mercoledì 15 ottobre 2014

Chains and Broken Dreams

POV Will

L'amore è la luce e l'odio è il buio. Be', non posso che essere d'accordo.

Anche per principio, ma non ho mai detto "ti odio" a nessuno.

Odiare è sbagliato.

Eppure, quando veniamo feriti da persone che ci stanno a cuore, può succedere di dirlo.

E se pensate che tra me e Nate è sempre stato tutto rose e fiori, vi sbagliate di grosso.

Ora come ora, non abbiamo così bisogno l'uno dell'altro, insomma, ci sappiamo reggere in piedi da soli.

Ma c'è un certo periodo in cui gli affetti e la scuola sono ciò a cui ruota attorno il nostro mondo, e infondo anche per me era così.

A quel tempo, ero un ragazzino undicenne, Nate era l'unico amico che avevo, (e che ho tutt'ora) ed era tutto per me. Non eravamo amici da molto, le nostre catene erano ancora sottili.

Fu il nostro primo vero litigio ad unirci indissolubilmente, a saldare un legame che sarebbe durato anni.

Il motivo per cui stavamo litigando era futile, eppure discutevamo in modo serio, senza però arrivare alle mani e senza far volare parole grosse.

Le volgarità le dicono gli stolti, e io non mi sarei mai abbassato a quel livello.

Ad un certo punto, avevamo entrambi davvero perso le staffe: Nate fumava di rabbia, io stringevo convulsamente i pugni, le labbra serrate.

E me lo ricordo come fosse ieri.

Alzò lo sguardo e mi fissò con astio: - Ti odio - disse, ma non era la cattiveria a parlare, e neppure la sua rabbia.

In quel momento credetti davvero che le nostre catene dei legami si sarebbero spezzate, anche se scoprii solo poi che non accade mai.

E non lo seppe mai, il dolore che mi provocò.

Rimasi a fissarlo impassibile, poi indietreggiai di un passo e infine mi voltai e me ne andai.

Ma dentro di me, volevo solo morire.

Perché lui era il mio migliore e unico amico.
Perché non sopportavo di perderlo così.
Perché gli volevo bene.

Più tardi venne da me, preso dal rimorso: era ormai in lacrime e non la smetteva più di chiedermi scusa, di implorarmi di perdonarlo.

Ma invece di dire "è stata colpa mia" dissi quello che sarebbe diventato il mio motto: "non importa".

E non lo so se fu l'orgoglio a impedirmi di dire la verità o se fu quella parte di me che posso definire menefreghista, ma so quel litigio dimostrò ad entrambi quanto tenevamo l'uno all'altro.

Da quel giorno le nostre catene si ispessirono e crebbero fino ad avvilupparsi attorno a noi, e siamo forti abbastanza da camminare da soli, ma troppo deboli per liberarci delle catene che ci uniscono.

E mi domando se mai lo saremo.


-

Note dell'autrice:
questo pomeriggio è stato davvero stancante, tra shopping folle e compiti vari, poi ho scritto tutta 'sta roba, domani mi tocca "educazione fisica" e poi la sera non posterò, in quanto ho "educazione alimentare". Per venerdì non vi assicuro nulla, ho una gita che dura tutto il giorno. Fine della parte di aggiornamenti, buona serata a tutti! Bisous

Nessun commento:

Posta un commento