domenica 21 dicembre 2014

Chains and Broken Dreams

 POV Nate

Nella stanza regna il silenzio, rotto solo dai nostri respiri e dal suono delle nostre bocche che si scontrano.

È tutto così perfetto e dolce e romantico, che pare impossibile sia destinato a finire. Ma tutte le belle cose finiscono, e al "e vissero felici e contenti" credono solo i bambini.

- Vorrei che questo momento non finisse mai - dico piano, esprimendo ad alta voce i miei pensieri. Will alza la testa di scatto, sconcertato, e mi fissa.

Si rabbuia in viso e si scosta da me, alzandosi e dandomi le spalle. Mi sento ferito e al contempo mi chiedo cos'ho detto di sbagliato. Un attimo prima eravamo spensierati e tra di noi correva un sentimento che da troppo ormai desideravo, ma ora un'aura carica di cattivi presagi grava su i nostri animi come un macigno.

Nonostante tutto, tiro fuori un briciolo di coraggio che mi rimane e mi tiro su, appoggiandomi sui gomiti:

- Will... - lo chiamo, cercando di non farlo sembrare un lamento.

Lui emette un verso soffocato e si prende la testa fra le mani.

- Non doveva andare così! Non... doveva... Non doveva andare così. - sussurra con voce frustrata e sofferente.

- Non doveva andare così cosa? - domando timidamente, e lui mi lancia un'occhiata vuota, come se non mi vedesse.

- Non avresti dovuto innamorarti di me - dice con freddezza.

Mi arriva dritto al cuore come una pugnalata, e fa male. Molto male. Per un attimo non sento più nulla, c'è solo il dolore e *il dolore esige di essere sentito. Chiudo e riapro gli occhi, poi prendo un gran respiro.

- Non saresti dovuto venire qui - dico io, sentendo la testa pulsare. Ignoro le fitte e lo spio di sottecchi. Scuote la testa.

- Sei l'ultima persona che mi rimane - ribatte con voce colma di tristezza, ricordandomi la sua solitudine struggente.

- Esci da questa casa - lo imploro, nonostante sappia che me ne pentirò, eccome se me ne pentirò.

- Nathaniel... - sussurra, gli occhi grandi e lucidi, supplicanti.

No. Ti prego, no. Lo sai che mi chiami così... non sarò più capace di lasciarti andare una volta per tutte. Non puoi farmi questo, Will.

- Vattene, Will - ripeto, cercando di avere un tono duro, ma pare una supplica.

Lui mi ignora e mi viene vicino, accucciandosi e abbracciandomi come se non volesse più lasciarmi andare.

- Ti prego, perdonami. Sono un mostro. Non ti merito. Ma sei l'unica persona che mi resta - soffia vicino al mio orecchio, affondando il viso nell'incavo del mio collo.

Sento le sue lacrime sfiorarmi il collo, poi un singulto molto poco silenzioso lo tradisce. Basta un attimo perché le mie spalle vengano scosse da un sussulto, che segue un singhiozzo, e poi entrambi ci ritroviamo a tirar su col naso.

Si scosta nuovamente da me e appoggia la fronte alla mia, tenendo gli occhi chiusi, quindi mi asciuga le lacrime con il pollice.

- Non piangere, ti prego. Non posso sopportare il fatto di esserne io la causa - mormora, riaprendo lentamente gli occhi: sono grandi e lucidi, scintillano come il pelo di un cavallo frisone appena strigliato.

Non riesco a reprimere un singhiozzo, che rotola fuori dalla mia bocca in modo drammatico e sofferente.

Will pare capire la gravità della situazione e mi bacia con estenuante lentezza e passione; i suoi baci hanno il gusto del proibito e nell'insieme sono dolci e struggenti, intrisi di una malinconia che ormai fa parte di lui.

Ci stringiamo nuovamente l'un l'altro, come due naufraghi che sperano di essere salvati, come due persone spaurite e in procinto di annegare che fanno appiglio ad un'ancora.

-

Note dell'autrice:
*Colpa delle stelle
E così sono ritornata, ormai non ci speravate più, eh? Sono un disastro, lo so. Per tutti i miei cari fansetti, un avviso: sto scrivendo una storia a quattro mani con la migliore amica Denis di EFP (lì lei si chiama Portgas D. Denis x ace, credo di averlo scritto giusto) e si intitola "Ti amo, stupida!". Se vi va, fateci un salto. Ora però devo proprio scappare, un saluto a tutti

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