venerdì 30 gennaio 2015

Chains and Broken Dreams

POV Will

Il cielo notturno ci fa da sfondo, di un blu cobalto privo di nuvole, in cui le stelle brillano come piccoli brillantini d'oro. Io e Nate passeggiamo mano nella mano per questo sentiero alpino sgombro di alberi, lasciandoci accarezzare i capelli dalla brezza lieve.

Chiacchieriamo amabilmente, ignorando il peso sul cuore che ognuno porta con sé come un immenso fardello. Da domani tutto cambierà, me lo sento, però proprio perché lo so voglio rendere questa giornata indimenticabile.

Mentre camminiamo Nate non nota un ramo piuttosto grosso che sporge dal terreno e ci inciampa, ruzzolando per terra in modo piuttosto comico, scatenando la mia ilarità ma non la sua.

La mia risata fragorosa risuona ovunque, spaventando gli uccelli che qua vicino già stanno dormendo. Nate alza il viso sputacchiando terriccio, la faccia sporca di marrone; si ripulisce il volto con il dorso della mano e mi fissa fintamente torvo:

- Hai osato ridere della mia caduta... te ne farò pentire! - minaccia, rialzandosi di scatto e avvicinandomisi in pochi passi.

Ma io, sempre ridendo, sto già scappando. Chi ci guarda in questo momento penserà che non siamo molto a posto di mente, o forse che siamo dei bambinoni troppo cresciuti. Dal canto mio, non ci vedo nulla di male a giocare ad acchiapparella con Nate, come se avessimo ancora undici anni. È anche il mio migliore amico, oltre ad essere il ragazzo che amo.

Immancabilmente mi acciuffa, solo che non sa che sono io a permetterglielo. Ansima, il sorriso cui gl'illumina il viso raggiante e le stelle riflesse negli occhi castani, che sotto la luce lunare hanno una particolare sfumatura argentea.

Smette di sorridere quando il mio sguardo si fa più profondo, percepisce che lo sto scrutando come mai nessuno farà, eppure non dice nulla. Arrossisce lievemente e attende, pare quasi di sentire il battito forsennato del suo cuore, o forse è il mio.

- Nathaniel... - lo chiamo, piano, un sussurro flebile come il vento d'estate.

È un attimo: la mia mano scivola sul suo collo, le sue si aggrappano al mio petto, le nostre labbra si sfiorano con dolcezza, mai paghe di salutare le gemelle.

Torniamo al laghetto in silenzio, le mani strette forti l'una fra l'altra, a dimostrare che la catena ci tiene saldamente legati. Ci sdraiamo sul prato, l'erba ci solletica le orecchie, ma è un dettaglio insignificante per il momento che stiamo condividendo.

Mentre gli mostro le stelle, illustrandogli i nomi di quelle che conosco, vorrei fermare l'orologio, imprimere questo momento per sempre nelle nostre menti, per non poterlo dimenticare mai più.

- Sembra passato così tanto tempo... - inizia, incerto. Si ferma un attimo, prende un breve respiro tremulo e continua - ... da quando eravamo stesi su un altro prato e io ti chiedevo cosa volessi fare dopo la scuola. E ora guarda, dove siamo arrivati! Mi sento così fortunato... chi non lo sarebbe, avendo tutto ciò che si può desiderare? - i suoi occhi brillano, e stavolta non sono le stelle a farli luccicare.

Non voglio infrangere ulteriormente i suoi sogni; resto in silenzio, voltando il capo verso di lui per assaporare le sue labbra. Nel cielo, una stella cometa attraversa la volta celeste, concedendomi un ultimo desiderio che forse, lassù, qualcuno udirà.

"Per favore, chiunque tu sia, se mi stai ascoltando... non farlo soffrire troppo"

-
Note dell'autrice:
-10! Fuh, nonostante l'influenza sto scrivendo, quindi non temete, non vi libererete tanto presto di me. Per chi ancora non lo sapesse, questi ultimi capitoli non sono assolutamente "pianificati", cioè li scrivo a seconda di ciò che mi ispira; oggi era il brano 'Songs of Serenity' del nuovo album di Sebalter, cui contiene una frase che dice "guarda le stelle" e da qui il tema del cielo stellato. Un b-... no, sono malata. ;-) (Un abbraccione a tutti!)

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