venerdì 5 dicembre 2014

Chains and Broken Dreams

POV Will

Rientro all'appartamento di Nate col fiatone, appoggiando distrattamente la giacca sull'appendiabiti e scalciando le scarpe in un angolo, con un gesto stizzito.

"Idiota, idiota, idiota" mi ripeto in continuazione. Sono un vero idiota. Non sono più capace di controllare le mie azioni. Il mio corpo. E quello, prima... era Nate?

Mi gira la testa, è buio e vedo tutto delineato con contorni nebulosi, come quando si sta per piangere. Barcollando, mi trascino fino a quello che penso sia il divano, ma, una volta accasciatomi contro, noto essere il muro.

Non sono abituato a correre così tanto, e il corpo me ne da l'ennesima dimostrazione con delle fitte acute al petto e ai muscoli delle gambe. Gemo penosamente, non c'è nessuno in casa, e lascio che la stanchezza prenda il sopravvento su di me, chiudendo gli occhi e ricevendo un immediato sollievo ai muscoli in fiamme.

Mentre mi riposo contro la superficie fredda del muro, i pensieri corrono a ruota libera, alternandosi con visioni sfocate e ricordi lontani.

Perché mi sto lasciando prendere da tutte queste cose così umane? Perché devo provare questi sentimenti? Sto perdendo me stesso. Non so più chi sono. Cosa sono. Cosa voglio. Io col genere umano non voglio averne a che fare. È sbagliato perdersi in sentimenti futili, che non ci porteranno altro che alla follia.

È sbagliato, dannatamente sbagliato. Ma forse tutti gli esseri umani sono fatti per questo. Per diventare folli, succubi di qualcosa più grande di noi. Nessuno escluso. Neppure io.

Non so che ore sono, ma percepisco la chiave che gira nella toppa. Dev'essere Nate, penso, in un ultimo slancio di lucidità. Purtroppo sono troppo debole e assente per oppormi al languido potere del sonno, che mi coglie con una velocità sorprendente, e, prima che possa provare a resistervi, sono già sprofondato nel buio avvolgente e calmo del sonno.

Possono essere passate due ore come tre minuti, ma mi sveglio solo quando sento una mano fra i capelli accarezzarmeli dolcemente e giocherellare con le ciocche come si fa con un cucciolo dal pelo arruffato.

Socchiudo lentamente gli occhi, mettendo a fuoco il contorno sfocato di Nate.

- N-nate... - biascico con la voce impastata di sonno.

- Shh - mormora lui, portandomi l'indice alle labbra e sorridendo.

Cosa...?

Sento il suo fiato caldo accarezzarmi una guancia, e poi le sue mani stringermi delicatamente i polsi, mentre poggia le sue labbra sulle mie.

Sfinito come sono, non saprei dire se è solo un sogno o la realtà. Ma anche se fosse realtà, non ho la forza di dibattermi.

E nel buio resto immobile, cercando di regolarizzare il respiro, lasciandomi cullare dal profumo così familiare di Nate e dalla dolcezza delle sue labbra.

-

Note dell'autrice:
chiedo venia per il mio imperdonabile ritardo e la mia pigrizia oltremodo vergognosa. Levatevi quegli sguardi omicidi, non credete che mi sia già preparata (la fossa) per questo? Nella follia di questa pre-influenza ho messo questa scena non prevista, (indovinate di che parlo...) spero vi piaccia. Non aggiungo altro, altrimenti so che verreste sotto la porta di casa mia armati... (di cosa, lascio a voi la scelta)! Non cambio mai, eh? Okay okay, vado!!! E mettete giù quei pomodori!! Baci

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