venerdì 10 ottobre 2014

Chains and Broken Dreams

POV Will

Il cielo è terso, non c'è nemmeno una nuvola. Gli uccelli, probabilmente corvi, volano scompostamente, emettendo gridi rauchi. La maggior parte delle persone ne è infastidita, ma io li trovo affascinanti. Perché per quanto i loro versi non siano dei piacevoli cinguettii, e il loro volo non sia elegante come quello di un'aquila, loro hanno la libertà, la tanto agognata libertà. Noi li chiamiamo semplicemente "corvi" ma in inglese, lo sapete come si dice corvo? Si dice "Raven", non trovate che sia molto, come dire, bello? È una bella parola, sì.

Detesto usare l'aggettivo "bello", o almeno, oggi ha perso il suo senso. Una ragazza è bella, un cane è bello, l'ultimo modello di smartphone uscito è bello. Io trovo poche cose davvero belle, e non sono queste inutilità materiali ad esserlo.

So che ora penserete che ho un modo di pensare "strano", ma "strano", è ciò che dice la gente quando non sa cosa dire. Ebbene, non credo che ci sia nulla di particolare nel non essere legato alle cose materiali. Infondo ho avuto tanto, quand'ero bambino, e non mi sono mai affezionato a niente. Non dirò che ho avuto un'infanzia difficile o una bella infanzia. Per me era solo il tempo che passava, ma non avevo fretta di crescere. Ed ora lo so che starete inarcando le sopracciglia, scettici, dicendovi "perché dovrei continuare a leggere i deliri di questo qua, che sicuramente dev'essere ricoverato in manicomio?" be', non lo so perché. Non mi trovo affatto pazzo, (non che io abbia qualcosa contro la pazzia) e non sono modesto. Ritengo che la modestia sia solo una forma di auto-compiacimento, e, come avrete capito, non la sopporto.

Non mi piacciono le persone semplici, e non mi pare di essere una di loro, da quanto avrete capito. Le persone semplici non hanno carattere, a mio parere, e si differenziano dalle persone normali in quanto si tengono sempre un più sotto di loro.
Le persone normali, invece, sono poco interessanti, ma non faccio loro una colpa di essere comuni mortali. Tante volte mi son sentito dire di esserlo anch'io, ma io, a differenza di loro, cerco la libertà.

L'unica persona normale che per me è davvero attraente, è Nate.
Non ricordo da quanto abbiamo stretto quel silenzioso patto, ma da allora lui è sempre con me. Ha rinunciato a godersi la vita per me, e davvero, non ho mai capito perché. È una cosa che sono destinato a non comprendere mai, ma non importa. Mi basta che lui capisca me, solo un po'.

Distolgo l'attenzione dalla finestra, sentendo lo sguardo di Nate su di me. Lo fisso a mia volta, la mia espressione non varia affatto, ho imparato a sopprimere qualsiasi emozione inopportuna. Soltanto i miei occhi, ancora terribilmente poco educati, scivolano un attimo in un lampo di affetto, che sparisce così com'è apparso, ma che Nat coglie impercettibilmente.
Credo che scriverò una poesia.


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Note dell'autrice:
salve, mio popolo di lettori! Ed ecco qui il sudato secondo capitolo, ma no, non poi così sudato. Con questa fanfiction sto riscoprendo il vero piacere di scrivere, spero che apprezzerete il cappy! L'ho già detto che sono distrutta? No? Be', mai come oggi ho amato il fatto che sia venerdì! Ora, prima di andare in coma, mi abbandono al relax totale. Al prossimo capitolo!

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