sabato 7 febbraio 2015

Chains and Broken Dreams

Epilogo parte seconda - POV Nate

Cinquant'anni dopo

Era una tiepida sera di fine agosto, il cielo ancora azzurro, appena spruzzato di rosa e arancio, e una brezza serale accarezzava le chiome folte degli alberi. Sul portico, un anziano signore si cullava lentamente sul dondolo, osservando un gruppo di bambini giocare nell'ampio giardino, colmo di rigogliosa erba verde.

- Nonno, nonno! - strillano improvvisamente, precipitandosi su di lui.

- Ehi, piccolini - dico, accarezzando le loro testoline arruffate. Sono sei, quasi tutti coi capelli castani chiari, della medesima tonalità che un tempo avevano i miei e gli occhi castano nocciola. Il più piccolo invece ha i capelli scuri, marrone cioccolato, e due splendidi occhi neri, come onici incastonate nel visino piccolo e tondeggiante.

Lo siedo sulle mie gambe e lo coccolo un po'. Assomiglia così tanto a suo padre... ma soprattutto a una persona a me molto cara.

- Nonno, ci racconti una storia? - chiedono in coro. Annuisco, sorridendo. Sono vecchio e non sono mai stato bravo a raccontare storie, ma ce n'è una che non mi stanco mai di dir loro e lo sanno bene, difatti me la chiedono sempre.

- Che storia? - domando, soffermandomi sui loro volti così adorabili. Fra cinque maschietti, c'è solo una bambina.

- Quella sul tuo miglior amico! - esclamano entusiasti. Annuisco ancora una volta.

- Tutta? Dall'inizio? - chiedo comunque, nonostante sia scontata la risposta.

- Tutta! -

- Il mio migliore amico si chiamava Will - faccio una carezza al piccolo sulle mie gambe e lancio un'occhiata a suo padre, Will, mio figlio maggiore. È la copia sputata del mio amato ragazzo - ma non era solo il mio migliore amico. Era un poeta fantastico e una persona fuori dal comune, oltre che il ragazzo che amavo più di me stesso - dico, mentre loro mi guardano attenti.

- Più della nonna? - domandano, piano.

- Quanto la nonna - rispondo, "e anche un pochino di più" vorrei aggiungere, ma non lo faccio.

Riprendo a raccontare, perdendomi nei ricordi. La nostra amicizia, il nostro bar preferito che è stato sostituito da un negozio di computer, i libri ritrovati ovunque, la certezza irrimediabile di essermi innamorato di lui e il nostro primo bacio, la sciocchezza delle sigarette, la gita in montagna... ogni cosa è impressa nella mia mente col fuoco, tanto bella quanto dolorosa.

Quando finisco di parlare, i bambini mi abbracciano forte.

- Bambini, lasciate riposare il nonno - li sgrida Will, fra tutti l'unico che li sta sorvegliando, dato che i suoi due fratelli sono impegnati a fare altro.

I miei nipoti tornano a giocare in casa ed io mi godo il momento, lasciando che i ricordi fluiscano come onde sul bagnasciuga. Il sole mi regala i suoi ultimi raggi come uno dei più bei giorni passati, quelli che sfioro con mano resa tremante dalla vecchiaia.

Guardo il giardino davanti a me, la vista offuscata. Ci sono due bambini sull'altalena, uno dondola piano, l'altro immobile.

- Come ti chiami? -

- Will -

- Ehi Will, vuoi essere mio amico? -

Scuoto piano la testa, in lontananza sento la voce di mia moglie chiamarmi a tavola. "Non ancora" penso, socchiudendo gli occhi. I bambini ora si stringono la mano, uno spettinato e allegro, l'altro impeccabile e serio.

- Nathaniel...? -

"Non ancora" mi ripeto, lasciando che gli occhi mi si chiudano. Il bambino serio si apre finalmente in un sorriso.

"Non..."

Il sorriso del bambino si tramuta in quello del mio amato. Una luce accecante mi abbaglia, poi vedo Will che mi tende una mano.

- Era ora che afferrassi questa catena! - esclama, sorridendo dolcemente.

- Ti amo anch'io... -

FINE

Note dell'autrice che piange ancora:
e così siamo arrivati alla fine, ma ci credete? Be', io sono commossa, grazie a chi mi ha seguito fin qui, grazie di cuore! Innanzitutto un grazie a Bianca, la mia fantastica migliore amica, senza di lei non ci sarebbe stato quest'amore fra Will e Nate, poi vorrei ringraziare la mia fan numero uno, mia zia, che trova sempre il tempo di farmi qualche complimentuccio e spronarmi ad andare avanti, e i ringraziamenti restanti sono per voi lettori, carissimi/e, senza di voi questa storia non esisterebbe perché è per voi che scrivo! Un immenso arigatou, e ricordate che questo non è un addio, ma solo un arrivederci! Un bacio grande grande

Chains and Broken Dreams

Epilogo parte prima - POV Nate

Il tempo sembra non passare mai, il paesaggio scorre davanti ai miei occhi inosservato, si modifica e richiama la mia attenzione, ma non l'avrà mai. Il bus è completamente deserto, l'aria condizionata è rotta e l'autista mi guarda con compassione, probabilmente si sta chiedendo cosa ci fa qui questo povero diavolo.

Nella mia mente un pensiero, anzi una parola, fissa.

No no no no no no ti prego, no. NO.

L'ho capito benissimo che Will non sta bene, l'ho capito semplicemente dal fatto che mi ha chiamato Nathaniel con quel tono, quello di chi si sta arrendendo.

Non essere paranoico, mi dico.

Il bus si ferma e io scendo, mormorando un misero "grazie". Lentamente, quasi meccanicamente, muovo un passo. L'afa m'investe, non la percepisco. Cerco i capelli rossi di Hope, un ragazzo molto alto con una maglia blu.

Ogni angolo in cui non li trovo è una pugnalata al cuore, un no che si aggiunge alla lista, l'inesorabile morte della mia anima.

"Another turning point, a fork stuck in the road 
Time grabs you by the wrist, directs you where to go 
So make the best of this test, and don't ask why 
It's not a question, but a lesson learned in time"

Ed ecco un vicolo cieco, buio, putrido. I contorni di due persone. L'ennesimo no è un grido nel vuoto. I miei occhi si abituano al buio, inizio a distinguere i dettagli: c'è una pozza di sangue enorme, e c'è Hope rannicchiata sotto Will, piena di graffi e con un taglio di dimensioni spaventose all'altezza dello stomaco. Poi c'è Will, il mio Will, ancora stupendo nonostante l'orrore inflittogli; il bellissimo volto sfregiato dai tagli, dal sangue incrostato, la maglia strappata, una cicatrice gigantesca che da poco ha smesso di sanguinare la quale va dal dorso della mano fino quasi la spalla. Il braccio è steso verso di me, sopra Hope, forse la stava proteggendo.

"Mio Dio, ma chi può fare una cosa simile?" penso, le lacrime che affiorano agli angoli degli occhi.

Gli occhi di Hope sono chiusi, sembra stia dormendo, invece quelli di Will sono spalancati verso il cielo, la bocca stesa in un sorriso dolce.

"Sei felice adesso, amore mio?"

Lo guardo, non mi fa ribrezzo neppure ora che è ricoperto di sangue. Ci sono ancora così tante cose da fare... come dirti che ti amo, baciarti fino a farmi mancare il fiato, non dormire perché vuoi che io sia tuo nel senso che più ti piace, sentire il mio nome scivolare fuori dalle tue labbra con eleganza, stringermi a te quando fa freddo.

- Chissà se l'hai afferrata ora, la libertà - mormoro piano, passando dolcemente i polpastrelli sulle sue palpebre per chiudere i suoi vuoti occhi neri.

- Ma sai - continuo, inginocchiandomi - non posso perdonarti di essertene andato. Avevi detto che se l'avessi fatto io potevo chiederti qualunque cosa, no? Bene, allora io ti chiedo di tornare, e fai in fretta - lo sguardo mi si offusca e lascio che le lacrime trovino la via.

- Vedi cosa mi stai facendo dire? Mi hai reso una femminuccia, tu e i tuoi stupidi occhi neri. Ma ti amo. Non lo sai, quanto ti amo. Mi senti, Will? TI AMO! Quindi, ora che te l'ho detto ancora una volta, alza il tuo stupido sedere perfetto e baciami! Ti amo, maledizione! Per... ché... proprio tu... - i singhiozzi si fanno sempre più forti, più dolorosi. 

"So take the photographs, and still frames in your mind 
Hang it on a shelf in good health and good time 
Tattoos of memories and dead skin on trial 
For what it's worth it was worth all the while" 

Il dolore è straziante, la morte nell'anima, ma non importa. Era il suo motto, "non importa". Mi asciugo il viso e mi alzo lentamente in piedi.

- Ma va tutto bene, non importa. Non importa - dico,  sforzandomi di dipingere in viso un sorriso tirato. Appoggio la mano sulla catena, e tiro delicatamente. Nessuna risposta. Che sia uno strattone o una chiamata gentile, non ci sarà nessuna replica. Ma la catena resta lì, ad unirci indissolubilmente.

"It's something unpredictable, but in the end is right. 
I hope you had the time of your life."

Non sfioro il suo viso un'ultima volta. Non accarezzo le sue labbra con le mie. Non verso altre lacrime per l'amore della mia vita. Non dico alcuna frase piena di significato. L'unica cosa che faccio è lasciare qui il mio cuore, qui dove l'hanno ucciso, e lancio un ultimo sguardo a Will, donandogli tutto l'amore che mi resta.

"It's something unpredictable, but in the end is right. 
I hope you had the time of your life."

Mi volto, dandogli le spalle. È inutile continuare ad aggrapparsi al passato. I morti non ritornano. Prima di lasciare per sempre ciò che era la mia vita, dischiudo appena le labbra.

- Addio, Will -

-

Note dell'autrice che piange:
sì, sto piangendo. Voi no? Non so come fate, davvero, perché anche mentre scrivevo avevo le lacrime agli occhi. È quasi finita, manca solo l'ultima parte, che è un poco meno triste. Pronti?


Chains and Broken Dreams

POV Will

- Cosa volete dalla mia ragazza? - chiedo, cercando di non far tremare la voce.

- Ehi tu, non ti intromettere! - replica uno dei tanti, squadrandomi dal basso in alto. Posso vantarmi di avere un'altezza ragguardevole, ma purtroppo nulla di più, perché io a botte non ci so fare.

- Mi vedo costretto a interrompervi, invece - ringhio, evitando di sembrare sarcastico. Ne vogliamo uscire indenni, quindi meglio non innervosirli troppo.

Hope mi guarda supplicante e terrorizzata, ma non dice nulla. Quelli non commentano, ed io me ne resto dove sono.

- Ci scusiamo per essere venuti qui, ora potreste lasciarci andare? - dico con calma, cercando di negoziare una fuga che includa il nostro corpo - la nostra vita - intatto.

- Avete invaso il nostro territorio ed ora dovrete dimostrare di poterne uscire! - ribatte quello che dovrebbe essere il capo. Mi asciugo la fronte imperlata di sudore.

- Non vi abbiamo fatto nulla! Vi pagheremo, vi daremo la nostra roba, ma lasciateci andare! - implora Hope con voce sottile.

- Tu sta' zitta, bambola! - ordina un viscido tutto muscoli, prendendole il viso tra le mani e guardandola cattivamente.

- Non osare toccarla! - ruggisco, facendomi strada fra di loro a spallate e frapponendomi tra Hope e questi malviventi, forse criminali o spacciatori.

Lei si stringe al mio braccio, nei suoi occhi già leggo la sconfitta. "Ne usciremo VIVI" le mimo con le labbra. Non risponde.

All'improvviso vengo afferrato per il colletto dal capo.

- Ma bene, cosa abbiamo qui, il principe azzurro che viene in soccorso della donzella in pericolo? Dov'è il tuo cavallo bianco? - domanda strafottente, rifilandomi un pugno allo stomaco. Gli sputo addosso, mentre Hope dietro di me sussurra "che Dio ci aiuti".

Conosco fin troppo bene come andrà a finire questa battaglia, eppure è presto per arrendersi. Ricevo colpi su colpi e altrettanti ne restituisco, anche se non con la stessa forza. Ho tagli e graffi ovunque, il sangue sgorga come acqua dalle mie ferite, ma se me ne curassi sarebbe la fine, sempre se non lo è già. Mi correggo, non è la fine. Se la penso così, sarà così.

Hope se ne resta inerte in un angolo, al sicuro da ciò che stanno infliggendo a me. Ma ecco che non appena abbasso la guardia dal viscidone si dirige verso la mia ragazza, riprendendo a molestarla. Lei è disgustata e impaurita, eppure trova il coraggio di mordergli una mano e tirargli un calcio nel punto più doloroso.

- Adesso basta, mi hai stufato - dice 'il capo' estraendo un coltello a farfalla, che qui è illegale. Impallidisco. È la fine.

Più sferzate di quella maledetta cosa riesco a evitare più inizio a sentirmi sfinito. La perdita enorme di sangue mi indebolisce sempre più e il caldo di sicuro non aiuta. Anche Hope è ferita in modo grave, stringe i denti e tira avanti come può.

Ci stringiamo contro il muro, in trappola come topi. Maledizione. Riesco in qualche modo ad afferrare il cellulare e comporre il numero di Nate, l'unico che so a memoria.

- Merda, questo chiama la polizia! - strilla uno, e se la danno a gambe, non prima di sibilare "non finisce qui!".

Ci accasciamo al suolo. Gli occhi sofferenti di Hope incontrano i miei, all'improvviso appare più terrorizzata di prima.

- Will... ho sonno... - mormora. Ho la gola secca e sono troppo stanco per ribattere.

Finalmente Nate risponde.

- Pronto, Will? -

- Nathaniel... - sussurro, cercando di non sprecare il fiato. Sulle labbra ho il sapore ferroso del sangue e ne sono ricoperto.

- Will! Cosa... stai bene? - chiede. È preoccupato, lo sento, ma cerca di rimanere calmo per me. Rispondo dopo un po'.

- Oh... certo. Solo, ti prego, vieni qui in fretta... - mormoro, la testa che si fa pesante e il mondo che inizia a girare. Che bel cielo...

- Arrivo - dice solo, e attacca. Non mi sforzo nemmeno di chiudere la chiamata; appoggio il telefono accanto a me e mi stendo anch'io. Com'è fresco l'asfalto...

Di fianco a me, Hope dorme, o almeno così mi pare. La mia vista s'appanna e un senso di piacevole pace s'impossessa di me.

L'ultima cosa che vedo è il viso del mio amato Nathaniel dirmi "ti amo".

-

Note dell'autrice:
arriverà in tempo Nate? E Will, ce la farà? Si sa, gli ospedali fanno miracoli! Voi? Che ne pensate? Pronti per l'ultimo capitolo?

Chains and Broken Dreams

POV Nate

L'orologio ticchetta in modo snervante, rendendomi sempre più ansioso. Con questa canicola, non c'è alcun bisogno di stare fuori tutto questo tempo, men che meno per cose di poca importanza come le compere. Abbiamo cibo a sufficienza, sopravviveremo.

Più il tempo passa e più divento irrequieto, spero di sentire presto il cellulare squillare o la porta aprirsi. Spero che Will sia con Hope, a casa sua, mi andrebbe anche bene che vengano qui entrambi, ma devo sapere che sta bene.

Troppo caldo fa male, lo dicono sempre.

"Incidente sull'A4, automobilista sbanda per un colpo di calore..." borbotta la televisione, facendomi sobbalzare. La mia attenzione si catapulta immediatamente sulla notizia, poi ricordo che Will ha preso il bus per andare al supermercato.

- Pfiu... - sospiro, tornando a fissare insistentemente il soffitto.

Pling! fa ancora una volta il cellulare, ma non è Will. La mia delusione è palpabile, quando leggo il messaggio.

"Ti va di fare un salto in piscina, un giorno di questi? Dave" sempre il solito, il mio capo. Pare che lo faccia apposta, a infrangere così la mia speranza.

Mentre sto quasi per scrivere io a Will, ecco che il telefono suona, e stavolta è una chiamata.

- Pronto, Will? - dico, il cuore che mi balza in gola. Dall'altro capo del telefono segue una pausa di silenzio.

- Nathaniel... -

-

Note dell'autrice:
aaaahhh, mi si stanno attorcigliando le budella dall'emozione. Ora dovrete implorarmi per gli ultimi tre capitoli, altrimenti riprenderò a scrivere alle 16:30. Muahahah, sì, davvero. Baci

Chains and Broken Dreams

POV Will

Nonostante l'afa insopportabile e l'aria irrespirabile, io e Hope stiamo andando al supermercato più grande che c'è, a circa una mezzora dalla nostra città e vicino a un quartiere malfamato. La sua mano è stranamente asciutta nella mia sudaticcia, eppure non ne è disgustata.

In giro non c'è anima viva a parte noi, e perfino il mio cellulare sembra essere morto dopo il breve scambio di messaggi con Nate. Quel goloso vuole il gelato, che io sicuramente gli porterò perché so che l'adora. E adora me, ma questo è un dettaglio irrilevante.

Ci fermiamo davanti alle porte scorrevoli; Hope si porta i ricci rossi dietro un orecchio, guardandomi con gli splendidi occhi verdi.

- Will, ti dispiace entrare solo tu? Io vorrei andare a riposarmi un po' dove c'è ombra... - dice, accarezzandomi il dorso della mano col pollice.

- Ma certo! - acconsento, dandole un bacio veloce - ci vediamo qui fuori, non t'allontanare troppo. Non ci metterò molto, vuoi che ti porti qualcosa? - annuisce.

- Acqua, grazie - e mi guarda entrare nel negozio, prima di andare a cercare una zona ombreggiata, il che è abbastanza impossibile.

Il supermercato è grande e gode di buona fama nella zona, ma mentre curioso fra gli scaffali, non trovo nulla di particolare che nei nostri negozi non c'è. Alla fine compro giusto qualche cosa cui ho segnato su un biglietto, la bottiglietta d'acqua per Hope e il gelato per Nate. Nate. Un fremito percorre la mia schiena e un improvviso strano presentimento mi sprona ad accelerare il passo.

Esco dal negozio, ma fuori Hope non c'è. La cerco per un po', iniziando a chiamarla a gran voce. Sto seriamente andando in panico, ma mi ripeto di mantenere il sangue freddo. Decido di andare a cercarla anche in un vicolo buio del quartiere malfamato.

- Hope? - dico, incerto. Nel vicolo ci sono un gruppo di uomini dall'aria non troppo rassicurante che stanno tutti addosso a qualcuno che non riesco a vedere.

- Ehi! Cosa sta succedendo qui? - domando con spavalderia, anche se il mio istinto mi dice di intromettermi.

- Will! - pigola Hope, circondata da questi malviventi.

Quelli si voltano di scatto verso di me: sono enormi e sicuramente armati, ma soprattutto sono troppi per me, che sono solo.

- Cosa volete fare alla mia ragazza? -

-

Note dell'autrice:
ohohoho, si mettono male le cose. Cosa succederà? E Nate? Ne usciranno indenni i nostri eroi? Mah, lo scoprirete nel prossimo capitolo! Bacioni

Chains and Broken Dreams

POV Nate

La televisione gracchia qualcosa circa il fatto che un tale caldo non si registrava da cinquant'anni, ma io non l'ascolto. Sono stravaccato pigramente sul divano, il mento nell'incavo della mano e un'espressione annoiata in viso.

Fino a poco fa mi stavo sbaciucchiando con Will (se mi sentisse, inorridirebbe), poi ha fatto un sorriso furbo e dicendo che andava a fare le compere mi ha mollato qui ed è uscito. Will che fa compere è una cosa parecchio ambigua, ma non ci faccio caso.

Il termometro appeso al muro segna trentotto gradi, siamo solo all'inizio di luglio, ma comunque in effetti sto sudando molto, complice anche 'l'attività' cui prima ci siamo dedicati. Prendo il cellulare e mando un messaggio a Will.

"Ehi, mi porti il gelato? Grazie mille. Nate"

Un sorriso mi si dipinge in volto, ricordando l'ultima volta che abbiamo 'mangiato' il gelato, o sarebbe meglio dire che ce lo siamo spalmati vicendevolmente in faccia, soprattutto io a Will: adoro vedere la sua espressione di disappunto trasformarsi in una maschera di malizia prima che si prenda la rivincita.

Dice sempre che - forse perché sono più basso - sono io il bambino, solo perché non vede quant'è infantile. Ma questo è uno dei tanti di lui che amo quanto gli altri.

Ping! il display s'illumina improvvisamente, rivelando l'arrivo di un nuovo messaggio.

"Va bene, figliolo. Will" è la sua divertita risposta, a cui immediatamente replico:

"Quando torni a casa vedi cosa ti faccio. Nate" lo minaccio scherzosamente, per quanto possibile via messaggio.

"Non dovrei dirlo io? Will" scrive, ha l'ultima parola come sempre. Decido di non ribattere e ributto il telefono sul divano.

Non avrei mai pensato che una tale bella giornata avrebbe avuto un risvolto così negativo...

-

Note dell'autrice:
non vi faccio più il conto alla rovescia, oggi Chains and Broken Dreams terminerà. Preparate i fazzoletti! L'ultimo capitolo sarà diviso in due parti, vorrei che tutti i lettori, silenziosi e non, mi dessero un parere. Ai prossimi capitoli mancanti! Baci

venerdì 6 febbraio 2015

Chains and Broken Dreams

Flashback - POV Will

Un anno fa, inverno

- Non è fantastico? - chiede Nate, sfiorando timidamente la mia mano.

- Cosa? - domando io, senza capire. Sotto le nostre scarpe la neve scricchiola piacevolmente, le impronte che restano per poco e vengono già ricoperte dai fitti fiocchi che non smettono di danzare nel cielo.

- Il paesaggio, ovviamente! - replica con un sorriso allegro, sorpassandomi e piroettando a braccia spalancate, con gli occhi chiusi.

Io mi soffermo giusto un attimo a darmi un'occhiata in giro; attorno a noi regna la pace e il silenzio, immersi come siamo nel candore di tutta questa neve, quasi un metro o poco più. È uno spettacolo delizioso, che m'ispira mille e mille versi, stupito come sono da cotanta bellezza.

Raggiungo nuovamente Nate, che smette all'improvviso di girare in tondo come un bambino entusiasta e spalanca di colpo gli occhi, guardandomi fisso.

- La neve... rende tutto così romantico - sospira, riprendendo a camminare al mio fianco. I nostri fiati disegnano volute fantasiose nell'aria, ma non bastano a descrivere quanto freddo faccia. Sto congelando perfino dentro le ossa, il gelo che si insinua nel collo facendomi sussultare.

- Bisognerebbe fare qualcosa per scaldarsi... - mormoro quasi fra me e me; Nate mi lancia un'occhiata furbetta e scompare alla mia vista, mettendomi addosso un'ansia insensata. Cosa avrà in mente quel ragazzo?

Mi giro per chiamarlo e in quel preciso istante vengo colpito in pieno da una palla di neve che mi si sbriciola addosso, lasciandomi totalmente basito.

- Ma cosa...?! - inizio, voltandomi di scatto; il mio dispettoso coinquilino ride sotto i baffi, in mano già un'altra palla non ancora compattata.

- Non volevi scaldarti? - mi grida per sovrastare l'imperversare della nevicata. In un attimo decido di rendergli pan per focaccia e raccolgo un bel mucchietto di candida neve, che prontamente gli tiro dritto sul naso.

Inizia così un'infantilissima battaglia a palle di neve, che vede me e Nate a lanciarci "proiettili" a tradimento. Alla fine, conscio di essere vicino alla sconfitta, sceglie di giocare sporco e m'infila un cumulo di neve giù per la schiena, lasciandosi poi prendere da un fragoroso attacco di ridarella, mentre io cerco di non strillare come una femminuccia e sbraito contro di lui minacce terribili.

Ci ritroviamo poco dopo a un palmo di naso: non appena lo guardo negli occhi, con calma, smette di ridere e si fa serio, ricambiando lo sguardo. Deglutisce, le guance rosse forse per il freddo o per il gioco. Ho la gola secca e le labbra asciutte, eppure tutto ciò che voglio fare ora è baciarlo qui, sotto la neve che vortica elegantemente attorno a noi e il silenzio che regna incontrastato.

Ed è quello che faccio, cercando le sue labbra in un bacio incredibilmente dolce e freddo, cui sa di neve e ghiaccio. Sembrano esser passati secoli quando ci stacchiamo, lui ansima piano, le guance ancora più rosse di prima. Vorrei stupidamente credere che sia solo per aver corso o perché fa freddo, ma so benissimo che è così, teneramente imbarazzato, ed il mio bacio l'ha lasciato senza fiato.

- Will... - sussurra, procurandomi un brivido lungo la spina dorsale, cui si propaga lungo tutto il corpo.

Non replico nulla e gli prendo una mano. È così calda, potrebbe sciogliere tutta la neve, e forse, dico forse, anche il mio cuore.

-

Note dell'autrice:
-6! Oggi, rimanendo al sicuro sotto al portico, mentre nel piazzale era in corso una pericolosa battaglia a palle di neve, ho pensato "perché no?" (e come al solito, vedete come si rivelano i miei "perché no?"!) dunque ecco qui questo flashback. L'avrei anche messo nel tempo attuale della storia, ma lì è estate... un bacio a tutti, presto aggiornerò Profumo di libri e la nuova ff di Junjou Romantica che sto traducendo 'Ritorno a casa'!

mercoledì 4 febbraio 2015

Chains and Broken Dreams

POV Nate

Click! è il rumore che produce la chiave girando nella serratura, segno che Will sta rientrando. Ed è a questo pensiero che il mio cuore fa una capriola all'indietro, mentre io cerco di fingermi indifferente e vado ad aspettarlo alla porta.

Appena entra vengo travolto da un uragano di passione, ritrovandomi con le labbra fameliche di Will incollate alle mie. Vorrei giusto scostarmi per tirare il fiato, ma non me lo permette, stringendomi forte a sé.

- Mpf...! W-will, non... respiro - ansimo, riuscendo finalmente a staccarmi da lui. In viso ha un'espressione stravolta - o sconvolta? - e i suoi occhi sono due pozzi colmi di rimorso, tristezza, dispiacere.

- Cosa...? - inizio a chiedere. Scuote la testa, una risata amara riecheggia per la stanza.

- La mia vita. È un disastro. Non avrei mai dovuto incontrarti, né permetterti di diventare tanto importante per me da portarmi alla follia. Chi ama è folle - dice, lo sguardo che si fa sfuggente. Vorrei gridargli che non c'è nulla di male nell'essere folli, che non al cuore non si comanda, ma tutto quello che faccio è abbassare il capo:

- Lo so - mormoro semplicemente, torturandomi il labbro inferiore con i denti - ma ormai è troppo tardi - continuo, sollevando la testa di colpo, quasi in segno di sfida. A chi la voglio dare a bere? Sono stanco di combattere questa guerra infinita, voglio solo gettare le armi e arrendermi, inseguire la vittoria non mi porterà effettivamente a conseguirla.

- Non è mai troppo tardi - ribatte, negli occhi gli balena una scintilla combattiva.

Colpisco il muro con un pugno.

- Non è mai troppo tardi? Allora lo vedi, l'abisso? Per quanto vuoi restartene in bilico sul baratro a fissare ciò che ti spaventa? Dovrai buttarti prima o poi, Will, perché è solo facendolo che potrai dire se effettivamente è così terribile o no. Che sarà mai uno sbaglio? Tutti sbagliano, tutti fanno errori. C'è chi ne fa di piccoli, chi di madornali, ma insomma, per quanto ancora vuoi restartene lì, al sicuro da ciò che pensi di non poter affrontare? - sbotto con una schiettezza che non pensavo di possedere. Lui mi fissa meravigliato, a bocca aperta. D'improvviso mi rendo conto di ciò cui ho appena detto e arrossisco di botto, sprofondando nell'imbarazzo più totale.

- Nathaniel... - mormora, ancora con quell'espressione stupida. Allunga una mano per sfiorarmi una guancia, ma mi sottraggo al suo tocco voltando la testa.

- Scusa, non so cosa mi è preso... - farfuglio a bassa voce, facendo per andarmene e rifugiarmi da qualche parte dove potermi insultare adeguatamente per la mia mancanza di autocontrollo.

Lui ride, abbracciandomi forte e stampandomi un bacio delicato fra i capelli.

- Hai ragione. Ho sempre avuto paura dell'abisso perché... be'... l'ignoto spaventa. Non ho coraggio sufficiente per buttarmi, dunque ti chiedo... lo farai con me? Mi darai la forza per non voltare il capo davanti alle difficoltà? - è così serio e dolce, e il mio cuore perde l'ennesimo battito davanti ai suoi occhi neri che mi scrutano l'anima e al suo sorriso leggero, troppo poco presente su quel viso che tanto amo.

- Per te qualsiasi cosa - rispondo con orgoglio, la vittoria che si prospetta imminente, a un passo da noi. Allungo una mano e le nostre dita si intrecciano, mentre il fragile fiore dell'amore fiorisce come ciliegi in primavera, avviluppato dolcemente tra le catene.

"Perché nell'abisso io ho visto la vita brillare, e se c'è vita c'è speranza"

-

Note dell'autrice:
-7! Ah, sono letteralmente stravolta, forse perché ho il raffreddore e in questi giorni sono andata a dormire tardi... magari dopo aggiorno l'altra fanfiction, magari. Ora faccio pausa, un bacio

domenica 1 febbraio 2015

Chains and Broken Dreams

POV Will

Oggi è una delle giornate più bella della stagione: il cielo è azzurro, limpido, appena spruzzato di nuvole candide; la temperatura è perfetta, né troppo caldo né troppo freddo. Straordinariamente, il mio umore riflette il tempo.

- Will, dove andiamo adesso? - mi chiede Hope, il sole che le illumina gli stupendi occhi verdi. Stringo la sua mano e sorrido.

- Che ne dici di andare a farci delle foto e magari dopo anche al luna park? - propongo. Lei, entusiasta, annuisce, fa qualche saltello e piroetta, come una bambina. Rido, lasciandomi trascinare nella prima cabina per le foto che troviamo.

È così stretta, la cabina, che deve sedersi sulle mie gambe per starci anche lei. Sembriamo un poco ridicoli mentre facciamo le foto, esibendoci in smorfie e facce buffe; immancabilmente l'ultimo scatto ci ritrae nel momento in cui ci baciamo.

Guardiamo orgogliosi i risultati, commentando le più divertenti. Sento salire un nodo alla gola mentre contemplo l'ultima foto: sembra così... reale. Scuoto la testa al pensiero e riprendo a chiacchierare allegramente con Hope.

Al luna park iniziamo a discutere da quale attrazione iniziare; Hope vorrebbe andare sulla ruota panoramica, mentre io, come in una sorta di banalissimo cliché, vorrei provare le montagne russe. Alla fine la convinco a venire con me, promettendole di tenerle la mano per tutta la durata dell'attrazione. Così faccio, mentre lei grida terrorizzata e io rido, ma sempre con gli occhi incatenati ai suoi.

Dopo un giro sulla ruota panoramica, passato soprattutto a baciarci appassionatamente più che a contemplare il panorama sottostante, lei decide di andare a prendere qualcosa da bere. Io la guardo dirigersi verso il bar del luna park e scomparirvi all'interno, poi sospiro. Mentre la aspetto, osservo la mia mano, divaricando le lunghe dita affusolate e piegandole come a stringere quella di qualcun'altro. Ancora mi pare di sentire Nate aggrapparsi alla mia mano, disperatamente, quasi a implorarmi di non andare via.

Ma Nate non è qui, puntualizza ironicamente una vocina.

Basta quel pensiero a farmi crollare, e nel momento in cui vedo Hope venire verso di me con un enorme bicchierone di plastica, prendo la mia decisione.

- Will... - inizia, poi nota la mia espressione costernata - che succede? Qualcosa non va? - prendo un respiro profondo ed annuisco.

"Che cosa stai facendo, Will?" chiede un'altra vocina, irritante e fastidiosa.

- G-già, devo tornare a casa - farfuglio, cercando di sembrare dispiaciuto. Lei annuisce, comprensiva. Non attendo nemmeno che mi saluti o aggiunga altro, semplicemente mi avvio verso casa.

Sono un idiota.

-

Note dell'autrice:
-8! Cosa vi aspettavate, che il bell'appuntamento finisse alla perfezione e vissero felici e contenti? Allora non mi conoscete molto bene, ahah. Anche se questo tira e molla non è da parecchio da me, lo ammetto. Be'... qualunque cosa volessi dire ora l'ho persa, dunque ascoltate tanto Sebalter e baci ;P

sabato 31 gennaio 2015

Chains and Broken Dreams

POV Nate

Un brusio indistinto, futili chiacchiere, giunge al mio orecchio; non do attenzione ai miei colleghi cui discutono allegramente fra loro, ignorandomi. È meglio così, anzi.

- Ehi Nathaniel, cosa c'è? Sei depresso? Ti ha mollato la ragazza? - chiede qualcuno, senza aspettare la mia risposta, e giù a sghignazzare. "Molto peggio" vorrei dire, invece mi limito a digrignare i denti, poi guardo l'orologio: il mio turno è finito e posso finalmente sfuggire a quest'inutile supplizio.

Mi alzo di scatto dalla sedia, mentre tutti mi guardano stupiti. Sto uscendo, quando qualcuno mi sfiora una spalla:

- Oh, non te la sarai presa? Stavamo scherzando! - esclama colui cui ora mi sta fermando. Non rispondo, furente, e mi limito a scrollar via la sua mano dalla spalla. So di essere stato scortese e so anche che tutti gli sguardi allibiti degli altri sono puntati su di me, ma non posso farci nulla.

Sono stufo di non poter fare ciò che voglio.

Entro nell'appartamento: tutto tace, tant'è che penso che Will sia già uscito. Sto sospirando di delusione, quando ecco che lo trovo in camera nostra. Ha un'espressione fintamente gioiosa e al contempo assorta stampata in viso, mentre contempla un mucchio di magliette tutte uguali gettate alla rinfusa sul pavimento.

- Oh, Nate! Sei tornato presto, oggi! - dice, sorridendo ulteriormente. Come appare finto...

- A quanto pare... - borbotto, cercando di concentrarmi sui vestiti riversi a terra e non sui suoi occhi neri.

- Be', stavo uscendo, dunque... - in imbarazzo, evita anche lui il mio sguardo.

Non gli chiedo dove va, è inutile. Mi limito ad annuire, rimanendo a testa bassa. Will pare accorgersi del mio stato d'animo così distrutto, perché difatti abbandona per un attimo le magliette e mi si avvicina:

- Dai, non è come se me ne stessi andando per sempre! - esclama, ancora con questa rivoltante forzata allegria. Mi carezza una guancia e io mugolo svogliatamente.

Non se ne sta andando per sempre, lo so anch'io, ma se ne sta andando, è questo il punto.

- Torna presto... - mormoro, sentendo le lacrime affiorare agli angoli degli occhi. Perché deve fare così dannatamente male?

- Certo, dolcezza - replica dolcemente, non smettendo di mostrarmi quello stupido sorriso più finto di una Barbie. E da quando mi chiama dolcezza?!

Mi da un breve bacio sulle labbra, allungando appena la mano in un saluto altrettanto breve. Qualcosa dentro di me strilla come un animale ferito a morte, ed inconsciamente mi aggrappo a quelle lunghe dita che mai potrò davvero lasciar andare.

Will si volta a guardarmi, stupito, ma non ha il tempo di dire una sola parola perché lo bacio intensamente, le lacrime che pizzicano gli angoli delle nostre bocche. Mi aggrappo a lui come l'ancora di salvezza qual è, non voglio lasciarlo andare.

- Torna presto davvero, idiota -  dico con voce rotta, mollando di colpo la presa sulla sua maglietta. Annuisce, senza più avere quell'espressione allegra.

Quando esce, nella stanza resta solo il silenzio assordante rotto unicamente dai miei singhiozzi e dal suono che fanno le mie ginocchia cozzando contro il pavimento.

È così vuoto e incolore, qui, senza Will. Allungo la mano, spero che l'afferri lui, ma è inutile. È uscito. Per quanto mi aggrappi alla catena, la mia resta solo l'ombra di qualcuno che sta lentamente diventando nessuno, perdendomi nei meandri più oscuri di me stesso mentre i demoni dell'anima mi portano sempre più giù, fino ad annegare nell'immensità dello sconosciuto, dove nessuno mi può sentire, nessuno, nemmeno Will, mi può salvare.

-

Note dell'autrice:
-9! KYAAAAAAA, solo io sono elettrizzata perché mancano così pochi capitoli? La canzone di oggi era appunto 'Shadows', sempre di Sebalter. Non ci posso fare niente, stanno diventando un'ossessione quelle canzoni. Oggi avevo voglia di un po' di tristezza, come dovrebbe essere. Piaciuto il capitolo? Baci

venerdì 30 gennaio 2015

Chains and Broken Dreams

POV Will

Il cielo notturno ci fa da sfondo, di un blu cobalto privo di nuvole, in cui le stelle brillano come piccoli brillantini d'oro. Io e Nate passeggiamo mano nella mano per questo sentiero alpino sgombro di alberi, lasciandoci accarezzare i capelli dalla brezza lieve.

Chiacchieriamo amabilmente, ignorando il peso sul cuore che ognuno porta con sé come un immenso fardello. Da domani tutto cambierà, me lo sento, però proprio perché lo so voglio rendere questa giornata indimenticabile.

Mentre camminiamo Nate non nota un ramo piuttosto grosso che sporge dal terreno e ci inciampa, ruzzolando per terra in modo piuttosto comico, scatenando la mia ilarità ma non la sua.

La mia risata fragorosa risuona ovunque, spaventando gli uccelli che qua vicino già stanno dormendo. Nate alza il viso sputacchiando terriccio, la faccia sporca di marrone; si ripulisce il volto con il dorso della mano e mi fissa fintamente torvo:

- Hai osato ridere della mia caduta... te ne farò pentire! - minaccia, rialzandosi di scatto e avvicinandomisi in pochi passi.

Ma io, sempre ridendo, sto già scappando. Chi ci guarda in questo momento penserà che non siamo molto a posto di mente, o forse che siamo dei bambinoni troppo cresciuti. Dal canto mio, non ci vedo nulla di male a giocare ad acchiapparella con Nate, come se avessimo ancora undici anni. È anche il mio migliore amico, oltre ad essere il ragazzo che amo.

Immancabilmente mi acciuffa, solo che non sa che sono io a permetterglielo. Ansima, il sorriso cui gl'illumina il viso raggiante e le stelle riflesse negli occhi castani, che sotto la luce lunare hanno una particolare sfumatura argentea.

Smette di sorridere quando il mio sguardo si fa più profondo, percepisce che lo sto scrutando come mai nessuno farà, eppure non dice nulla. Arrossisce lievemente e attende, pare quasi di sentire il battito forsennato del suo cuore, o forse è il mio.

- Nathaniel... - lo chiamo, piano, un sussurro flebile come il vento d'estate.

È un attimo: la mia mano scivola sul suo collo, le sue si aggrappano al mio petto, le nostre labbra si sfiorano con dolcezza, mai paghe di salutare le gemelle.

Torniamo al laghetto in silenzio, le mani strette forti l'una fra l'altra, a dimostrare che la catena ci tiene saldamente legati. Ci sdraiamo sul prato, l'erba ci solletica le orecchie, ma è un dettaglio insignificante per il momento che stiamo condividendo.

Mentre gli mostro le stelle, illustrandogli i nomi di quelle che conosco, vorrei fermare l'orologio, imprimere questo momento per sempre nelle nostre menti, per non poterlo dimenticare mai più.

- Sembra passato così tanto tempo... - inizia, incerto. Si ferma un attimo, prende un breve respiro tremulo e continua - ... da quando eravamo stesi su un altro prato e io ti chiedevo cosa volessi fare dopo la scuola. E ora guarda, dove siamo arrivati! Mi sento così fortunato... chi non lo sarebbe, avendo tutto ciò che si può desiderare? - i suoi occhi brillano, e stavolta non sono le stelle a farli luccicare.

Non voglio infrangere ulteriormente i suoi sogni; resto in silenzio, voltando il capo verso di lui per assaporare le sue labbra. Nel cielo, una stella cometa attraversa la volta celeste, concedendomi un ultimo desiderio che forse, lassù, qualcuno udirà.

"Per favore, chiunque tu sia, se mi stai ascoltando... non farlo soffrire troppo"

-
Note dell'autrice:
-10! Fuh, nonostante l'influenza sto scrivendo, quindi non temete, non vi libererete tanto presto di me. Per chi ancora non lo sapesse, questi ultimi capitoli non sono assolutamente "pianificati", cioè li scrivo a seconda di ciò che mi ispira; oggi era il brano 'Songs of Serenity' del nuovo album di Sebalter, cui contiene una frase che dice "guarda le stelle" e da qui il tema del cielo stellato. Un b-... no, sono malata. ;-) (Un abbraccione a tutti!)

mercoledì 28 gennaio 2015

Chains and Broken Dreams

POV Nate

Attorno a noi è tutto un cinguettare di uccelli, il vento alpino soffia fra le chiome del verde lussureggiante cui ci circonda, e lo zampillare rilassante d'un placido fiumiciattolo che sfocia in un laghetto sulla cui sponda siamo seduti comodamente io e Will.

Perché siamo qui? Avevo già pensato di godermi il tempo che passiamo insieme nel miglior modo possibile, dato che ho il cattivo presagio cui presto non potremo più farlo, ma stamattina Will sembrava piuttosto di buonumore, così quando mi ha proposto questa breve gita di una giornata non ho resistito e ho accettato.

Sediamo l'uno accanto all'altro, la sua mano grande e incredibilmente calda poggiata sulla mia. Il silenzio che ci avvolge è un silenzio rilassato, forse perché anche noi siamo rilassati e questo posto ci fa sentire in pace col mondo, o almeno io mi sento così.

Ma le cose belle non sono destinate a resistere nel tempo, sembrano durare poi lentamente si sfaldano, fino a distruggersi all'improvviso, e fa male, anche se lo sanno tutti che va a finire in questo modo.

Puntualmente il silenzio fra di noi si fa teso, finché Will non si decide a romperlo:

- Mi sento così vivo, qui - dice, girando il capo verso di me e sorridendo. È un sorriso palesemente falso, eppure colgo nei suoi occhi una sfumatura di onestà, in netto contrasto col fatto che per lui è semplicemente impossibile essere davvero felice. Stira le lunghe gambe verso il laghetto, continuando a guardarmi.

Sto per replicare "anch'io", poi ci ripenso e chiudo la bocca con un sonoro sbattere di denti.

- Non c'è bisogno di mostrarmi le meraviglie della natura, Will... - mormoro, concentrandomi sull'espressione del suo sguardo, così espressivo e mutevole, come il tempo. Sta per dire qualcosa, ma lo interrompo.

- Perché davanti a me ho l'unica meraviglia del mondo che mai vorrei contemplare - concludo, beandomi dell'imbarazzo che tinge di rosso le sue guance, gli occhi scuri cui si fanno appena più grandi, colmi di piacevole sorpresa.

Ma è solo un attimo, perché con dolcezza si china su di me e mi coinvolge in un bacio altrettanto dolce, colmo di passione, che mi lascia senza fiato.

Se me lo chiedessero, giurerei di aver appena sfiorato il paradiso con un dito.

- Non ho bisogno delle parole per giurarti amore eterno - sussurro sulle sue labbra, che finalmente si schiudono in un sorriso vero. Mi abbraccia delicatamente, come si farebbe con un oggetto fragile, un tesoro prezioso.

- Non desidero nulla, non voglio nulla, ma se mi domandassero di esprimere una richiesta chiederei che tu sorrida per sempre - replica con voce rotta al mio orecchio, poi torna a baciarmi.

Il mio cuore accelera il battito, infine si adegua a quello di Will. È una scarica di pura felicità quella che pervade ora il mio corpo, mentre una voce lontana, nella mia mente, mi lancia un monito: tutte le cose belle finiscono. Il nostro amore è troppo grande anche per noi, ormai, presto ci sfuggirà di mano, come il mare che impetuoso ti sbatte a riva con un'onda più forte delle altre, un'onda improvvisa. E quando lo farà, sarà già troppo tardi.

-

Note dell'autrice:
-11! Buona sera carissime/i, vi piace il cappy? Sì? Okay, lo so, sto sprofondando immensamente nel fluff, ma, be', non mi importa più di quel tanto. Insomma, alea iacta est (il dado è tratto)! Cercherò di postare tutti i capitoli mancanti regolarmente, ma può darsi che impegni vari lo impediscano, dunque di sicuro durante le vacanze finirò. Un abbraccio

lunedì 26 gennaio 2015

Chains and Broken Dreams

POV Will

È una giornata assolata, anche troppo calda per la stagione in cui ci troviamo; il cielo è terso e non v'è nemmeno una nuvola, come in questo momento fra me e Nate. A voler precisare, un piccolo problema ci sarebbe, ma non me ne curo.

Al momento, la mia priorità è il ragazzo a cui sono appoggiato, il naso sprofondato nei suoi capelli chiari e un braccio abbandonato mollemente sulla sua coscia, dove non lo disturbo.

Il suddetto ragazzo difatti sta lavorando alacremente da non so quanto tempo, con io che gli ciondolo addosso pigramente. Se fosse per me sarei già uscito a fare una passeggiata per svegliarmi un po' e raccogliere nuove idee per scrivere qualche verso, ma ho deciso recentemente di dedicare qualche attenzione in più a questo paranoico e geloso cucciolo.

La fastidiosa voce della coscienza mi rimbrotta al termine sopra citato, ricordandomi che non siamo una coppietta gay di un manga per ragazzine sbavanti, bensì dovremmo essere un serio poeta fidanzato e il suo padrone di casa, nonché migliore amico da tempo immemore.

Ed ecco giungere il problema sotto forma di cellulare vibrante, cui mi accingo a sbloccare e a guardarne scocciato il display. Ventisette messaggi non letti da parte di Hope.

"Non ti sembra di esagerare un poco, Hope?"

Apro il primo della lista.

"Will, ehm, so che forse sei ancora un po'... imbarazzato per ciò che è successo ieri, ma, ecco, richiamami quando hai voglia di parlare. Hope"

Sbuffo piano, cercando di non farmi udire da Nate, e ne apro un altro.

"Will, tutto bene? È okay se hai da fare o altro, solo volevo sapere se stai bene. Hope"

E un'altra ventina di messaggi tutti uguali, ognuno seguito da un sospiro o uno sbuffo sempre più sonoro.

Uno degli ultimi, varia un po':

"Sono qui quando vorrai parlare, okay? Ah, e ti amo. Hope"

Non appena leggo l'ultima parte, un sorriso si allarga sul mio volto.

"Be', al momento sono qualcuno che amo di più... mi chiedo se sarò mai capace di affermare lo stesso a te, Hope, con la tua medesima sicurezza e sincerità" penso continuando a sorridere.

- Si può sapere che c'è? - sbotta improvvisamente Nate, torcendo il collo per guardarmi in viso, scoccandomi un'occhiata di traverso.

- Niente, assolutamente niente - mento spudoratamente, e il cellulare vibra di nuovo.

Nate lo guarda con sospetto mentre io sbircio rapidamente il nuovo messaggio. Ancora Hope.

- Il tuo "niente" fatto di sbuffi, sospiri e quello strano sorriso non mi convince per niente, quindi signor Will Valentin mi spieghi qual è il problema... - ribatte caparbio, giusto prima di percepire un'ulteriore vibrazione da parte dell'apparecchio telefonico.

Mordendomi il labbro, lo spengo. Ora è Nate la persona su cui mi devo concentrare.

- Allora? - mi incalza, guardandomi con un sopracciglio inarcato. Qualcosa nella sua espressione lievemente divertita mi manda una strana sensazione.

- Non dovevi lavorare? - chiedo, facendo finta di non averlo sentito.

- Non si risponde a una domanda con un'altra domanda; ora mi spieghi perché sei così strano? - domanda, nello sguardo un fondo sempre più di malizia.

- Zitto e lavora - lo rimbrotto, al che lui scuote la testa.

- Ma neanche per sogno! - sbotta, un sorriso sempre più evidente e malcelato inizia ad apparire sul suo volto.

- Mi dici cosa devo fare per farti stare zitto?! - esclamo, fintamente esasperato.

- Un modo ci sarebbe... ma non puoi saperlo finché non lo trovi - dice, sfacciato, poi di colpo si volta e torna a scribacchiare.

Sbuffo, sorpreso dalla sua impertinenza che così poco gli si addice, ma che lo rende ancor più adorabile ai miei occhi.

Volano matite e carta, il mio cellulare; nella stanza risuona un grido soffocato poi risate, mentre gli faccio il solletico e lui cerca di sfuggirmi, gridando "No ti prego Will, il solletico no!!!" ma è tutto inutile e infine ci ritroviamo a baciarci con passione ardente, gli occhi che brillano di felicità e amore, le orecchie che si riempiono di parole sussurrate col cuore, le quali il vento porterà dove più gradirà e forse un giorno torneranno a noi, per ricordarci che l'amore è l'amore, non ha tempo né età, colore né sesso, è un sentimento irrazionale cui non puoi rifilare un'etichetta, perché infinitamente grande rispetto a noi, infinitamente stupendo come questo ragazzo che ora si stringe a me mormorando il mio nome, incatenandomi sempre più al suo cuore.

-

Note dell'autrice:
-12! Okay, stasera avevo voglia di dolcezza, dato che domani sono impossibilitata a postare perché ho una mezzora - o più- supplementare di teatro. Spero sarete felici di sapere che ho già in mente una super fanfiction da scrivere dopo le innumerevoli altre che ho in mente, con dei personaggi speciali e anche uno molto amato di CABD. A presto, un bacione

sabato 24 gennaio 2015

Chains and Broken Dreams

POV Nate

Mi rigiro nel letto, finendo sulla schiena, scoperta, che viene d'improvviso esposta al freddo, lì dove la coperta non arriva, facendomi cogliere da un milione di brividi.

Dopo un litigio o una discussione, da un po' di tempo, finisce sempre così, non che mi dispiaccia, ovviamente; a voi lascio i dettagli.

Mi porto una mano al collo, tastando l'evidente segno violaceo cui domani dovrò preoccuparmi di nascondere, mentre il colpevole di tale segno mi fissa da sotto le ciglia, gli occhi socchiusi.

Una nuova cascata di brividi scuote la mia epidermide chiara; deglutisco a vuoto, ho la gola arida come un deserto, e guardo Will a mia volta. All'improvviso inizia a recitare qualcosa senza voce, forse una poesia, i miei occhi seguono rapiti il movimento delle sue labbra.

Si ferma e sospira impercettibilmente, poi torna a posare lo sguardo su di me.

- Che c'è? - chiede a bassa voce, un'ombra di sorriso gli rischiara il viso.

- Niente - rispondo frettolosamente, arrossendo di botto e sprofondando il capo sotto il braccio, per poi restare in attesa, ascoltando il silenzio, ma Will non aggiunge altro. Allora chiudo lentamente gli occhi, fingendo di addormentarmi.

Odo il letto scricchiolare sotto il suo peso, il suo gomito sfiora il mio, infine lo sento appoggiare le sue labbra fra i miei capelli, e sono certo che stia sorridendo. Ed è con questo ultimo gesto che mi addormento davvero, scivolando in un sonno tranquillo e privo di sogni.

-

Note dell'autrice:
-13! Oggi sono stata in giro parecchio, altrimenti avrei postato prima! Ora ho proprio da fare, ma ci tenevo a lasciarvi questo cappy. Devo finire un concorso di disegno, quindi vado. Un bacio

venerdì 23 gennaio 2015

Chains and Broken Dreams

POV Will

È quasi l'imbrunire, in quel momento poco dopo il tramonto ma prima che diventi buio. Nella strada che porta al nostro appartamento mi precede Nate, che con mani tremanti cerca svariate volte di infilare le chiavi nella toppa, poi entra nell'appartamento e sbatte violentemente la porta, che io blocco con la punta del piede e sbatto a mia volta dopo essere entrato anch'io.

Nel salotto ci fronteggiamo per attimi interminabili, in silenzio, e l'aria è carica di sentimenti negativi.

- Nate, lasciami spiegare... - inizio debolmente, certo che è tutto inutile. I suoi occhi lampeggiano di rabbia e dolore, come il bip prima di un'esplosione.

- Non c'è nulla da spiegare. Non pensavo che avresti fatto quella promessa... a lei. A lei! Non chiedevo tanto m-ma pensavo... pensavo che anche se non la puoi mantenere l'avresti fatta a me. Ma a quanto pare, pensavo male. Non c'è nulla da spiegare - conclude asciutto. Nello sguardo leggo solo un'amara indifferenza mista a dolore sordo.

Nel mio cuore c'è dispiacere, tutto mi dice di mollare, di lasciar perdere. Ma voglio salvare il salvabile, devo impedire a tutti i costi che si formi una frattura irreparabile nel nostro rapporto, perché finché c'è vita c'è speranza, in qualsiasi cosa.

Mi avvicino quasi inconsciamente a Nate, una mano scivola sul suo viso a lasciargli una carezza lieve come il bacio di una farfalla, mentre l'altra si posa sul suo avambraccio.

Lo fisso negli occhioni castani che si son fatti grandi e lucidi, ancora leggermente velati di lacrime. Il suo sguardo trema impercettibilmente sotto il mio, le pupille scure hanno spasmi incontrollabili come se stessero per auto-distruggersi.

Nate scosta di lato la testa per sfuggire al mio minuzioso sguardo, perennemente affamato di lui, bramoso del suo meraviglioso essere. Riporto il suo viso al mio livello con la sola forza dell'indice, premendo con delicatezza il polpastrello sotto il suo mento.

- Nathaniel... - sussurro dolcemente, nel tono una minima nota di supplica. Si morde le labbra sottili, quelle che tanto mi fanno impazzire, ma non dice nulla. Stavolta non si oppone nemmeno quando lo bacio, rimanendo inerme per qualche tempo, prima di rispondere debolmente, come se non avesse più le forze per farlo.

Quando mi scosto le sue guance sono giusto un poco imporporate di rosso, abbassa il capo per sottrarmi la sua espressione e i suoi occhi.

- Perché mi fai questo? - domanda in un soffio, flebile come il vento che agita le fronde degli alberi.

- Chi ti ha dato il diritto di distruggermi così?! - grida, addolorato. Sa anche lui che è stato lui stesso a permettersi di diventare succube di questo spiacevole sentimento chiamato "amore", la più terribile arma a doppio taglio, la malattia che miete più anime, che una volta provata questa droga non smettono mai di cercarla.

- Non voglio che finisca così... - mormoro semplicemente, e il suo viso si addolcisce, o meglio, si rilassa appena e torna a sprofondare in un'apatica indifferenza.

- Forse invece è meglio se finisce qui - ribatte pacatamente, come se la cosa non lo sfiorasse minimamente. Non riesco a capire se lo pensa davvero o sta solo cercando di concludere ogni cosa senza fare una strage, ciò che purtroppo sta accadendo.

- Ti stai arrendendo? - chiedo, e lui ammutolisce all'improvviso, girando la testa dall'altra parte, come a negare.

- Non mi sto... arrendendo. Ma non ce la faccio più! Se non vuoi che finisca così, allora dammi un motivo per tirare avanti! - sbotta con rabbia, spostando giusto un attimo lo sguardo fiammeggiante sul mio viso.

Un motivo. Be', come lui ha lottato per me, ora io dovrei farlo per lui allo stesso modo, con la stessa intensità, anche se il mio "lottare" non si sta mostrando degno di tutto ciò che lui ha fatto per me, eppure sono sicuro che questo, insieme a tutti i motivi che mi vengono in mente, non sia sufficiente.

- Non ce l'ho un motivo da darti, Nate - dico piano, saggiando le parole come se avessero d'un tratto un valore inestimabile, e sul suo volto si dipinge un'espressione d'amara delusione - eppure so che voglio sentire ancora il calore del tuo corpo contro il mio, voglio ancora ascoltare il battito calmo del tuo cuore cui è racchiuso nel petto ma che tu mi hai donato, voglio ancora vedere un sorriso follemente innamorato stirarti quelle labbra sottili, voglio baciarle ancora e ancora, ma soprattutto voglio ancora affogare nei tuoi occhi sapendo che sono la mia rovina e la mia unica salvezza da tutto e tutti, perfino da me stesso. Lo so che non è abbastanza come motivo, ma è ciò che voglio - concludo con un breve sospiro e alzo gli occhi, incontrando i suoi che, febbrili e un poco arrossati, mi guardano con un'espressione indecifrabile.

Appoggia le mani sul mio petto e per un attimo penso che voglia spingermi via, farla davvero finita, invece stringe la mia maglietta fra le dita sottili e poggia il capo sul mio petto.

- Non farlo mai più - mormora duramente, poche parole in cui è racchiuso un forte ammonimento.

- E ora baciami, stupido poeta -

-

Note dell'autrice:
-14! Ma ci pensate? Quattordici capitoli! La durata di una fanfiction breve! Devo scappare, se avete qualcosa da dirmi potete farlo tramite messaggio o recensione. Ci si vede al prossimo capitolo, bacioni

giovedì 22 gennaio 2015

Chains and Broken Dreams

POV Nate

Il tempo scorre così in fretta... sembra giusto ieri, avevamo undici anni ed eravamo dei ragazzini ingenui, ora abbiamo entrambi ventitré anni ma poco cambia, ci illudiamo nel profondo che alla fine andrà tutto bene. Tutto cosa?

Ed è con questa domanda che mi frullava nella mente che mi son messo a pedinare Will, colto da un cattivo presagio. Ormai lui e Hope stanno insieme da due anni, e quando esce lo fa per andare da lei, solitamente si incontrano al bar in cui si sono conosciuti.

Oggi è una bella giornata di primavera inoltrata, calda, già mi fa sperare nello scottante calore estivo. La brezza leggera tipica di questa città soffia come ogni giorno, scompigliandomi i capelli castani già di per sé arruffati.

Spio inosservato Will e Hope, ammettendo con rammarico che perlomeno sono una bella coppia; sembrano proprio innamorati, ridono e gli occhi scintillano cercando i gemelli.

All'improvviso lui si sporge sul tavolo con un gran sorriso, le dice qualcosa e lei arrossisce, incassando il volto tra le spalle.

Seguo con lo sguardo i movimenti di Will, fruga nelle tasche per un attimo poi appoggia qualcosa sul tavolo.

Un brivido freddo mi corre lungo la schiena quando realizzo che forse è meglio se me ne vado, che io non credo di voler davvero vedere cos'ha messo sul colorato tavolino del bar.

Ma mi impongo di restare fino alla fine e li osservo con curiosità rinnovata; Hope spalanca i bei occhi verdi, portandosi una mano alla bocca rossa come un bocciolo di rosa. Oh no.

Will sorride, ancora, poi apre quella che ho capito essere una scatolina. Qualcosa di indistinto brilla rapidamente, ed io non cerco nemmeno di aguzzare la vista perché ho già capito che è un... anello.

Il petto mi si stringe dolorosamente, mentre il cuore si sgretola come frantumato da una mano gigantesca. Mi sento così male.

Adesso sono io a portarmi una mano alla bocca, abbassando lo sguardo colmo di lacrime, cercando di soffocare i singhiozzi che scaturiscono inevitabilmente.

- Merda - impreco, sentendo le prime lacrime salate bagnarmi le gote. Un cameriere che si aggira fra i tavoli mi lancia un'occhiata di traverso, fa per avvicinarsi ma cambia idea e lascia perdere.

In quel momento Will alza lo sguardo, incontrando la mia espressione distrutta. Pare di sentire il rumore di vetri che si infrangono, così come si sta infrangendo l'idilliaco attimo. Mi guarda allibito, negli occhi scuri leggo terrore poi sconforto, infine una muta supplica.

Ma prima che possa dire qualcosa, prima che Hope si accorga di me, ho già lasciato qualche spicciolo per pagare il conto e me la son data a gambe in tutta fretta, raccattando alla bel' e meglio la mia borsa ma soprattutto il mio cuore dilaniato.

-

Note dell'autrice:
-15! TADÀ! Ve lo aspettavate? No? Be', a dir il vero nella mia testa non finiva esattamente così il cappy, cioè, lì Will non vedeva Nate. Ma, sadicamente, ho deciso di cambiare all'ultimo minuto, giusto per rendere interessanti le cose. Bacioni

mercoledì 21 gennaio 2015

Chains and Broken Dreams

POV Will

Mi è capitato raramente di trovarmi in uno stato di assoluta pace, dell'anima e della mente, uno stato che si avvicina così tanto alla mia libertà... perché sì, sono qui, incatenato da degli insulsi sentimenti al ragazzo che amo, eppure mi sento libero.

Ma le cose cambiano in fretta e, come un animale braccato che fiuta il pericolo nell'aria, io fiuto un cambiamento decisivo per questa pericolosa partita di gioco d'azzardo, perché altro non può essere.

Non smetto di accarezzare i capelli di Nate, non so fin quando potrò continuare a farlo; mentre guardo il sonno accoglierlo tra le sue braccia, penso che davvero, ne varrebbe la pena.

"Ma tu sei un codardo, e al posto di lottare fuggi, sempre. Vigliacco" mi rimprovera aspramente la coscienza, rammentandomi le mie ultime 'imprese'.

Sposto una ciocca castana dalla sua fronte, assumendo un'espressione mesta. Se solo...

Scuoto la testa e con un ultimo sospiro riprendo a guardare il soffitto, certo che sarà una lunga notte.

"Forse sarò un vigliacco e un codardo, ma per quanto io fugga e poi ritorni da te perché senza il mio cuore non posso andare da nessuna parte, non potrò mai e poi mai negare cui so di aver sbagliato, solo che ormai il dado è tratto."

-

Note dell'autrice:
-16! Sono di fretta perché ieri ho dormito poco quindi non mi dilungherò spropositatamente: il prossimo capitolo sarà un po' brusco, ci sarà un salto temporale che potrebbe causare confusione e sarà abbastanza ricco in quanto a contenuti. Tutto qui, ora vado. Buonanotte a tutti i notturni, un kiss

Chains and Broken Dreams

POV Nate

Nella stanza si respira un'aria rilassata, siamo immersi nel silenzio più totale e in una tranquillità che entrambi, nel profondo, ci chiediamo quanto durerà stavolta.

Il petto di Will si alza e si abbassa ritmicamente sotto il mio capo, mentre con le lunghe dita mi accarezza i capelli, delicato come i petali dei ciliegi in primavera.

Restiamo ognuno in compagnia dei propri pensieri, eppure siamo comunque connessi, più che consci della presenza dell'altro. Il suo respiro calmo mi giunge di tanto in tanto sul viso, facendomi stirare le labbra in un sorriso dolce.

La pace regna anche nei nostri cuori, insieme a un senso di soave raggiungimento di qualcosa a lungo agognato. Ma so fin troppo bene che non finirà così, d'altronde solo nelle fiabe vi è uno smielato lieto fine...

- Nate? - mi chiama dopo un po' Will, ed io alzo appena il capo al suo tono lievemente assopito.

- Non dormi? - chiede, cercando di sopprimere uno sbadiglio con una strana smorfia.

- Non ancora... - rispondo piano, ma perdendo comunque il filo del discorso che stavo facendo nella mia mente. Alla fine desisto nel cercare di inseguirlo e fisso per un breve istante il soffitto chiaro.

- Will... mi leggi una delle tue poesie? - domando all'improvviso, sempre con voce bassa e tranquilla, in cui nascondo il mio essere piuttosto guardingo ad ogni minimo cenno di cambiamento dell'umore del mio moro compagno.

Lui sbuffa un poco, si contorce appena allungandosi sul comodino e afferra il suo beneamato quaderno, iniziando a sfogliarlo con delicatezza. Trova la pagina che cercava e inizia a declamare i versi malinconici e dolci di una poesia che mai mi ha mostrato, in tono sommesso, un mormorio lieve come la penna che graffia la carta mentre incide parole su parole, parole che potrebbero restare in un cuore per l'eternità.

Mi addormento con l'ultimo verso pronunciato da Will che mi rimbomba nelle orecchie, in sottofondo solo il battito del suo cuore.

"E mai esisterà per te addio, amore mio"

-

Note dell'autrice:
-17! Sono a pezzi, ma devo assolutamente scrivere anche l'altro capitolo! Vi spiego dopo perché, baci!

lunedì 19 gennaio 2015

Chains and Broken Dreams

POV Will

Le parole di Nate si perdono nella stanza, che un tempo mi è sembrata tanto piccola quanto ora tanto immensa. Sono ancora bagnato di pioggia, eppure un caldo piacevole si diffonde lungo tutto il mio corpo, donandosi anche a quello di Nate poggiato contro il mio.

Restare.

Mi sta chiedendo di restare. Be', caro Shakespeare, questo non è il dilemma "essere o non essere", bensì "volere o potere". E se ho sempre pensato a cosa non posso fare, per una volta, una ancora, desidero fare quello che voglio.

- Lo sai, Nate... non posso - mormoro, costringendomi a completare la frase e a non mordermi la lingua. Mi aspetto di vedere i suoi sogni crollare e infrangersi una volta per tutte, invece mi guarda dritto negli occhi un po' mesto ma forte, come se se lo stesse aspettando.

E sono la convinzione e la speranza di chi non si arrende mai contenute in quegli occhi che da sempre seguono il mio cammino a farmi crollare, a convincermi che sto facendo la cosa giusta.

- Non posso, ma voglio restare - continuo con calma. "Perché ti amo" vorrei aggiungere, ma dirlo ancora sarebbe come ammettere che lui è più importante di chiunque, del mio obiettivo, del mio orgoglio, di cos'è giusto in questa società sbagliata.

Nate continua a stare in silenzio, stringendo la mia mano che mai ha lasciato andare, la prova che la nostra catena è sempre lì, che ancora ci lega e che sempre mi riporterà da lui, qualunque cosa accada.

- Sono un po' stanco, e credo che lo sia anche tu. Andiamo a dormire? - domando dopo qualche attimo di insopportabile silenzio, abbozzando un sorriso tirato.

- Va bene - acconsente, seguendomi lungo le scale senza mai spezzare il contatto fra le nostre mani, che leggere si cercano e si trovano senza perdersi, come un gioco infantile fra due bambini spensierati.

Mentre ci cambiamo non smettiamo di lanciarci brevi occhiate, in totale silenzio, perché non abbiamo bisogno di parlare per capirci. Mi accomodo sul letto che profuma di noi, sa di me e di Nate e di casa e di amore, e poco dopo mi raggiunge anche lui, avvicinandomisi leggero come una pantera.

Sposta lo sguardo da me al mio petto, come a chiedermi il permesso, poi vi si acciambella come un gatto con un lieve sospiro.

Gli accarezzo i chiari capelli castani, notando che anche adesso, a quasi ventitré anni, sono ancora perennemente arruffati come quando era un ragazzino. Ciò mi strappa un sorriso; alla fine ho capito che, forse, una fra le tante battaglie è stata vinta, ma la guerra non è ancora conclusa.

-

Note dell'autrice:
-18! Sto già pensando alle prossime storie che scriverò... spero che continuerete a seguirmi in questa faticosa ma soddisfacente avventura con questa pazzerella che sono io! Ora vi lascio, mi raccomando lasciatemi un commentino che mi aiuta a migliorarmi (un grazie speciale a Paola Granger che recensisce sempre). Baci

domenica 18 gennaio 2015

Chains and Broken Dreams

POV Nate

La giornata sta lentamente volgendo al termine: fuori ha cessato di piovere e una bruma scura cala sulla città come un mantello notturno. Non so dove sia Will e non me ne preoccupo troppo, perché sono appena tornato dal lavoro e sono esausto; ma un filo d'angoscia permane sempre e mentre m'abbraccio le ginocchia non posso fare a meno di dedicargli un pensiero rapido.

Come richiamato dal mio pensiero, eccolo entrare nell'appartamento, ancora fradicio dell'acquazzone passato e un poco stravolto. Balzo in piedi da dove sono seduto, ma non faccio in tempo a dire una sola parola perché mi abbraccia così forte da farmi, per un attimo, mancare il respiro.

Sono ancora un po' sorpreso, però alla fine cingo delicatamente la sua schiena bagnata con le braccia.

- Will...? - lo chiamo incerto, ricevendo in risposta solo il silenzio.

Alla fine si scosta leggermente da me e mi scruta in profondità con i suoi occhi scuri e penetranti, perennemente velati di malinconia. Imbarazzato, deglutisco rumorosamente ma non distolgo lo sguardo, come incatenato al luccichio delle rotonde perle incastonate sotto le lunghe ciglia.

- Nate io... sto perdendo me stesso. Non so più chi sono. Cosa devo fare. No, no, cosa voglio fare - sottolinea "voglio" con amara ferocia - ma una cosa la so, e non te la devi dimenticare mai - continua, cercando il mio sguardo che d'improvviso si fa attento ad ogni minimo dettaglio sul suo viso perfetto.

Mi ritrovo a trattenere il respiro, in dolorosa attesa.

- Ti amo - dice senza alcun cenno di rimorso, poi abbassa lo sguardo, e capisco che la guerra dentro di lui è ben lungi dall'essersi conclusa.

Non dico nulla e lo bacio come se questo fosse un addio, un bacio triste e dolce, che porta con sé sentimenti tanto forti da distruggerci, tanto sbagliati da rendere una gioia un peso sul cuore.

Alza il capo, mi fissa brevemente.

- È un saluto, questo? - chiede, con malinconia sconfinata in quegli occhi profondi come pozzi di cui mi sono innamorato.

- Questo, è per lasciarti andare. Per salutarti - rispondo, e gli do un altro bacio.

- Questo, invece, è per dirti che ti amo - stavolta congiungo le nostre labbra senza fretta, con passione, lasciandogli una carezza sulla guancia prima di allontanarmi un poco.

- E infine, questo è per chiederti di restare - sussurro lanciandogli un'occhiata triste. Intreccio le mani alle sue, sono calde e umide di pioggia, e per un attimo c'è solo il rumore dei nostri cuori che battono all'unisono.

-

Note dell'autrice:
-19! Wah, sono solo io ad essere eccitata perché, gente, siamo quasi alla frutta? Che ne pensate? Ora ho un'urgenza urgente da sbrigare, baciiiii


sabato 17 gennaio 2015

Chains and Broken Dreams

POV Will

Il cielo è colmo di nubi scure come i miei occhi, e minacciano pioggia. Il vento scuote leggero le chiome degli alberi, ma non spazza le nuvole, bensì ne porta altre con sé.

Mentre osservo il cielo il mio umore è uguale ad esso: un acquazzone pronto ad abbattersi su chi mi sta vicino. Il cuore è in tumulto, non sa decidersi; poco prima che si scateni la furia dell'acqua, prendo il cellulare e chiamo Hope. Mi sento ingiusto, egoista e anche un indeciso doppiogiochista, ma continuo questo pericoloso gioco di "giustizia" verso l'amore perché sono un codardo e un vigliacco, che ha paura di scoprirsi stupidamente fragile davanti ai giudizi della gente.

La voce di lei mi giunge distante e poi allegra, totalmente diversa da quella pacata e familiare di Nathaniel.

- Will, ciao! - dice, e in sottofondo qualcuno le grida qualcosa di incomprensibile.

- Ciao... hai da fare, oggi? Adesso? - domando, a disagio. La mente annuisce, mi incita ad andare avanti, mentre il cuore si oppone con tutte le forze e mi grida che sto facendo un errore madornale, puntualmente da me ignorato.

- Hm... dipende - replica dopo un attimo di pausa. Si odono delle risate sguaiate.

- Perché? Di che hai bisogno? - chiede gentilmente, come se fossi un amico di vecchia data e non il suo quasi-ragazzo.

- Volevo solo vederti... - mormoro in un soffio, sentendo una morsa dolorosa stringermi il cuore.

- Oh... ecco... - tentenna un poco, forse imbarazzata, poi la sento prendere un gran respiro.

- Se non puoi, non fa niente - aggiungo piano, anche se dentro di me sto gridando perché qualcuno raccolga il mio cuore come si fa con un cucciolo abbandonato.

- No, io... al solito posto? Will? - improvvisa velocemente. In risposta mormoro solo un breve "sì".

Fuori la pioggia inizia a martellare rabbiosamente sui vetri ma non me ne curo, uscendo in fretta di casa e mi dirigo correndo al solito posto, il bar in cui ci siamo conosciuti. Arrivo e sono completamente fradicio, d'altronde non possiedo nemmeno l'ombrello: i vestiti mi si sono appiccicati addosso come una seconda pelle, mentre i capelli pendono penosamente sulla fronte e sul collo.

Hope arriva nel medesimo momento, anche lei senza ombrello, ma cammina senza fretta, gli occhi verdi nascosti dalla massa selvaggia di ricci rossi, bella come un angelo e mia come nessuno l'avrà mai.

Scaccio ogni ulteriore incertezza e, raggiuntala, la bacio come se ne andasse della mia stessa vita, anche se è così dannatamente diverso dai baci dolci e appassionati cui dimostrano tutto l'amore di questo mondo che ci scambiamo io e Nate.

Mi scosto piano, senza fiato, e lei mi guarda. Ansima appena, la bocca, rossa come i suoi capelli, socchiusa.

Vorrei tremare da capo a piedi perché so che dopo ciò che sto per dire cadrò nel punto di non ritorno, quella linea invisibile che segnerà il fatto di aver commesso un errore imperdonabile, ma devo farlo.

- Ti amo - dico senza alcuna esitazione, beandomi dell'espressione stupita che appare sul suo viso, ma è solo un attimo perché qualcosa si incrini nel mio cuore ferito a morte, quel cuore che non mi è mai davvero appartenuto perché donato a qualcuno che di altro non ha bisogno.

- Anche io ti amo, Will... dal primo momento che ti ho visto - replica lei con dolcezza, ed io abbasso lo sguardo per non mostrarle che sto piangendo.

Restiamo un poco in silenzio, in sottofondo solo il rumore della pioggia, finché Hope non mi chiama, incerta.

- S-scusa - farfuglio velocemente, poi il dolore nel mio petto di fa insostenibile e scappo ancora, come tutte le volte, anche se so che tornerò e ascolterò la mente e starò male perché non è ciò che voglio ma è ciò che mi sono imposto di fare, e lentamente continuerò a cadere fino a toccare il fondo, cercando di non trascinare chi mi sta a cuore con me.

-

Note dell'autrice:
- 20! Non mi soddisfa del tutto il capitolo... sto sprofondando un po' troppo nel romantico, non vi pare? Oltretutto ho dovuto rifare alcuni calcoli per ottenere il numero di capitoli giusti con il POV che mi serve... ma nulla di importante per voi, tranquilli. Ditemi se qualcosa vi piace o non vi piace, se volete cambiare qualcosa o se la storia è un po' troppo fuori genere, mi aiutate tanto a migliorare! Grazie, e un bacio

venerdì 16 gennaio 2015

Chains and Broken Dreams

POV Nate

Rientro dal lavoro e sono distrutto, oltre che soffocato da uno struggente desiderio di vedere Will, di affogare nei suoi occhi fino a sentirmi mancare il fiato, di percepire il suo respiro caldo sulle labbra.

Sbatto la porta senza alcun riguardo, scalcio le scarpe in un angolo, disordinatamente, e intanto rifletto e pondero, perché tanto lui non sarà qui, è impossibile e improbabile.

Il mio volto è stirato in una smorfia stanca mentre le mie membra desiderano solo crollare - in fretta - su qualcosa che non sia il pavimento, ma il bisogno, estremo bisogno di vedere Will subito, mi permette di non collassare nel primo posto che capita.

Giunto nella stanza adibita a salotto, noto in un angolo la sua figura alta e slanciata appoggiata al muro, lo sguardo lontano, troppo lontano, e intriso di malinconia. Mi strofino gli occhi, non riesco a crederci, eppure lui è davvero qui.

- Will... - sussurro, e lui volta lentamente il capo verso di me, trafiggendomi con l'immensità dei sentimenti contenuti nei suoi occhi neri come la notte, e sbattendomi in faccia tutto ciò che nessuno di noi due ha il coraggio di dire ad alta voce.

Mi raggiunge in un secondo o forse meno, ho perso la cognizione del tempo, e nell'attimo in cui mi stringe a sé come se fosse l'ultima volta cui lo fa mi aggrappo a lui come si fa con un'ancora di salvataggio, per non cadere, visto l'evidente tremito delle mie ginocchia.

- Promettimi una cosa - soffia roco al mio orecchio, così disperato e grave da farmi tremare.

- Ti prometterei anche il mondo, Will - rispondo, strizzando forte la sua maglia fra le dita affusolate.

- Promettimi che anche senza di me andrai avanti, comunque andrà - mormora in un soffio, e lo sento sussultare nelle mie mani, scosso da brividi.

Non capisco cosa voglia dire, e mi fa paura, ma annuisco mentre lo stringo più forte. Non lo so nemmeno io perché ti prometto qualcosa che di sicuro non saprò mantenere, qualunque cosa tu intenda. Come faccio senza di te? Come posso vivere senza il mio cuore, visto che te lo sei preso?

- Sei il grande amore che non potrò vivere, lo sai? - continua. Riesco a sentire il dolore che prova costringendosi a dire ciò, ad allontanarmi per non farmi soffrire immensamente.

Stavolta non faccio alcun cenno e mi limito a soffocare i singhiozzi nell'incavo del suo collo, mentre le lacrime rigano silenziose il mio viso e le mie mani stringono i suoi capelli sempre morbidi e intrisi del profumo di casa, di amore.

Perché mi sembra che questa sia la fine? È un addio, questo? Ti stai portando via il mio cuore lasciando me così, fragile e inutile, un'anima illusa e delusa cui non può che attenderti per l'eternità?

Alla fine, rimarrai per sempre il mio sogno infranto, infranto come il cuore che non ho più, ma non mi lascerai mai davvero, me l'hai insegnato tu: ci sarà sempre una catena a unirci, e se vorrò sentirti vicino mi basterà tirarla delicatamente e tu sarai lì, come a te basterà chiamare il mio nome e io seguirò la tua voce portata dal vento, ed essa mi condurrà da te, dove la tua anima indomita, libera, ti porterà.

-

Note dell'autrice:
-21! Sono tornata, dopo quasi una settimana, ma non ho sforato troppo. Se ci pensate, questo cappy starebbe bene anche come ultimo capitolo... ma io voglio farvi soffrire di più. Muahahah. Domani aggiornerò, al solito. Spero siate felici di sapere che ora sto molto meglio ed è tutto okay. Baci

lunedì 12 gennaio 2015

Chains and Broken Dreams

POV Will

Gli uccellini cinguettano spensierati sugli alberi mossi dal vento primaverile, che porta con sé un sussurro da pochi udibile e alcuni petali rosa, come quelli dei ciliegi giapponesi. Il sole batte lieve sulle nostre pelli ancora bianche, mentre nell'aria si espande un profumo dolciastro e floreale.

L'insieme è molto romantico e la mano di Hope è calda nella mia, ma il mio cuore rifugge da tutto ciò e la mente insegue le immagini di qualcuno che al momento non è qui.

Mentre camminiamo per il parco, rifletto; la libertà a cui aspiro non prevede anche quella del cuore, il quale si ritrova incatenato ed eternamente diviso a metà, sospeso fra il cadere nell'oblio dell'amore "giusto" e di quello "sbagliato". Ad ogni tentennamento su cosa dovrei fare, chi dovrei scegliere, stringo la mano di Hope.

Ella mi guarda di sottecchi, le gote spruzzate di lentiggini arrossate. Fingo di non percepire il suo sguardo timido ed innamorato su di me, anche se qualche volta le lancio giusto un'occhiatina che le fa immediatamente distogliere lo sguardo.

- Be'... e con il tuo coinquilino come va? - mi chiede dopo un po', cercando di rompere il silenzio carico di imbarazzo e disagio che grava su di noi.

Sussulto, e mi passo la mano libera su una coscia.

- B-bene... - rispondo evitando i suoi occhi verdi. Non bastava che lui fosse perennemente nei miei pensieri, ora deve pure tirarlo in ballo lei.

Sospiro brevemente e cerco di rilassarmi, ottenendo solo uno scioglimento dei muscoli tesi ma non placando né il cuore né la mente, che in tumulto paiono voler scatenare l'ennesima guerra per decidere chi l'avrà vinta.

- Tutto okay, Will? - mi guarda ansiosamente e io in risposta scrollo il capo, inspirando profondamente.

- No, scusa. Pensavo che chiamarti mi avrebbe chiarito le idee ma... - non concludo la frase e mi passo una mano fra i capelli.

Solo ora mi accorgo che ci siamo fermati: tutt'attorno a noi ci sono coppie anziane o persone a spasso col cane, e questo mi fa sentire del tutto inadeguato, fuori posto.

- Ma...? - continua lei interrogativamente.

La mia guerra interna si conclude senza feriti gravi, vincitore ne è il cuore che trionfa con superbia sulla mente.

- Ma niente, okay?! Ho sbagliato, scusa! Ci sentiamo dopo - dico stizzito, esternando malamente la frustrazione a lungo repressa. Mollo la sua mano con uno strattone e me ne vado prima di fare altre figuracce colossali in mezzo al parco, con un mucchio di vecchietti che mi fissano esterrefatti per essere esploso così, alzando la voce.

Mentre cerco il modo più veloce per tornare a casa, vorrei solo che lui fosse qui. Per poterlo abbracciare, stringere fra le mie braccia, guardare la lucida espressione dei suoi occhioni castani che quasi con velata malinconia mi dichiarano il loro amore eterno e fragile.

Ma se un cuore tant'è fragile in un attimo si spezza, lungo è il tempo cui gli serve per curare l'ennesimo dolore che altro non gli viene provocato.

-

Note dell'autrice:
-22! Se non si fosse capito, io adoro scrivere il POV Will! Perché, non so, Will è il personaggio più complesso e più ricco di sfaccettature, un "cattivo eroe" cui mai viene abbandonato dalla malinconia che ormai fa parte di lui, perennemente presente nel fondo dei suoi occhi. E voi, piccole shippers di WillxNate, state gioendo? Ora debbo andare, un bacio grande grande

sabato 10 gennaio 2015

Chains and Broken Dreams

POV Nate

Il tempo passa, scorre, e non ritorna. Ma mentre lavoro, per quanto mi sforzi e concentri, sembra dilatarsi all'infinito. La mia mente è qui, pronta ad eseguire ciò che mi viene richiesto, ma il mio cuore è lontano, prigioniero di chi senza tanti complimenti l'ha rapito e fatto suo senza che me n'accorgessi.

Chissà cosa sta facendo ora... chissà se è con lei, o se è in casa e si sta annoiando? Oppure sta scrivendo sul suo quaderno, non lo molla un attimo.

Proprio nel momento in cui sono distratto vengo colto in flagrante dal capo, che però mi lancia solo una breve occhiata di traverso nemmeno troppo penetrante. Dave è un tipo bonario, ma diciamo che a volte è un po' impiccione, secondo me.

Lavoro per parecchio di gran lena, dopodiché mi concedo un'ulteriore pausa per fantasticare un po'. Non sono pigro, è solo che oggi proprio non riesco a concentrarmi. Mentre sono perso in pensieri poco consoni rispetto al luogo dove sono, sento un fiato caldo vicino al mio orecchio e mi volto di scatto, cercando di non saltare sulla sedia dallo spavento.

- Sei innamorato, Reuss? - mi chiede Dave, senza un'ombra di malizia o scherno. Semplicemente sorride, affabile, come suo solito. Annaspo e boccheggio, gesticolando furiosamente e farfugliando "sì, cioè no, ecco... forse, non lo so", finendo poi per arrossire violentemente.

- Ho capito. Auguri per voi e... vedi di non fantasticare troppo, che i sogni si infrangono in un attimo - dice, questa volta sorridendo in modo quasi dolce e oserei dire... malinconico?

Borbotto un "grazie", imbarazzato, e riprendo a lavorare senza più interrompermi.

Che avrà voluto dire? Forse qualche suo sogno d'amore si è infranto a suo parere in un attimo?

-

Note dell'autrice:
-23! Meno ventitré cosa, direte voi. Mancano 23 capitoli alla fine! Siete felici? No? Be', su, accontentatevi. Vi dico che l'ultimo capitolo sarà diviso in 3 parti, ma non completamente sicuro. Presto credo che posterò un corto che sto scrivendo per un concorso a tema fantasy, mi piacerebbe sentire qualche parere quando lo farò. Intanto aspettate e sperate per "Ti amo, stupida!", dato che il capitolo 2 non dipende da me. Baci

Chains and Broken Dreams

POV Will

Il tenero buongiorno che ho preteso riposa ancora sulle mie labbra, le membra un poco assonnate cercano di resistere al richiamo potente del sonno; la camera si illumina e si colora delle tinte dorate del mattino, spronandomi ad alzarmi.

Ora più che mai ho bisogno di sentire "buongiorno, dolcezza" sussurrato direttamente al mio orecchio, delle braccia confortevoli cingermi il petto in un abbraccio gentile.

Mi sento un totale idiota, perché mi sto rammollendo ed è proprio ciò che non desidero assolutamente, ma ormai è inevitabile e credo di star sempre più sprofondando nell'abisso di follia chiamato amore.

Sono indeciso sul da farsi, tutti questi sentimenti mi stanno cambiando e rendendo fragile; alla fine compongo il numero di Hope e le propongo una breve passeggiata mattutina...

-

Note dell'autrice:
sono insoddisfatta di questo e del capitolo prima, mi sembrano scritti malissimo e mi sa che sono giunta ad un punto morto, o forse sono ricaduta nell'ennesimo blocco dello scrittore che mi prende ogni due per tre. Aiuto!!

sabato 3 gennaio 2015

Chains and Broken Dreams

POV Nate

Un altro anno è passato e parecchie cose sono cambiate, altre invece no. È cambiata la mia relazione con Will, e la sua con Hope. Ora stanno uscendo insieme. In cuor mio, lo sapevo già che sarebbe andata così. Lui dice che lo fa per conoscerla, ma sinceramente a me non interessa.

A molti non starà bene dover dividere una persona con un'altra, eppure a me, finché continua a starmi accanto, va bene così.

Ciò che non è cambiato, è il vivere nell'ormai nostro appartamento: dormiamo ancora abbarbicati l'uno all'altro come koala, io mi alzo presto il mattino per andare al lavoro, Will è invece nullafacente ma mi aspetta sempre... la routine è una cosa che nemmeno quella ragazza può distruggerci.

Anche questa mattina, purtroppo, devo andare a lavorare. Mi alzo il più silenziosamente possibile per non svegliare Will, sta dormendo su un fianco e pare non accorgersi di nulla. Mentre mi sto sfilando la maglietta, lo sento mugugnare qualcosa confusamente.

Rimango immobile a guardarlo, quando si gira di colpo e mi guarda con gli occhi spalancati.

- Nat... - biascica, poi pare acquistare lucidità - non si da il buongiorno? E cos'è questo comportarsi da ladro in casa propria? - sbadiglia ma sorride.

Sorrido anch'io e lo raggiungo, lasciandogli un fugace bacio.

- Hm... così va meglio. Buona giornata - dice, prima di rigirarsi e tornare a dormire.

Una felicità troppo grande per essere contenuta nel petto esplode nel mio cuore, e le guance mi si imporporano lievemente. Perché se me lo augura lui, non può che essere una buona giornata.

-

Note dell'autrice:
scusate per il brusco salto temporale, ma dovevo dare una spintarella un po' decisa alla storia. Ora i nostri "cucci" (come li chiamiamo io e qualcuno di mia conoscenza, ihihi) hanno 22 anni, per chi si fosse perso nel frattempo. Lo so, adesso tutti quelli che shippavano WillxNate smetteranno di leggere, mi dispiace... Baci

giovedì 1 gennaio 2015

Chains and Broken Dreams

SPECIALE DI FINE ANNO - Parte seconda

(NO POV)

Era il primo giorno dell'anno nuovo, e fuori albeggiava. Un brivido freddo colse Will e s'insinuò nel calore delle coperte che coprivano lui e Nate, facendolo contorcere e sbadigliare.

Si tirò per metà fuori dal letto e aprì nuovamente la bocca in cerca di ossigeno, stropicciandosi un occhio quanto bastava per leggere l'ora sulla sveglia: le sette.

Sbuffò, assonnato, e puntualmente un mal di testa atroce venne a fargli visita, rammentandogli la notte passata. Non ricordava assolutamente nulla, a parte tanti baci, qualche lacrima, un po' di parole confuse, e qualche goccetto di troppo, che avevano portato entrambi a fare cose che da lucidi avevano dell'assurdo, decisamente poco consone al tipo di relazione che volevano mantenere. O almeno, che lui voleva mantenere.

Si voltò a fissare Nate che, seminudo, gli teneva una mano sullo stomaco e intanto dormiva beato, con la bocca socchiusa.

All'improvviso si girò sulla pancia, mugugnando qualcosa come "torna a dormire, Will" ed emettendo poco dopo un verso simile ad un singhiozzo, quindi affondò il viso nel cuscino e tornò nel mondo dei sogni.

Il moro scoppiò a ridere, subito punito da una fitta alla testa che gli deformò il viso in una smorfia dolorante. Festeggiare ogni tanto non era proibito, ma ieri avevano un po' esagerato.

Un po' tanto, pensò Will, guardando la desolazione nella loro camera: vestiti sparsi qua e là, bottiglie vuote, e il suo cellulare che faceva capolino da sotto una t-shirt malconcia.

In quel momento un telefono iniziò a trillare in un modo fastidiosamente irritante, ma il ragazzo era ancora mezzo addormentato e si convinse che presto avrebbe smesso. Stava per rimettersi a dormire, quando Nate gli artigliò un polso farfugliando qualcosa di sconnesso.

- Cosa...? Ehi. Ehi, ripeti - lo esortò, un poco infastidito.

- RISPONDI - ordinò Nate in tono seccato, e si rigirò dall'altra parte tappandosi le orecchie col cuscino.

- Cos-...? No! È il tuo cellulare, rispondi tu! - sbottò Will, sorpreso dalla pigrizia del compagno.

Nathaniel grugnì, si scrollò dal piacevolissimo calduccio del letto e si tirò a sedere; Will si scostò per farlo passare, ma mentre l'altro scendeva, ebbe un cedimento e si spiaccicò di faccia sul pavimento, provocando una fragorosa risata da parte di Will, che si tenne la pancia per qualche attimo, prima di fare l'ennesima smorfia per il mal di testa.

- Non ridere delle disgrazie altrui - lo redarguì Nate, prima di accigliarsi e guardarlo attentamente - oltre che è colpa tua, anche tu non mi sembri messo benissimo... - continuò, e Will, sconfitto, abbassò il capo e borbottò qualcosa.

- Mi sa che abbiamo un po' esagerato, ieri - commentò a bassa voce il moro, senza accennare ad alzare la testa.

- Non mi pento di nulla - ribatté Nate con tono di sfida, a testa alta, guardandolo dritto negli occhi, e dando atto di ricordare benissimo la notte passata. Spense il cellulare e attese qualche attimo.

Will non rispose, colpevole, e strizzò le coperte fra le mani.

- Sai Will, dovresti lasciarti andare un po' più spesso... sei davvero un'ottima compagnia quando sei ubriaco - asserì fintamente innocente Nate, dato che l'altro non accennava a parlare.

- Cosa... cos'ho detto ieri? - domandò allibito, sgranando gli occhi all'inverosimile.

Il castano gattonò fino al letto e gli sussurrò qualcosa all'orecchio, malizioso.

Will arrossì violentemente, emise un verso strozzato e poi sparì sotto le coperte, promettendo a se stesso che quella sarebbe stata l'ultima volta che si lasciava intenerire dagli occhioni lucidi di Nathaniel e dall'euforia dell'ultimo dell'anno.

-

Note dell'autrice:
mentre ero in giro, non si parlava che di Capodanno, primo dell'anno e doposbornia, tutte cose così. E allora ho pensato "perché no?". Dai ragazzi, ci stava Will e Nate che ubriachi, fanno di tutto e di più... ma non entriamo nei dettagli, ah. Spero che vi piaccia e be', se non vi piace, smettete pure di leggere, non vi uccido. Baci