo dai nostri passi sulle foglie secche e dall'aria che scuote piano gli alberi.

È ancora piuttosto presto, e il bosco è immerso in una rilassante penombra.

Ghost ci precede, il tartufo basso sul sentiero.

Ha un non so che di romantico, questa scena. Scuoto la testa.
"Josh, ma che vai a pensare?" mi rimprovero mentalmente.

D'improvviso, il segugio d'ombra si ferma.

Ha trovato una traccia.

Dopo poco, io e Nikki ci ritroviamo a frugare in mezzo ad un mucchio di foglie, dove è probabilmente nascosta la tana del saltarello.

Le nostre mani, ricoperte dai guanti, si sfiorano, facendoci alzare lo sguardo.

Arrossiamo di botto, e mentre io inizio a dire parole sconnesse, lei riprende a frugare.

- Trovato! -

-

Note dell'autrice:
*nome totalmente inventato. Vi piace il secondo capitolo, sì?! Chissà cosa succederà, ora che hanno trovato il saltarello... inizialmente lo avevo pensato come un insetto, sapete? Ma bando alle ciance, ho ancora un po' di tempo... per moi. Bisous

Chains and Broken Dreams

POV Will

- Will - mi chiama Nate, e mi raggiunge. Sono seduto su un muretto poco distante da scuola, immerso nella lettura di un romanzo abbandonato lì dal proprietario.

Il viso di Nate è oltremodo serio.


- Ti devo parlare - dice, sbuffando. Sembra che abbia corso.

Annuisco con il capo, chiudendo il libro e poggiandolo di fianco a me.

- Will, devo assolutamente sapere... io dopo la scuola comincerò a lavorare, e tu? Tu che farai? Mi va bene qualsiasi cosa tu decida, ma devo saperlo - mi guarda negli occhi, il viso illuminato dai raggi del sole.

Non rispondo, limitandomi ad abbassare lo sguardo.

Ci devo pensare.

- È importante! - esclama. Continuo a rimanere in silenzio.

Lentamente la sua espressione cambia: il suo labbro si piega inevitabilmente all'ingiù, conferendogli un'aria delusa.

- Sant'Iddio, Will! Potresti rispondere almeno una volta! Almeno una! Sono stufo dei tuoi silenzi! - esplode, riversandomi addosso tutto il nervosismo da tempo accumulato e stringendo i pugni.

Non riesco a riordinare i pensieri.

Sembra calmarsi, poi aggiunge, a bassa voce:

- Se le cose stanno così, allora forse è meglio chiudere qui - e si volta.


Se ne sta andando, e stavolta per sempre.

No.
No.
NO.

Il peso della mia stupidità grava sul mio cuore come un macigno.

Non posso sopportare che se ne vada.

D'improvviso i sentimenti, le parole, i gesti, tutto perde d'importanza.

Mi alzo di scatto dal muretto, facendo cadere il libro chissà dove.

Corro, corro finché non lo raggiungo.

La mia mano si posa tremante sul suo avambraccio, e si volta a guardarmi, stupito.

Non gli do il tempo di dire una parola, perché me lo stringo al petto.


- Nate. Nate. Nate. - ripeto il suo nome all'infinito, stringendolo forte per impedirgli di andarsene.

Mi scosta piano, e per un attimo ho il timore che mi voglia tirare uno schiaffo.

- Will - il suo tono è dolce, i suoi occhi sono lucidi.

- Will, a me va bene qualsiasi cosa sceglierai. Solo, devi dirmelo. Me lo devi - dice, poggiando le mani sulle mie spalle.

- Va bene. Va bene. Ci devo pensare, solo ora ho capito che... - l'ultima frase è poco più di un sussurro, la conclusione rimane nella mia mente.

... solo ora ho capito che sono io ad aver bisogno di te, e non il contrario.

-

Note dell'autrice:
okay, avevo detto che avrei ridotto al minimo le scenette dolci ma... ma è impossibile! Non ce la posso fare... appena una scena è "pallidamente" dolce, me ne viene subito in mente una ancora più smielata, seguita da una mooolto smielata e così via, finché mi è impossibile non mettere un pochetto di fluff. Vi lascio, un bacio

martedì 28 ottobre 2014

Chains and Broken Dreams

POV Nate

Diciott'anni sono arrivati in un attimo, piombando addosso a me e Will senza che ce ne accorgessimo.

Il mio compleanno è in dicembre, quello di Will in maggio.

Nonostante per la legge io sia effettivamente adulto, mi sembra di essere ancora un adolescente. Il mio aspetto non è cambiato affatto: ho guadagnato qualche centimetro, ma di fianco a Will continuo a sembrare basso. I miei muscoli sono nascosti chissà dove, il fisico è ancora sottile. Solo la voce ha un tono più profondo, ed i capelli sono riusciti a coprirmi il collo.

Will invece è diventato ancora più alto e robusto, il ciuffo è arrivato a sfiorargli un sopracciglio e la sua voce, che la maggior parte delle persone ha sentito molto raramente, si è alzata di qualche tono.


L'ultimo compleanno che ho festeggiato, è stato quello degli undici anni.

Anche se avessi voluto farne altri, nessuno sarebbe venuto.


Quest'anno è l'ultimo in cui io e Will andremo a scuola.

Io andrò a lavorare, probabilmente un lavoro d'ufficio.

Ma non so cosa farà Will.

Dopo tanti anni che siamo amici, che siamo insieme, mi pesa pensare che potremmo perderci. Sia io che Will siamo forti abbastanza da sopportare il colpo, ma è ciò che verrebbe dopo che potrebbe distruggerci.

Credo che sia tempo di decisioni.

-

Note dell'autrice:
c'è fuori un bel sole, eppure svolazzano già qua e là i pettirossi, tipici uccellini invernali, e quando arrivano è segno che fa davvero freddo. Siamo a fine ottobre, e ci sono adesso, figuriamoci allora in dicembre... niente, magari riesco a postarvi un altro cappy, ma non ci contate. Bisous

lunedì 27 ottobre 2014

Chains and Broken Dreams

POV Will

Non mi piace essere malato, d'altronde non piace a nessuno, ma se c'è una cosa che proprio detesto è lo sguardo di Nate in questo momento.

Nel suo sguardo leggo un "te l'avevo detto", eppure resta in silenzio.

Sa di aver ragione, di aver maledettamente ragione, nonostante ciò non me lo fa notare, non a parole almeno.

Non so io neanch'io perché gli ho chiesto - l'ho quasi supplicato - di restare. Forse sarà il delirio della febbre.

La sua mano corre alla mia, e inizia ad accarezzarla.

Non sopporto di essere impotente, recluso a letto per via della febbre.


- Will - mi chiama con tono serio.

- Hm... - mugugno, cercando di mantenere la lucidità e al contempo di osservare il volto di Nate. Sembra nervoso.

- Perché... perché concedi solo a me di essere tuo amico? - mi chiede, poi stringe le labbra come se temesse di aver parlato troppo.

Mi ha già fatto questa domanda, a cui, puntualmente, non ho mai risposto.

- Perché... mi fido di te - borbotto, subito girandomi e dandogli la schiena.

Non voglio che veda che sono arrossito ancor di più.

- Will - mi richiama, ma non gli rispondo. Mi sembra già di vedere quel suo sorriso idiota di quand'è felice.

- Will? - ora il suo tono è dubbioso.

Sento la testa farsi leggera, sfuggendo alla morsa della febbre, e le palpebre cedono, come colpite dalla forza di gravità.

In un attimo, senza che me accorga, scivolo nel sonno, la mano di Nate ancora sulla mia.

- Riprenditi in fretta, Will - sussurra, prima di alzarsi e andare.

-

Note dell'autrice:
ve lo aspettavate un altro cappy? No? Ebbene, eccovene un altro. Oggi mi va di scrivere. Magari aggiornerò Giochi di magia. O forse scriverò qualcos'altro. Ma per oggi con Chains and Broken Dreams ho finito. A presto

Chains and Broken Dreams

POV Nate

Entriamo in casa, e, dall'acqua che gronda sul pavimento, sembra che sia entrato l'acquazzone in casa.

Mia madre ci fissa in silenzio. In viso non mostra alcuna emozione.

Nonostante io sia stato sotto la pioggia giusto cinque minuti, sono fradicio, come Will. Al contrario di lui, però, io non desidero assolutamente prendermi un raffreddore.

Le nostre mani sono ancora intrecciate. Quella di Will è fredda come il ghiaccio, e sta gradualmente raffreddando la mia.

La mamma continua a fissarci, e a nostra volta la fissiamo. Che situazione imbarazzante.

Lentamente, districo le dita da quelle di Will, lasciando andare la sua mano. Gli ricade mollemente lungo il fianco, il suo corpo è sconvolto dai brividi.

Brutto segno.


Tre giorni dopo

Mi siedo delicatamente sul letto del malato.

Mi costringo a stare zitto, mentre una malsana sensazione di compiacimento mi pervade. Al momento, "te l'avevo detto" non è proprio la cosa più opportuna da dire. Oltretutto, in qualsiasi situazione, Will non lo sopporta.

Scruto il suo viso arrossato, e lui distoglie lo sguardo.

Nonostante la febbre, trovo che sia comunque bellissimo.

È uno spettacolo raro vedere le guance di Will farsi rosse, per questo l'osservo a lungo.

- Hai finito di fissarmi? - mi chiede con tono neutro.

Negli occhi gli scorgo una nota di fastidio e... imbarazzo.

- Può darsi - rispondo, lanciandogli nuovamente un'occhiata di sottecchi.


Faccio per alzarmi, quando la sua mano, tremante, afferra il mio polso.

Mi volto a guardarlo, stupito.

- Resta un po' qui, almeno finché non mi addormento - dice, e nella sua voce leggo quasi una supplica.

Diventa se possibile ancora più rosso, sudando copiosamente.

Sorrido.

È ancor più raro vedere Will così... dolce.

- Va bene - acconsento, arruffandogli i capelli scuri.

Mi lancia un'occhiataccia.

È già tornato il solito Will, constato, non smettendo comunque di sorridere.

-

Note dell'autrice:
tadà! Che ci posso fare, in questi giorni avevo bisogno di mettere un po' di dolcezza nei miei scritti... ma vedrete che ce ne sarà poca, giusto per non mandare tutti i miei piani all'aria :) nada, vi saluto. Un bacio

domenica 26 ottobre 2014

Chains and Broken Dreams

POV Will

Parole lontane di una canzone ormai dimenticata rincorrono le gocce di pioggia che bagnano il mio viso.

La voce distante di Nate mi ricorda che, rimanendo sotto l'acqua, prenderò un raffreddore.

Come se non lo sapessi.

Ma ne vale la pena, ve lo giuro. E lo dico anche lui, mentre la pioggia si fa più intensa e diventa acquazzone.

Non è raro che piova, ma è raro vedere qualcuno che si gode la pioggia nel vero senso della parola, lasciando che gli scorra addosso e non sull'ombrello.
Non nego l'utilità dell'ombrello, solo ho sempre preferito sentire la natura sulla mia pelle.

Le gocce gelide che bagnano le mie guance, il mio naso, le mie labbra, lo scrosciare della pioggia che si riversa sul terreno e per le strade, l'intenso profumo di terra bagnata.

Mi sento così vivo.

Sentirsi vivi, è forse ciò che più si avvicina alla libertà.

Inconsciamente, chiamo il nome di Nathaniel.

Ho bisogno di sentirlo vicino, di averlo accanto.

Il fragore della pioggia copre il suono delle mie parole, e non ho voglia di gridare per farmi sentire, rovinerebbe il momento.

Così, lo guardo. Semplicemente, lo guardo.

Sembra ostinato a rimanere all'asciutto.

D'improvviso, senza che io dica o faccia nulla, mi raggiunge.

La sua mano sfiora la mia, che ho involontariamente serrato a pugno.

La dischiudo, e le nostre dita si intrecciano.

Mi accorgo solo ora, al contatto con la sua mano, di essere un pezzo di ghiaccio.

- Vieni dentro, Will - mormora, tirando piano.

Un milione di brividi mi travolgono, e non posso fare altro che seguirlo.

-

Note dell'autrice:
vi piace il cappy, sì?! Non guardatemi male, lo so che probabilmente avete frainteso la scenetta mano nella mano, ma io non l'ho pensata come l'avete pensata voi, chiaro? Bon. Ora, che dovevo fare...? Mah, che sbadata. Vi lascio, un bacio

sabato 25 ottobre 2014

Chains and Broken Dreams

POV Nate

- Cosa... che facciamo oggi? - chiedo a Will, rabbrividendo ad ogni raffica di vento.
Lui fissa ancora una volta il cielo.
- Pioverà - commenta.

- Sì, me l'hai già detto - replico.

Certe volte è proprio esasperante.

- Appunto - ribatte, facendo un cenno eloquente con la mano.

Alla fine ci ritroviamo a camminare in silenzio verso casa mia: la casa dei miei genitori non è molto distante, ed è anche piuttosto grande.

Frugo nelle tasche per cercare le chiavi, poi apro la porta.
- Sono a casa - borbotto, e Will subito dietro di me.
Ci leviamo le scarpe e abbandoniamo senza tante cerimonie gli zaini in un angolo.

Il viso di mia madre fa capolino dalla cucina.
- Bentornato, tesoro. Ciao, Will caro! - dice, e noi ci accomodiamo in cucina.

Mia madre ha sempre avuto l'abitudine di chiamare "caro" tutti i miei amici, ma ormai Will è quasi uno di famiglia.

- Com'è andata oggi la scuola? - mi chiede la mamma.
Ovviamente è una domanda del tutto superflua.
- Al solito - rispondo, prendendo due bicchieri e riempiendoli d'acqua.

Ne porgo uno a Will.

Non dice niente, sfiorandolo appena con due dita.

Tic. Tic. Tic. Toc.

Le prime gocce di pioggia bussano alla finestra, facendoci alzare lo sguardo.
Will mi guarda, inarcando un sopracciglio.
Sbuffo.

Odio quando ha così maledettamente ragione.

Mia madre segue interessata il nostro scambio di sguardi, spostando gli occhi da me a Will come se seguisse una partita di ping-pong.

- Esco - dice Will, calmo, e si dirige verso il nostro ampio giardino.

Lo seguo.

Calpesta senza fretta l'erba rigogliosa e bagnata, poi rimane immobile ed alza il viso verso  il cielo, lasciando che la pioggia glielo bagni.
Lo fisso in silenzio, rimanendo però all'asciutto.

- Ti prenderai un raffreddore - osservo. Lui non risponde.

Non sarà certo un raffreddore a distogliere Will dai suoi pensieri, questo è poco ma sicuro.

Si volta a guardarmi. È già fradicio.

- Sei... - non mi lascia finire la frase, ed annuisce. Lo sa anche lui.

- Ne vale la pena - sussurra.

-

Note dell'autrice:
no, non piove! C'è un bel sole, incorniciato da un mucchio di nuvole bianche. Ma, be', adoro la pioggia, e pioverà spesso in diversi capitoli. Cominciate le vacanze, spero di scrivere un po' di più. Baci

giovedì 23 ottobre 2014

Chains and Broken Dreams

POV Will

Un vento impetuoso soffia forte fra gli alberi, scuotendoli, e scuotendo i nostri capelli.

Quelli sottili di Nate si muovono leggeri alla brezza, rimanendo però pettinati, mentre i miei, folti e scuri, si arruffano in un secondo, rendendomi simile ad un cucciolo abbandonato.

Mi piace il vento, quello forte, quello sottile, quello gelido e quello tiepido. Mi piace.

Il vento non ascolta nessuno, non sta rinchiuso in nessun posto. Il vento è libero.

- Allora, chi era? - mi fa Nate, riferendosi alla telefonata di poco prima.

Scrollo le spalle, e lui mi fissa di sottecchi.

Una folata di vento mi scompiglia ulteriormente i capelli, e noto che il labbro di Nate inizia a tremare, subito seguito dal naso, piccolo e tondo.

Lo seguono a ruota le spalle, che tremano convulsamente.

- PFAHAHAHAHAHA - esplode finalmente, ridendo senza ritegno.

Lo guardo male, concedendomi però un sorriso, venendo poi subito contagiato dalla sua risata.

- Dovresti vederti, Will! - esclama, mentre riprende fiato e contegno.

- Preferisco di no - ribatto, cercando di sistemarmi i capelli alla bel e meglio.

- Cosa significa, questo vento? - mi chiede dopo un po', quando l'ennesima ventata lo fa rabbrividire.

- Porta le nuvole di pioggia - spiego, e lo sguardo di Nate corre subito al cielo terso, facendogli inarcare un sopracciglio, scettico.

So cosa sta pensando, e so anche che non dirà nulla.

Perché se c'è una cosa che ha imparato da me, è che a volte il silenzio conta più di mille parole.

E in silenzio restiamo, mentre il vento infuria, ancora forte, ancora libero.

-

Note dell'autrice:
dopo una giornata che più ventosa non si può, potevo non scrivere un capitolo con il tema del vento? Ovviamente no. Adoro, amo il vento, anche se non mi fa particolarmente bene, e soprattutto amo vedere gli alberi scossi, le foglie autunnali che svolazzano, i miei capelli mossi e spettinati dall'aria, sentire, nel caldo del mio letto, il vento fuori che ulula. Ma basta parlare, ora devo andare! Baci

mercoledì 22 ottobre 2014

Chains and Broken Dreams

POV Nate

- Nat! - ride, Will.
- Come fai, a farti riprendere davanti a tutti? - e giù a sghignazzare.

È difficile, quasi impossibile, vedere Will felice, ma be', se posso esserne la causa, allora sono felice anch'io.

- Che ci posso fare, se la lezione era noiosa... - borbotto, ma dentro di me sto sorridendo.

La lezione è finita da un bel pezzo, e noi stiamo andando a pranzo. Mentre camminiamo verso il negozietto dove tutti i giorni prendiamo qualcosa da mangiare, sento lo sguardo penetrante di Will attraversarmi la schiena.

Mi giro, siamo arrivati, e continua a fissarmi.

Un lampo di preoccupazione brilla nei suoi occhi scuri, ma rimane in silenzio.

- Will...? - mi azzardo a chiamarlo, perplesso.

- Nate... ho dimenticato i soldi del pranzo - mi dice, e per poco non scoppio io, a ridere.

"Tutto qui?" vorrei dire, invece...

- Non ti preoccupare, pago io - lo rassicuro.

Il negoziante, un anziano signore piuttosto rugoso, ci sorride calorosamente. Dopotutto, veniamo qui da sei anni, più o meno.

Presi i panini, ci accomodiamo al "nostro" tavolo, un tavolino alquanto vecchio e un poco malconcio, segnato dalle intemperie, ma che ancora conserva tanti ricordi, i nostri.

- Che bel tempo, oggi - osservo, mentre mangiamo.
Will mi lancia un'occhiata di traverso, ma non dice nulla.

- Pioverà - afferma dopo un po', incomprensibile come al solito.

Scende un silenzio imbarazzato.

- Hai scritto qualcosa, oggi? - gli chiedo, spezzandolo.

Scrolla le spalle, ma non mi da alcuna risposta.

A volte Will pensa che certe cose, come rispondere a una domanda, siano irrilevanti.

Squilla il suo cellulare.

Mi fa un cenno con la mano, e si allontana.

Sul tavolo atterra qualcosa di bianco, un foglietto, che raccolgo e apro.

"Non c'è luce senza ombra" c'è scritto, ne riconosco la grafia di Will.

Anche questo è uno dei suoi modi di rispondere.


-

Note dell'autrice:
è proprio una bella giornata, oggi! C'è il sole, il cielo è terso, e un bel vento soffia forte... e io che sto qui a fare? Scrivo, già. Dovrei studiare, ma... "non rimandare a domani quello che puoi fare oggi", lo so. Vabbe', fatti miei! E niente, non ho nulla da dirvi, un bacio

martedì 21 ottobre 2014

Chains and Broken Dreams

POV Will

Così come la scuola è iniziata, così siamo arrivati a metà anno.

Alcuni fiutano già le vacanze, io fiuto verifiche. Non che ne sia preoccupato, me la cavo sempre brillantemente, ma il tempo che scorre... così in fretta, troppo in fretta.

Sembra strano detto da me, da una persona per cui il tempo è relativo, io, che del tempo non mi sono mai preoccupato, ora sento una specie di ansia nel petto.

Questo, e poi l'anno prossimo.

Cambieranno le cose, e lo vedo subito: c'è chi non si abituerà immediatamente, chi ne sarà sollevato, chi crollerà in un batter d'occhio.

A parte cercare la libertà, non ho mai pensato cosa farò dopo la scuola. Cosa farà Nate.

Se ci separeremo, probabilmente ne soffrirà. Mi dispiace. Non desidero che le persone soffrano per me, ma a volte è inevitabile.

E a volte arriva quel momento nella vita, in cui bisogna lasciar andare una persona, per poter essere finalmente non più dipendenti da lei.

Non che io lo sia.

È difficile essere onesti, perfino con se stessi. E fidatevi, se vi dico che nessuno lo è.

Perché la verità fa male.

E la paura di venir feriti, di lasciarsi andare, ci rende più codardi di quanto non siamo.

Mi riscuoto dai miei pensieri nell'esatto momento in cui anche Nate lo fa, e ci ritroviamo a fissarci in silenzio, senza battere ciglio.

Mi distraggo un attimo, lasciando vagare lo sguardo alle sue spalle. È un attimo, perché qualcosa di grosso ma leggero mi colpisca in testa...

Massaggiandomi il capo, dopo aver emesso un sottile "Ow!", raccolgo il foglio di carta appallottolato.

- REUSS! - l'insegnante fulmina Nat con lo sguardo, e, mio malgrado, ridacchio di gusto, osservando il mio amico sgranare innocentemente gli occhi.

Apro il foglio, nel quale c'è scritto, con la banale scrittura di Nate:
"La lezione è opprimente".

Un pensiero incontrollato sfugge ai tanti, sovrastandoli: "Ma è idiota?"

-

Note dell'autrice:
ed eccovi qua il cappy! Come avete intuito (spero) abbiamo fatto un piccolo salto cronologico, e ci ritroviamo nuovamente in aula, dove i nostri ragazzi ci mostrano un piccolo episodio di realtà scolastica, che li avvicina di più alle sembianze di "normalissimi studenti" invece che i due strambi ragazzi che sono! Ma ora basta ciarlare, io devo andareeeee! Alla prossima

Giochi di magia

Capitolo 1 - La scuola di magia

Salve a tutti, mi presento: mi chiamo Josh, Josh Black, ho sedici anni e vado alla scuola di magia, perché sì, io sono un apprendista mago.

Oh, qui abbiamo tutti un soprannome. Conosciamo certo i nomi degli altri, ma ormai è diventata un'abitudine qui a scuola chiamarsi col soprannome, ed il mio è... "Il Cerbiatto". Già.

La maggior parte dice che è perché ho un faccino candido e innocente. Be', contenti loro...

La scuola di magia dura tre anni, nei quali si trova il potere che più si addice, e poi altri tre dove si può imparare ad usare armi magiche.

La nostra scuola si distingue dalle altre, in quanto non ci sono veri e propri professori. Le lezioni sono libere, non ci sono orari precisi e non sono obbligatorie, infatti molti studenti preferiscono oziare e usano il loro (minimo) potere per cose futili.

Ogni mattina, nelle varie aule, c'è una lavagnetta in cui sono scritti i compiti per chi entra nell'aula.

Ovviamente si può decidere se farli o farne altri per sé, o magari finire quelli del giorno prima, dato che ciò che c'è scritto cambia ogni giorno.

Nei corridoi si può sempre trovare un professore, che da spiegazioni o aiuta gli studenti in difficoltà.

Questa mattina, mentre mi ravvivo i capelli blu notte, i compiti scritti alla lavagnetta sono:
• creare un liquido che attragga i vampi-gatti
• trovare la formula del siero che ringiovanisce le piante
• modificare il colore di un saltarello
• far crescere l'erba sputarella al contrario

Mi guardo in giro: è ancora presto, eppure gruppetti di studenti sono già sparsi qua e là nell'aula, immersa nel silenzio.

Mi raggiunge Nikki, detta "L'Ombra", mia compagna di esperimenti e amica di lunga data. Dietro di lei zampetta il suo fido Ghost, una specie di grosso cane nero, ma inconsistente al tatto.

Tutti gli studenti possono avere un animale, da guardia, da compagnia o per qualsiasi altro motivo. Io non ho
ancora trovato il mio partner ideale, ecco perché non ne ho uno, anche se una volta avevo un micio tic-tac, un tipo di gatto piuttosto inutile, che con la sua coda oscillante ti segnala che ore sono.

- Arrrr - mi saluta il quattro zampe, Nikki invece mi sorride con gli occhi viola.

Ha davvero dei begli occhi, non c'è che dire.

- 'Giorno, Ombra - dico, cercando di non fissare i suoi occhi o il suo ambiguo animale.

- Cerbiatto - risponde semplicemente, allungandomi il pugno.

Glielo batto col mio, poi sospiro.

- Abbiamo finito i compiti, ieri, no? Oggi sarà una giornata impegnativa... - dico, guardando la lavagnetta.

- Non siamo obbligati a farli o a stare qui, lo sai... - dice Nikki, lisciandosi la divisa.

La divisa è composta da un vestito per le ragazze, e da una giacca e dei pantaloni per i ragazzi. Il tutto rigorosamente di colore blu.

- Tra poco ci sono gli esami di metà anno - ribatto, scuotendo la testa.

- Giusto. Allora, che vuoi fare? Io direi di iniziare dal saltarello - borbotta, lanciando un'occhiata alla lavagnetta.

- E che saltarello sia...


-

Note dell'autrice:
cosa inaudita! Io che scrivo due ff contemporaneamente! Non è proprio così, questa l'aggiornerò quando mi pare... mentre Chains and Broken Dreams continuerà ad essere aggiornata giornalmente, per la vostra felicità. Ora scappo, ma ci vediamo nel prossimo capitolo! Un bacio

lunedì 20 ottobre 2014

Chains and Broken Dreams

POV Nate

Tutti, chi prima chi dopo, hanno scelto di avere un obiettivo nella vita.

Un obiettivo per il quale battersi, un obiettivo da inseguire.

Un ideale.

Il dilemma è: scegliere *gli ideali o la verità?

La risposta non la conosco, e posso dire che non ho ancora un obiettivo.

Questo è sempre stato motivo di contrasto fra me e Will, in quanto lui dice che un uomo senza ideali è come una nave senza timone.

Il suo obiettivo è sempre stato quello di trovare la libertà, un obiettivo che l'ha portato fin da subito a distanziarsi dagli altri, ad essere diverso.

Ma per me Will non è diverso, è speciale.

Lo è anche ora, che cammina in silenzio accanto a me, strascicando i piedi: sa quanto lo detesti, eppure lo fa. Perché non riesco ad arrabbiarmi davvero con lui, per queste piccole cose.

- Nat - mi chiama. "Nat" è il nomignolo che usa affettuosamente.

- Uh? - è la mia brillante risposta.

- L'hai trovato... - corruga le sopracciglia - ...un obiettivo per la vita? -

Questa domanda mi mette in difficoltà. Al momento non ho né tempo né voglia di pensarci, vorrei solo godermi la mia vita di adolescente, per quanto sia ridotta a passare il tempo esclusivamente con Will.

Ma io non sono Will.

- Te l'ho già detto, Will... - cerco di modulare il tono, so che lui non sopporta il mio "te l'ho già detto" - ... non lo so -

Per un attimo mi guarda fisso, appare quasi deluso.

Sembra proprio un cane bastonato.

- Be', - aggiungo piano, quasi tremante - l'unico che mi viene in mente... è... trovare... l'amore...? - non so neanch'io perché sto esitando, insomma, lui è Will!

Un'ombra di sorriso gli attraversa il viso, poi torna subito impassibile.

Che bastardo. Ha già capito tutto di me.

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Note dell'autrice:
*dal gioco Pokémon Bianco e Nero. Vi giuro, è davvero... perfetto. Toccante. Chiusa parentesi. Good evening, people! Posso non mettere un po' di love nelle mie storie? Naturalmente no! Ma il pairing (le coppie) non sarà incentrato su Nate... ehehe. Vi dico che il fluff (le scene mielose) è ridotto al minimo (una cosa davvero strana per me, che vivo di fluff!). Forse per ora il personaggio di Nathaniel vi sembrerà un po' inutile, ma alla fine... alla fine non vi spoilero nulla, muahaha. Kiss kiss

domenica 19 ottobre 2014

Chains and Broken Dreams

POV Will

Una coccinella.

Mentre io e Nate passeggiamo in cortile, mi si posa sulla mano una coccinella, un insettino piccolo e insignificante, ma da tutti conosciuto come portatore di fortuna.

Ed è davvero una meraviglia del creato, con il suo minuscolo corpicino rosso e i puntini neri.

Non posso fare a meno di esserne deliziato.

La mostro a Nat: rimane in silenzio, non riesco a capire se è anche lui perso nella contemplazione della piccola vita fra le mie mani o se semplicemente non sa che dire.

La fissiamo per un po', poi i nostri sguardi si incontrano, ed è un reciproco mescolarsi di onice e nocciola.

Sa cosa sto pensando.

A volte la cosa giusta può sembrare sbagliata, e quella sbagliata giustissima.

In questo momento, la cosa giusta è lasciar andare la coccinella per la sua strada.

Alzo il palmo verso il cielo, augurando all'insetto buona fortuna.

Ho sempre amato gli animali, il loro esserci così vicini, eppure distanti.

C'è chi dedica la propria vita a loro, ma questo non è il mio obiettivo.

Io, Will Valentin, cerco la libertà.

E spero di avere la forza di inseguire i miei sogni, *perché vuota è la vita di chi non sa sognare.


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Note dell'autrice:
*la frase originale è così: "Non dire che i sogni sono inutili, perché inutile è la vita di chi non sa sognare" e appartiene, purtroppo, a un anonimo. Nel prossimo capitolo parlerò forse dei sogni, dell'obiettivo, di Nate, ma non è sicuro. Mi scuso per il fatto di scrivere capitoli piuttosto cortini, ma be'... mi sa che ne scriverò più di 20/25 di questo passo! See you!

sabato 18 ottobre 2014

Chains and Broken Dreams

POV Nate

Io e Will passeggiamo in cortile.

Dietro di me, sento i passi di Will. Camminiamo senza fretta, e infondo lui è un po' così, vive in un mondo in cui il tempo è relativo.

Le sue All Star nere strusciano sull'asfalto, calciando ogni tanto qualche sassolino.

Will non è mai stato uno attento alla moda.

Sento che è pensieroso, i suoi occhi sono distanti.

Mi afferra la manica, e la strattona.
-Cosa c'è? - gli chiedo, e lui mi mostra il palmo aperto: c'è sopra una coccinella.
- Oh - non so che dire, e rimango in silenzio, mentre entrambi la osserviamo.

Will sembra proprio un bambino in questo momento, ha gli occhi che brillano e un'espressione lievemente meravigliata.

Ora vi starete chiedendo, come può una coccinella, un banalissimo insetto rosso a puntini neri, stupirlo?

E non avete ancora capito che, persi nella nostra vita di tutti i giorni, abbiamo smarrito quello che tutti i bambini hanno, *quello che chiamerò il "senso del meraviglioso".
Perché crescendo lo si perde, quello stupore e senso di meraviglia che ogni bambino ha e prova verso le cose più disparate.

Smettiamo di fissarla per un attimo, e i nostri occhi si incontrano.

So cosa sta pensando, Will.

Alza il palmo:
- Ciao, piccola meraviglia. Buon viaggio, coccinella - lo sento sussurrare, mentre l'insettino prende il volo.

Ho ancora tante cose da imparare, da Will.

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Note dell'autrice:
*la frase non è uguale nel libro che sto per dirvi, ma consiglio a tutti di leggerlo, in quanto parla spesso di ciò che ho cercato di riassumere a modo mio. Il libro è "Io e Trixie" di Dean Koontz, ed è davvero stupendo, leggetelo, anche se non amate i cani. Non so se posterò già oggi il capitolo dieci, vedrò. Intanto inizierò a mettere i capitoli che già ho scritto a computer, e niente, buona giornata. Hasta luego!

mercoledì 15 ottobre 2014

Chains and Broken Dreams

POV Will

L'amore è la luce e l'odio è il buio. Be', non posso che essere d'accordo.

Anche per principio, ma non ho mai detto "ti odio" a nessuno.

Odiare è sbagliato.

Eppure, quando veniamo feriti da persone che ci stanno a cuore, può succedere di dirlo.

E se pensate che tra me e Nate è sempre stato tutto rose e fiori, vi sbagliate di grosso.

Ora come ora, non abbiamo così bisogno l'uno dell'altro, insomma, ci sappiamo reggere in piedi da soli.

Ma c'è un certo periodo in cui gli affetti e la scuola sono ciò a cui ruota attorno il nostro mondo, e infondo anche per me era così.

A quel tempo, ero un ragazzino undicenne, Nate era l'unico amico che avevo, (e che ho tutt'ora) ed era tutto per me. Non eravamo amici da molto, le nostre catene erano ancora sottili.

Fu il nostro primo vero litigio ad unirci indissolubilmente, a saldare un legame che sarebbe durato anni.

Il motivo per cui stavamo litigando era futile, eppure discutevamo in modo serio, senza però arrivare alle mani e senza far volare parole grosse.

Le volgarità le dicono gli stolti, e io non mi sarei mai abbassato a quel livello.

Ad un certo punto, avevamo entrambi davvero perso le staffe: Nate fumava di rabbia, io stringevo convulsamente i pugni, le labbra serrate.

E me lo ricordo come fosse ieri.

Alzò lo sguardo e mi fissò con astio: - Ti odio - disse, ma non era la cattiveria a parlare, e neppure la sua rabbia.

In quel momento credetti davvero che le nostre catene dei legami si sarebbero spezzate, anche se scoprii solo poi che non accade mai.

E non lo seppe mai, il dolore che mi provocò.

Rimasi a fissarlo impassibile, poi indietreggiai di un passo e infine mi voltai e me ne andai.

Ma dentro di me, volevo solo morire.

Perché lui era il mio migliore e unico amico.
Perché non sopportavo di perderlo così.
Perché gli volevo bene.

Più tardi venne da me, preso dal rimorso: era ormai in lacrime e non la smetteva più di chiedermi scusa, di implorarmi di perdonarlo.

Ma invece di dire "è stata colpa mia" dissi quello che sarebbe diventato il mio motto: "non importa".

E non lo so se fu l'orgoglio a impedirmi di dire la verità o se fu quella parte di me che posso definire menefreghista, ma so quel litigio dimostrò ad entrambi quanto tenevamo l'uno all'altro.

Da quel giorno le nostre catene si ispessirono e crebbero fino ad avvilupparsi attorno a noi, e siamo forti abbastanza da camminare da soli, ma troppo deboli per liberarci delle catene che ci uniscono.

E mi domando se mai lo saremo.


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Note dell'autrice:
questo pomeriggio è stato davvero stancante, tra shopping folle e compiti vari, poi ho scritto tutta 'sta roba, domani mi tocca "educazione fisica" e poi la sera non posterò, in quanto ho "educazione alimentare". Per venerdì non vi assicuro nulla, ho una gita che dura tutto il giorno. Fine della parte di aggiornamenti, buona serata a tutti! Bisous

martedì 14 ottobre 2014

Chains and Broken Dreams

POV Nate

Tic-tac. Tic-tac. Il suono dell'orologio mi snerva, ho voglia di alzarmi da quella sedia scolastica e andare da qualche parte.

Non sono mai stato una persona impaziente, ma mi è difficile sforzarmi di restare concentrato, ora come ora.
La mia attenzione è ancora rivolta a Will, che sembra aver trovato ispirazione. Beato lui.

Un tic più forte risuona nell'aula, segnando l'imminente suono della campana.

Driiiiin! il suono liberatorio della campanella si diffonde nelle orecchie stanche di tutta la classe, e si scatena il putiferio: chi lancia un grido liberatorio, chi borbotta un "arrivederci" mentre si mette la cartella in spalla, chi si infila tranquillamente la giacca.

E poi c'è Will che richiude lentamente il suo quaderno e lo ripone con la massima cura nello zaino, vecchio e sgualcito.

Si alza dalla sedia con tutta calma, osservando il disordine che regna sovrano nell'aula.

Il suo sguardo vaga un attimo, soffermandosi sui vari oggetti sparsi qua e là come caduti di guerra.

Finalmente mi nota, unico sopravvissuto in quel campo minato.

Si passa la lingua sui denti, arriccia le labbra.

Mi scappa una risatina, mi volto e lo guardo da sopra una spalla, invitandolo ad uscire.

Annuisce silenziosamente.

Io e Will non abbiamo bisogno di parole, perché ci capiamo con un solo sguardo.


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Note dell'autrice:
yo! Allora, carissimi e carissime! Lo so, lo so. Questo capitolo è cortino e voi volete di più. Be', chi si accontenta gode, ricordatevelo! Non so quanti capitoli scriverò, sono già al 7? 8? Boh, rispetto ad un tempo mi sarei detta "Buon Dio, sto andando a rilento!" ma ora trovo che vada bene così, infondo voglio fare le cose con calma. Non ho altro da dirvi, vi lascio con una frasetta del mio carissimo Enrique Iglesias, dal brano Heart Attack: "I don't wanna live in a world without you" e chissene se non centra! Baci

lunedì 13 ottobre 2014

Chains and Broken Dreams

POV Will

Lo sguardo di Nate è concentrato su di me. È sempre stato così, da quando ci siamo conosciuti, ed è una delle cose che non capirò mai.

Ma il mistero più bello, più affascinante, trovo che sia quello degli occhi.

Anche se siete sempre di fretta, anche se non avete mai tempo, (ma il tempo è relativo) soffermatevi un secondo, giusto un secondo, ad osservare un paio d'occhi.

Perché non c'è nulla di più bello e complicato di essi.

Non sono un dottore (e non voglio diventarlo) per cui non starò a spiegarvi le sue parti e sul funzionamento, dopotutto avete mai sentito un poeta recitare dei versi "scientifici"? No, eh.

Eppure sono qualcosa di magico. Il loro colore, che varia da persona a persona, che ha le sfumature più svariate e cambia alla luce del sole, è forse ciò che li rende così belli e unici.

Lo avete mai sentito dire, che "gli occhi sono lo specchio dell'anima"?
E infondo è così, perché gli occhi parlano.

Quando siamo felici, brillano, e quando siamo tristi, si fanno lucidi e spenti. Una persona innamorata ha lo sguardo sognante, così come una persona con la testa sulle nuvole lo ha perso.

Chiudiamo gli occhi per estraniarci dal mondo, per concentrarci sulle sensazioni.
Li sgraniamo quando siamo sorpresi, e li strizziamo quando siamo spaventati.

Con gli occhi esprimiamo le emozioni ancora prima di rendercene conto.

E dallo sguardo di una persona si possono capire molte cose.

Ho sempre trovato i miei occhi, nero pece, fin troppo distanti, lontani dal mondo.
Nate li trova profondi, alcuni li trovano banali e ad altri fanno paura.

Io credo, che in un paio d'occhi si possa annegare.


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Note dell'autrice:
non avevo nessun'idea, ma proprio nessuna. Oltretutto non sono certo di buon'umore, ma non volevo tradire le aspettative dei miei fans (seh, come no) e così ho scavato un po' nei miei allegrissimi pensieri, ricavandone 'sta roba. Spero che vi piacerà. Al prossimo capitolo

domenica 12 ottobre 2014

Chains and Broken Dreams

POV Nate

È incredibile come un piccolo oggetto (bianco o colorato) possa cancellare i nostri errori, ma solo quelli che commettiamo scrivendo. Perché quante volte, tutti noi, abbiamo desiderato cancellare con un colpo di spugna i nostri errori, una parola mal detta, un gesto sgradito?

Io penso che dagli errori si possa sempre imparare, ma ho deciso di non pentirmi nemmeno del mio peggiore sbaglio.

Perché infondo la vita è solo una, e voglio viverla appieno.

Anche se questo significa sbagliare.

Guardo Will cancellare furiosamente ciò che ha scritto proprio ora sul quaderno.

"Più cancelli, più resta il segno".

E infondo, non è così? Per quanto cancellate, il segno resterà sempre, nel vostro cuore e nella vostra mente.

Soprattutto le persone.

Puoi dimenticarti di chi hai amato, puoi dimenticarti di un amico, di un fratello, ma non puoi dimenticare il segno che ha lasciato nel tuo cuore.

E non importa se è solo un graffio o un'intera impronta.

È un segno.

Io li chiamo segni, Will le chiama catene.

Perché ci sono catene invisibili che collegano le persone, e sono così salde da non spezzarsi mai. Mai.

Nemmeno quando muori.

E l'avrei imparato a mie spese.


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Note dell'autrice:
bonjour tout le monde! Come state? Come va? Il tempo qui è molto incerto, e non mi da alcuna ispirazione, per cui devo affidarmi alla musica, lei c'è sempre. Non voglio anticiparvi nulla, ma in questa storia c'è morte, ecco tutto. Era da un po' che delle idee al riguardo mi frullavano in testa, e be'... è una tappa della vita. Vi lascio con questa frase di Tiziano Ferro:
"Vorrei ricordassi tra i drammi più brutti che il sole esiste per tutti"

sabato 11 ottobre 2014

Chains and Broken Dreams

POV Will

I fogli bianchi, spogli, mi chiamano, mi tentano. Devo riempirli con parole, parole leggiadre ed eleganti, parole che incantino la gente, ma soprattutto parole che esprimano ciò che provo.

Non è che io non sappia parlare o esprimermi, io non voglio farlo. Perché le parole volano, ma gli scritti restano. E poi le parole sono inutili, la maggior parte delle volte: il corpo umano sa come esprimersi, è un metodo ancestrale il linguaggio del corpo, ma ormai è stato soppresso e sostituito ben volentieri dalle parole, un sacco di inutili parole.

Le parole non sono inutili quando sono musica. Ma non nel senso del suono.

Perché è così. La musica mi ha stregato. Sarà una cosa normale per la maggior parte degli adolescenti, ma io non voglio essere "la maggior parte". Io non voglio essere un numero.

Non è che io voglia essere qualcuno, ma io voglio essere me stesso. Mi troverete presuntuoso, *perché voglio essere ricordato. Voglio che, quando morirò, la gente si ricordi di "quel ragazzo di nome Will, Will Valentin".

E lo so, cosa state pensando. State pensando a me come ad un diciassettenne che si crede e vuole essere qualcuno, che non ha capito nulla della vita e non ha ancora smesso di fare capricci infantili e impossibili.

E potete pensarlo, potete farlo, e io non vi dirò che non è così. Perché è così. Così dannatamente sbagliato da diventare giusto.

Vi state confondendo, non sapete più se darmi ragione o darmi addosso. Vorreste dirmene quattro, salvo poi per pentirvene. Io vi dico solo: fate un lungo respiro. Non siete i protagonisti.


Riscrivo il primo verso della poesia almeno undici volte, non è strano, ma stavolta non riesco a visualizzare il risultato nella mia mente.

Sento lo sguardo di Nate su di me, brucia. Quel ragazzo.
I suoi occhi, i suoi terribili occhi nocciola, morbidi e vellutati, scorrono sul mio corpo, soffermandosi sulle mie mani nervose, che scrivono e cancellano, su quel quaderno così anonimo.

Ho imparato a ignorare gli sguardi della gente, quella gente che non sa fare altro che fissare un adolescente dinoccolato, così alto da venir chiamato "giraffa" e dalle gambe lunghe e affusolate come quelle di un puledro.

Non mi sono mai vergognato del mio aspetto, riuscendo a ridurre la goffaggine ad un brutto ricordo.

Eppure non mi abituerò mai allo sguardo di Nate. Perché è mio amico, perché mi conosce, perché mi ha dato una parte di sé e io gli ho concesso una parte di me.
Non ho chiesto tutto questo, ma è successo.

Tutti pensano che sia io quello complicato, solo perché nessuno ha la voglia di soffermarsi su chi ci è vicino.
Ammetto di non essere una persona semplice, ma Nate, non è più un libro aperto per me.
Avevamo undici anni, quando ci conoscemmo. Fino ai quattordici, Nat era così prevedibile per un occhio allenato come il mio! Ma poi si fece più sottile. Meno prevedibile. Riservato.

E quando non ce l'ha stampato in faccia, mi è difficile cogliere i suoi pensieri.


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Note dell'autrice:
pensavo di non farcela, e invece ce l'ho fatta! Sto morendo di stanchezza, ma resisto, pour vous!
*La parte in cui Will dice che vuole essere ricordato, è molto ispirata a Colpa delle stelle, non ci posso fare nulla! Ci saranno accenni di un po' di tutto, se mi ricordo vi metterò la fonte (brani, libri,film, musica, manga, ecc).
Bon, non ho altro da dirvi. Baci

Chains and Broken Dreams

POV Nate

Non ho mai subito il fascino della carta. I miei occhi, da quando ne ho memoria, non sono mai stati attratti dalle lettere che svolazzano leggere nella mente dei lettori, e non ho alcun impulso alla scrittura. La mia penna conosce solo i quaderni di scuola, i libri che ho letto non saranno più di una ventina, ma mi sta bene così.

Will invece, ha sempre avuto un talento particolare nello scrivere. Forse perché non parla, (non è muto) ed esprime su carta ciò che prova. Ma se leggete una poesia di Will, non credo che la comprendereste: neanch'io le capisco, non mi reputo lento di comprendonio, ma sono difficili.

Ho imparato a capire, che, quando Will scrive del cielo, è felice. Ma solo se c'è il sole. Quando parla del mare, è agitato, e quando invece scrive dei corvi, è particolarmente forte il suo desiderio di libertà.

Non ho ancora capito cosa sia questa "libertà" di cui Will ha bisogno, e quando gliel'ho chiesto, ha alzato le spalle. Sembra strano, ma non lo sa nemmeno lui.

Penserete che è da idioti inseguire qualcosa che non si sa nemmeno cos'è, ma io ho fiducia in Will. Forse il mio attaccamento verso di lui è altrettanto idiota, ma infondo le catene dei legami non si possono spezzare, mai.

Percepisco un fruscio provenire dallo zaino di Will, e lo osservo. Sta estraendo un quaderno dalla copertina blu, un quaderno dall'aria anonima, ma che contiene tutte le sue poesie.

Will è intelligente, non ha bisogno di ascoltare le lezioni per andare bene a scuola. Lo vedo scribacchiare qualcosa, poi mordicchia l'estremità della penna.
Molto probabilmente sta scrivendo una delle sue poesie, prima stava osservando il cielo.
Non so davvero dire se è felice. Magari mi farà leggere la poesia, me le fa sempre leggere, anche se non le capisco. Un giorno gli chiesi perché le faceva leggere solo a me, ma non mi rispose. Alcuni trovano che non rispondere sia da maleducati, ma io ci sono abituato. Se Will non risponde a una domanda, o sta pensando, o è irrilevante. Se esiste una terza opzione, mi è ignoto.

A volte non capisco davvero cosa passi per la testa, a quel ragazzo.


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Note dell'autrice:
salve carissimi! Il terzo capitolo ci svela qualcosina di Will (ma non troppo, ehehe). Fra un po', più tardi o stasera, vi posterò il quarto, con il POV di Will. Scrivere sotto il punto di vista di Nathaniel è abbastanza facile, in quanto è un ragazzo semplice (sì, lo è) ma vi giuro, il POV di Will ora è ancora da "persona normale". Poi diventerà quasi impossibile (amo complicarmi la vita, non si era capito?). Hasta luego!

venerdì 10 ottobre 2014

Chains and Broken Dreams

POV Will

Il cielo è terso, non c'è nemmeno una nuvola. Gli uccelli, probabilmente corvi, volano scompostamente, emettendo gridi rauchi. La maggior parte delle persone ne è infastidita, ma io li trovo affascinanti. Perché per quanto i loro versi non siano dei piacevoli cinguettii, e il loro volo non sia elegante come quello di un'aquila, loro hanno la libertà, la tanto agognata libertà. Noi li chiamiamo semplicemente "corvi" ma in inglese, lo sapete come si dice corvo? Si dice "Raven", non trovate che sia molto, come dire, bello? È una bella parola, sì.

Detesto usare l'aggettivo "bello", o almeno, oggi ha perso il suo senso. Una ragazza è bella, un cane è bello, l'ultimo modello di smartphone uscito è bello. Io trovo poche cose davvero belle, e non sono queste inutilità materiali ad esserlo.

So che ora penserete che ho un modo di pensare "strano", ma "strano", è ciò che dice la gente quando non sa cosa dire. Ebbene, non credo che ci sia nulla di particolare nel non essere legato alle cose materiali. Infondo ho avuto tanto, quand'ero bambino, e non mi sono mai affezionato a niente. Non dirò che ho avuto un'infanzia difficile o una bella infanzia. Per me era solo il tempo che passava, ma non avevo fretta di crescere. Ed ora lo so che starete inarcando le sopracciglia, scettici, dicendovi "perché dovrei continuare a leggere i deliri di questo qua, che sicuramente dev'essere ricoverato in manicomio?" be', non lo so perché. Non mi trovo affatto pazzo, (non che io abbia qualcosa contro la pazzia) e non sono modesto. Ritengo che la modestia sia solo una forma di auto-compiacimento, e, come avrete capito, non la sopporto.

Non mi piacciono le persone semplici, e non mi pare di essere una di loro, da quanto avrete capito. Le persone semplici non hanno carattere, a mio parere, e si differenziano dalle persone normali in quanto si tengono sempre un più sotto di loro.
Le persone normali, invece, sono poco interessanti, ma non faccio loro una colpa di essere comuni mortali. Tante volte mi son sentito dire di esserlo anch'io, ma io, a differenza di loro, cerco la libertà.

L'unica persona normale che per me è davvero attraente, è Nate.
Non ricordo da quanto abbiamo stretto quel silenzioso patto, ma da allora lui è sempre con me. Ha rinunciato a godersi la vita per me, e davvero, non ho mai capito perché. È una cosa che sono destinato a non comprendere mai, ma non importa. Mi basta che lui capisca me, solo un po'.

Distolgo l'attenzione dalla finestra, sentendo lo sguardo di Nate su di me. Lo fisso a mia volta, la mia espressione non varia affatto, ho imparato a sopprimere qualsiasi emozione inopportuna. Soltanto i miei occhi, ancora terribilmente poco educati, scivolano un attimo in un lampo di affetto, che sparisce così com'è apparso, ma che Nat coglie impercettibilmente.
Credo che scriverò una poesia.


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Note dell'autrice:
salve, mio popolo di lettori! Ed ecco qui il sudato secondo capitolo, ma no, non poi così sudato. Con questa fanfiction sto riscoprendo il vero piacere di scrivere, spero che apprezzerete il cappy! L'ho già detto che sono distrutta? No? Be', mai come oggi ho amato il fatto che sia venerdì! Ora, prima di andare in coma, mi abbandono al relax totale. Al prossimo capitolo!

giovedì 9 ottobre 2014

Chains and Broken Dreams

POV NATE

 Il mondo fuori dalla finestra è l'unica cosa che uno studente annoiato può osservare, e questa storia potrebbe cominciare con la descrizione di una bella mattinata di primavera, in cui uno studente annoiato guarda fuori dalla finestra al posto di ascoltare la lezione, ma non è il nostro caso. Perché Will, i cui occhi neri vagano assenti, scrutando il cielo limpido, non è un semplice studente annoiato.

Will Valentin, studente diciassettenne con occhi color ebano e capelli castani scuri, è un artista. Ma non nel senso che disegna, o dipinge, o compone brani che tutto il mondo vorrà ascoltare. Will è un poeta, ma non centra nulla. Avete mai conosciuto un vero artista? Un vero artista, potreste definirlo un angelo. Alcuni hanno una fantasia senza limiti, altri mettono una passione immensa in tutto ciò che fanno, e poi ci sono quelli con il sorriso sempre sulle labbra. Be', non è che Will faccia proprio parte di una di queste categorie, ma se lo conosceste penso sareste d'accordo con me. Ora non vi starò a spiegare tutto di Will, anche perché è impossibile. Insomma, Will è Will.

Cerco di concentrarmi sulla lezione, non sono uno studente poi così "mediocre", anzi, posso dire che me la cavo, ma il discorso del professore è così soporifero che tra qualche istante mezza classe crollerà addormentata. I miei occhi cercano la grande figura di Will, seduto vicino alla finestra. I suoi occhi, neri come il pelo di un cavallo frisone, sono vacui, eppure concentrati su ogni minimo dettaglio della volta celeste. Capisco che non è qui, non mentalmente. A volte, o dovrei dire quasi sempre, i suoi pensieri sono talmente intricati, profondi ed astratti che non riesco a seguirlo, io, che sono il suo migliore amico, eppure quando si volta verso di me, ha percepito il mio sguardo, mi fissa: una scintilla di affetto gli attraversa i due pozzi neri, è un attimo, ma mi pare quasi di sentire l'eco dei suoi pensieri.

- Ciao, Nate - non lo dice, ma io posso chiaramente immaginare la sua voce bassa e pacata.

Annuisco brevemente, poi distolgo lo sguardo. Forse è ora che cerchi di ascoltare qualcosa, giusto per non vedermi assegnare un brutto voto alla prossima verifica.

Perché insomma, Nate (diminutivo di Nathaniel) Reuss, ovvero me, è un bravo ragazzo con un amico strano.


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Note dell'autrice:
ed ecco qui il primo capitolo! L'avevo pensato in un altro modo, ma l'ho scritto così. Probabilmente scriverò un capitolo col POV (Point Of View) di Nate e uno col POV di Will, ma se non lo farò ci sarà scritto. Ringrazio in anticipo tutti quelli che leggeranno/commenteranno, e in particolare dedico queste due righe ai miei fans adorati, (ahahaha) e due parole alla mia cara amica Denis di EFP, che scrive cose stupende, adora i Green Day come me, e sopporta le mie piccole pazzie su EFP! Grazie a tutti!