giovedì 11 dicembre 2014

Chains and Broken Dreams

POV Will

Riacquisto un poco di lucidità, ma non abbastanza per dire o fare qualunque cosa. Così, ansimante e illogicamente terrorizzato dal silenzio che ci circonda, rimango immobile ad aspettare che accada qualcosa.

Nate pare cogliere il mio nervosismo e, stretto il mio polso, mi tira su con un unico, fluido movimento. Nel buio, poco presente con la mente, mi lascio trascinare in camera da letto, dove mi lascia cadere senza tante cerimonie sul letto.

Quindi, senza una parola, accende la luce e inizia a spogliarsi, dandomi la schiena. Non c'è bisogno di dialogo per capire che è turbato, nonostante non sia sicuro del motivo. Lo fisso a lungo, imbambolato, per poi distogliere lo sguardo quando si gira a lanciarmi un'occhiata così profonda da farmi rabbrividire.

Mi riscuoto dal mio stato di trance e inizio anch'io a svestirmi, senza preoccuparmi di cercare il mio pigiama. Infine mi infilo sotto le coperte, e dopo poco mi raggiunge anche Nate, scivolando al mio fianco silenzioso come un gatto.

Stiamo l'uno di fianco all'altro, ma Nate non mi è mai parso tanto irraggiungibile come adesso. È lontano, distante da me e da tutto ciò che lo circonda. Abbiamo dormito tante volte insieme, abbracciati come koala, riscaldandoci vicendevolmente, ed ora pariamo due estranei.

Ognuno rimane in compagnia dei propri pensieri per un tempo indefinito, poi finalmente il sonno giunge a prenderci, togliendoci dall'impiccio di ignorarci a vicenda.


Il mattino seguente, senza un apparente motivo, mi sveglio prima che sorga il sole, forse è il destino che vuole regalarmi la magnifica esperienza di ammirare il sole che lentamente sale in cielo.

Non appena mi stufo di stare sotto le coperte, quasi imbarazzato del fatto che non posso fare a meno di fissare Nate, scivolo fuori dal letto e, in punta di piedi, esco sul terrazzo.

Nell'immediato momento in cui le mie membra ancora calde di letto entrano in contatto con l'aria fresca e frizzante del mattino, un potente starnuto coglie il mio naso, che senza tanti riguardi emette più rumore di un branco di elefanti, riversando il viscido contenuto qua e là.

Poi, finalmente, nel buio del mattino non ancora nato, ecco spuntare un chiarore lungo l'orizzonte, accendendo lentamente la volta celeste dei caldi colori del sole.

Ed ecco che, con la stessa graduata intensità con cui il cielo si tinge d'oro, il mio cuore si gonfia e si riempie di calore, mentre inspiro a pieni polmoni quest'aria invernale che sa così tanto di primavera.

Come quando sto sotto la pioggia, mi sento così vivo.

Infine, appaiono i timidi raggi del sole, e luci dell'alba accendono tutto e tutti, sfiorano il mio viso, gli alberi, gli uccellini addormentati, e spazzano via le nubi del mio cuore, facendomi sentire finalmente sereno e in pace col mondo.

Non ho voglia di pensare, ma mi ritrovo comunque a farlo. Non sono un ottimista. Non sono un pessimista. Non prendo con filosofia la vita. Penso che l'amore e tutti i sentimenti in generali ci rendano fragili, e penso che se ti arrendi hai finito. Il tuo turno è passato, la tua chance l'hai avuta. Vivere non è per tutti, ma o ti adegui o affondi.

Ma questa scena, l'alba, che si ripete ogni giorno e ogni giorno con la stessa soffusa magnificenza, non può che illuminarmi sul fatto che oggi è un nuovo giorno. Nuovo giorno, nuova alba, nuovi sentimenti.

Un braccio tremante mi avvolge la vita e un corpo caldo aderisce al mio come un guanto, mentre un fiato, sottile per il freddo improvviso, giunge al mio orecchio.

- Cosa fai in piedi a quest'ora, Will? - chiede Nate con voce assonnata, e si vede che sta lottando contro l'impulso di mandarmi al diavolo e ritornarsene a dormire dalla sua espressione crucciata.

- Guardavo l'alba - rispondo, nascondendo un sorriso di tenerezza per i suoi sbadigli da cucciolo.

- È di sicuro un bello spettacolo - concorda, stando poi zitto e facendo sprofondare entrambi in un silenzio imbarazzato che provoca forte disagio.

Sento il bisogno di riempirlo, ma tutte le parole paiono futili e fuori posto. Non riesco a capire di preciso cosa turba Nate, ma sento il bisogno di rassicurarlo su qualcosa, di fargli capire che io ci sono, che sono qui.

E vi dico, se avete qualcosa da dire, non state zitti. Anche se lo date per scontato, anche se la persona a cui dovete quella cosa la sa già, ditegliela.

Basta scappare, Will. I problemi non si risolvono fuggendo, e l'ho capito solo ora.

Così, prendo un lungo respiro e spengo la razionalità e il buon senso. Voglio essere solo me stesso.

- Vieni qui, Nat. Ti voglio bene - dico, tirandolo a me e stringendolo più forte.


Questa è l'alba di un nuovo giorno.

-

Note dell'autrice:
con quasi una settimana di ritardo, vi posto questo capitolo che, strano ma vero, avevo una voglia matta di scrivere! Vi prego, perdonatemi. Lo so che siete pronti a scendere sul piede di guerra per richiedermi più buona volontà e meno pigrizia, ma... sarà il clima natalizio, sarà il fatto che riesco ad accampare mille scuse mentali per non scrivere, sarà quel che sarà ma sono imperdonabile. Scusate ancora. Baci

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