sabato 7 febbraio 2015

Chains and Broken Dreams

Epilogo parte seconda - POV Nate

Cinquant'anni dopo

Era una tiepida sera di fine agosto, il cielo ancora azzurro, appena spruzzato di rosa e arancio, e una brezza serale accarezzava le chiome folte degli alberi. Sul portico, un anziano signore si cullava lentamente sul dondolo, osservando un gruppo di bambini giocare nell'ampio giardino, colmo di rigogliosa erba verde.

- Nonno, nonno! - strillano improvvisamente, precipitandosi su di lui.

- Ehi, piccolini - dico, accarezzando le loro testoline arruffate. Sono sei, quasi tutti coi capelli castani chiari, della medesima tonalità che un tempo avevano i miei e gli occhi castano nocciola. Il più piccolo invece ha i capelli scuri, marrone cioccolato, e due splendidi occhi neri, come onici incastonate nel visino piccolo e tondeggiante.

Lo siedo sulle mie gambe e lo coccolo un po'. Assomiglia così tanto a suo padre... ma soprattutto a una persona a me molto cara.

- Nonno, ci racconti una storia? - chiedono in coro. Annuisco, sorridendo. Sono vecchio e non sono mai stato bravo a raccontare storie, ma ce n'è una che non mi stanco mai di dir loro e lo sanno bene, difatti me la chiedono sempre.

- Che storia? - domando, soffermandomi sui loro volti così adorabili. Fra cinque maschietti, c'è solo una bambina.

- Quella sul tuo miglior amico! - esclamano entusiasti. Annuisco ancora una volta.

- Tutta? Dall'inizio? - chiedo comunque, nonostante sia scontata la risposta.

- Tutta! -

- Il mio migliore amico si chiamava Will - faccio una carezza al piccolo sulle mie gambe e lancio un'occhiata a suo padre, Will, mio figlio maggiore. È la copia sputata del mio amato ragazzo - ma non era solo il mio migliore amico. Era un poeta fantastico e una persona fuori dal comune, oltre che il ragazzo che amavo più di me stesso - dico, mentre loro mi guardano attenti.

- Più della nonna? - domandano, piano.

- Quanto la nonna - rispondo, "e anche un pochino di più" vorrei aggiungere, ma non lo faccio.

Riprendo a raccontare, perdendomi nei ricordi. La nostra amicizia, il nostro bar preferito che è stato sostituito da un negozio di computer, i libri ritrovati ovunque, la certezza irrimediabile di essermi innamorato di lui e il nostro primo bacio, la sciocchezza delle sigarette, la gita in montagna... ogni cosa è impressa nella mia mente col fuoco, tanto bella quanto dolorosa.

Quando finisco di parlare, i bambini mi abbracciano forte.

- Bambini, lasciate riposare il nonno - li sgrida Will, fra tutti l'unico che li sta sorvegliando, dato che i suoi due fratelli sono impegnati a fare altro.

I miei nipoti tornano a giocare in casa ed io mi godo il momento, lasciando che i ricordi fluiscano come onde sul bagnasciuga. Il sole mi regala i suoi ultimi raggi come uno dei più bei giorni passati, quelli che sfioro con mano resa tremante dalla vecchiaia.

Guardo il giardino davanti a me, la vista offuscata. Ci sono due bambini sull'altalena, uno dondola piano, l'altro immobile.

- Come ti chiami? -

- Will -

- Ehi Will, vuoi essere mio amico? -

Scuoto piano la testa, in lontananza sento la voce di mia moglie chiamarmi a tavola. "Non ancora" penso, socchiudendo gli occhi. I bambini ora si stringono la mano, uno spettinato e allegro, l'altro impeccabile e serio.

- Nathaniel...? -

"Non ancora" mi ripeto, lasciando che gli occhi mi si chiudano. Il bambino serio si apre finalmente in un sorriso.

"Non..."

Il sorriso del bambino si tramuta in quello del mio amato. Una luce accecante mi abbaglia, poi vedo Will che mi tende una mano.

- Era ora che afferrassi questa catena! - esclama, sorridendo dolcemente.

- Ti amo anch'io... -

FINE

Note dell'autrice che piange ancora:
e così siamo arrivati alla fine, ma ci credete? Be', io sono commossa, grazie a chi mi ha seguito fin qui, grazie di cuore! Innanzitutto un grazie a Bianca, la mia fantastica migliore amica, senza di lei non ci sarebbe stato quest'amore fra Will e Nate, poi vorrei ringraziare la mia fan numero uno, mia zia, che trova sempre il tempo di farmi qualche complimentuccio e spronarmi ad andare avanti, e i ringraziamenti restanti sono per voi lettori, carissimi/e, senza di voi questa storia non esisterebbe perché è per voi che scrivo! Un immenso arigatou, e ricordate che questo non è un addio, ma solo un arrivederci! Un bacio grande grande

Chains and Broken Dreams

Epilogo parte prima - POV Nate

Il tempo sembra non passare mai, il paesaggio scorre davanti ai miei occhi inosservato, si modifica e richiama la mia attenzione, ma non l'avrà mai. Il bus è completamente deserto, l'aria condizionata è rotta e l'autista mi guarda con compassione, probabilmente si sta chiedendo cosa ci fa qui questo povero diavolo.

Nella mia mente un pensiero, anzi una parola, fissa.

No no no no no no ti prego, no. NO.

L'ho capito benissimo che Will non sta bene, l'ho capito semplicemente dal fatto che mi ha chiamato Nathaniel con quel tono, quello di chi si sta arrendendo.

Non essere paranoico, mi dico.

Il bus si ferma e io scendo, mormorando un misero "grazie". Lentamente, quasi meccanicamente, muovo un passo. L'afa m'investe, non la percepisco. Cerco i capelli rossi di Hope, un ragazzo molto alto con una maglia blu.

Ogni angolo in cui non li trovo è una pugnalata al cuore, un no che si aggiunge alla lista, l'inesorabile morte della mia anima.

"Another turning point, a fork stuck in the road 
Time grabs you by the wrist, directs you where to go 
So make the best of this test, and don't ask why 
It's not a question, but a lesson learned in time"

Ed ecco un vicolo cieco, buio, putrido. I contorni di due persone. L'ennesimo no è un grido nel vuoto. I miei occhi si abituano al buio, inizio a distinguere i dettagli: c'è una pozza di sangue enorme, e c'è Hope rannicchiata sotto Will, piena di graffi e con un taglio di dimensioni spaventose all'altezza dello stomaco. Poi c'è Will, il mio Will, ancora stupendo nonostante l'orrore inflittogli; il bellissimo volto sfregiato dai tagli, dal sangue incrostato, la maglia strappata, una cicatrice gigantesca che da poco ha smesso di sanguinare la quale va dal dorso della mano fino quasi la spalla. Il braccio è steso verso di me, sopra Hope, forse la stava proteggendo.

"Mio Dio, ma chi può fare una cosa simile?" penso, le lacrime che affiorano agli angoli degli occhi.

Gli occhi di Hope sono chiusi, sembra stia dormendo, invece quelli di Will sono spalancati verso il cielo, la bocca stesa in un sorriso dolce.

"Sei felice adesso, amore mio?"

Lo guardo, non mi fa ribrezzo neppure ora che è ricoperto di sangue. Ci sono ancora così tante cose da fare... come dirti che ti amo, baciarti fino a farmi mancare il fiato, non dormire perché vuoi che io sia tuo nel senso che più ti piace, sentire il mio nome scivolare fuori dalle tue labbra con eleganza, stringermi a te quando fa freddo.

- Chissà se l'hai afferrata ora, la libertà - mormoro piano, passando dolcemente i polpastrelli sulle sue palpebre per chiudere i suoi vuoti occhi neri.

- Ma sai - continuo, inginocchiandomi - non posso perdonarti di essertene andato. Avevi detto che se l'avessi fatto io potevo chiederti qualunque cosa, no? Bene, allora io ti chiedo di tornare, e fai in fretta - lo sguardo mi si offusca e lascio che le lacrime trovino la via.

- Vedi cosa mi stai facendo dire? Mi hai reso una femminuccia, tu e i tuoi stupidi occhi neri. Ma ti amo. Non lo sai, quanto ti amo. Mi senti, Will? TI AMO! Quindi, ora che te l'ho detto ancora una volta, alza il tuo stupido sedere perfetto e baciami! Ti amo, maledizione! Per... ché... proprio tu... - i singhiozzi si fanno sempre più forti, più dolorosi. 

"So take the photographs, and still frames in your mind 
Hang it on a shelf in good health and good time 
Tattoos of memories and dead skin on trial 
For what it's worth it was worth all the while" 

Il dolore è straziante, la morte nell'anima, ma non importa. Era il suo motto, "non importa". Mi asciugo il viso e mi alzo lentamente in piedi.

- Ma va tutto bene, non importa. Non importa - dico,  sforzandomi di dipingere in viso un sorriso tirato. Appoggio la mano sulla catena, e tiro delicatamente. Nessuna risposta. Che sia uno strattone o una chiamata gentile, non ci sarà nessuna replica. Ma la catena resta lì, ad unirci indissolubilmente.

"It's something unpredictable, but in the end is right. 
I hope you had the time of your life."

Non sfioro il suo viso un'ultima volta. Non accarezzo le sue labbra con le mie. Non verso altre lacrime per l'amore della mia vita. Non dico alcuna frase piena di significato. L'unica cosa che faccio è lasciare qui il mio cuore, qui dove l'hanno ucciso, e lancio un ultimo sguardo a Will, donandogli tutto l'amore che mi resta.

"It's something unpredictable, but in the end is right. 
I hope you had the time of your life."

Mi volto, dandogli le spalle. È inutile continuare ad aggrapparsi al passato. I morti non ritornano. Prima di lasciare per sempre ciò che era la mia vita, dischiudo appena le labbra.

- Addio, Will -

-

Note dell'autrice che piange:
sì, sto piangendo. Voi no? Non so come fate, davvero, perché anche mentre scrivevo avevo le lacrime agli occhi. È quasi finita, manca solo l'ultima parte, che è un poco meno triste. Pronti?


Chains and Broken Dreams

POV Will

- Cosa volete dalla mia ragazza? - chiedo, cercando di non far tremare la voce.

- Ehi tu, non ti intromettere! - replica uno dei tanti, squadrandomi dal basso in alto. Posso vantarmi di avere un'altezza ragguardevole, ma purtroppo nulla di più, perché io a botte non ci so fare.

- Mi vedo costretto a interrompervi, invece - ringhio, evitando di sembrare sarcastico. Ne vogliamo uscire indenni, quindi meglio non innervosirli troppo.

Hope mi guarda supplicante e terrorizzata, ma non dice nulla. Quelli non commentano, ed io me ne resto dove sono.

- Ci scusiamo per essere venuti qui, ora potreste lasciarci andare? - dico con calma, cercando di negoziare una fuga che includa il nostro corpo - la nostra vita - intatto.

- Avete invaso il nostro territorio ed ora dovrete dimostrare di poterne uscire! - ribatte quello che dovrebbe essere il capo. Mi asciugo la fronte imperlata di sudore.

- Non vi abbiamo fatto nulla! Vi pagheremo, vi daremo la nostra roba, ma lasciateci andare! - implora Hope con voce sottile.

- Tu sta' zitta, bambola! - ordina un viscido tutto muscoli, prendendole il viso tra le mani e guardandola cattivamente.

- Non osare toccarla! - ruggisco, facendomi strada fra di loro a spallate e frapponendomi tra Hope e questi malviventi, forse criminali o spacciatori.

Lei si stringe al mio braccio, nei suoi occhi già leggo la sconfitta. "Ne usciremo VIVI" le mimo con le labbra. Non risponde.

All'improvviso vengo afferrato per il colletto dal capo.

- Ma bene, cosa abbiamo qui, il principe azzurro che viene in soccorso della donzella in pericolo? Dov'è il tuo cavallo bianco? - domanda strafottente, rifilandomi un pugno allo stomaco. Gli sputo addosso, mentre Hope dietro di me sussurra "che Dio ci aiuti".

Conosco fin troppo bene come andrà a finire questa battaglia, eppure è presto per arrendersi. Ricevo colpi su colpi e altrettanti ne restituisco, anche se non con la stessa forza. Ho tagli e graffi ovunque, il sangue sgorga come acqua dalle mie ferite, ma se me ne curassi sarebbe la fine, sempre se non lo è già. Mi correggo, non è la fine. Se la penso così, sarà così.

Hope se ne resta inerte in un angolo, al sicuro da ciò che stanno infliggendo a me. Ma ecco che non appena abbasso la guardia dal viscidone si dirige verso la mia ragazza, riprendendo a molestarla. Lei è disgustata e impaurita, eppure trova il coraggio di mordergli una mano e tirargli un calcio nel punto più doloroso.

- Adesso basta, mi hai stufato - dice 'il capo' estraendo un coltello a farfalla, che qui è illegale. Impallidisco. È la fine.

Più sferzate di quella maledetta cosa riesco a evitare più inizio a sentirmi sfinito. La perdita enorme di sangue mi indebolisce sempre più e il caldo di sicuro non aiuta. Anche Hope è ferita in modo grave, stringe i denti e tira avanti come può.

Ci stringiamo contro il muro, in trappola come topi. Maledizione. Riesco in qualche modo ad afferrare il cellulare e comporre il numero di Nate, l'unico che so a memoria.

- Merda, questo chiama la polizia! - strilla uno, e se la danno a gambe, non prima di sibilare "non finisce qui!".

Ci accasciamo al suolo. Gli occhi sofferenti di Hope incontrano i miei, all'improvviso appare più terrorizzata di prima.

- Will... ho sonno... - mormora. Ho la gola secca e sono troppo stanco per ribattere.

Finalmente Nate risponde.

- Pronto, Will? -

- Nathaniel... - sussurro, cercando di non sprecare il fiato. Sulle labbra ho il sapore ferroso del sangue e ne sono ricoperto.

- Will! Cosa... stai bene? - chiede. È preoccupato, lo sento, ma cerca di rimanere calmo per me. Rispondo dopo un po'.

- Oh... certo. Solo, ti prego, vieni qui in fretta... - mormoro, la testa che si fa pesante e il mondo che inizia a girare. Che bel cielo...

- Arrivo - dice solo, e attacca. Non mi sforzo nemmeno di chiudere la chiamata; appoggio il telefono accanto a me e mi stendo anch'io. Com'è fresco l'asfalto...

Di fianco a me, Hope dorme, o almeno così mi pare. La mia vista s'appanna e un senso di piacevole pace s'impossessa di me.

L'ultima cosa che vedo è il viso del mio amato Nathaniel dirmi "ti amo".

-

Note dell'autrice:
arriverà in tempo Nate? E Will, ce la farà? Si sa, gli ospedali fanno miracoli! Voi? Che ne pensate? Pronti per l'ultimo capitolo?

Chains and Broken Dreams

POV Nate

L'orologio ticchetta in modo snervante, rendendomi sempre più ansioso. Con questa canicola, non c'è alcun bisogno di stare fuori tutto questo tempo, men che meno per cose di poca importanza come le compere. Abbiamo cibo a sufficienza, sopravviveremo.

Più il tempo passa e più divento irrequieto, spero di sentire presto il cellulare squillare o la porta aprirsi. Spero che Will sia con Hope, a casa sua, mi andrebbe anche bene che vengano qui entrambi, ma devo sapere che sta bene.

Troppo caldo fa male, lo dicono sempre.

"Incidente sull'A4, automobilista sbanda per un colpo di calore..." borbotta la televisione, facendomi sobbalzare. La mia attenzione si catapulta immediatamente sulla notizia, poi ricordo che Will ha preso il bus per andare al supermercato.

- Pfiu... - sospiro, tornando a fissare insistentemente il soffitto.

Pling! fa ancora una volta il cellulare, ma non è Will. La mia delusione è palpabile, quando leggo il messaggio.

"Ti va di fare un salto in piscina, un giorno di questi? Dave" sempre il solito, il mio capo. Pare che lo faccia apposta, a infrangere così la mia speranza.

Mentre sto quasi per scrivere io a Will, ecco che il telefono suona, e stavolta è una chiamata.

- Pronto, Will? - dico, il cuore che mi balza in gola. Dall'altro capo del telefono segue una pausa di silenzio.

- Nathaniel... -

-

Note dell'autrice:
aaaahhh, mi si stanno attorcigliando le budella dall'emozione. Ora dovrete implorarmi per gli ultimi tre capitoli, altrimenti riprenderò a scrivere alle 16:30. Muahahah, sì, davvero. Baci

Chains and Broken Dreams

POV Will

Nonostante l'afa insopportabile e l'aria irrespirabile, io e Hope stiamo andando al supermercato più grande che c'è, a circa una mezzora dalla nostra città e vicino a un quartiere malfamato. La sua mano è stranamente asciutta nella mia sudaticcia, eppure non ne è disgustata.

In giro non c'è anima viva a parte noi, e perfino il mio cellulare sembra essere morto dopo il breve scambio di messaggi con Nate. Quel goloso vuole il gelato, che io sicuramente gli porterò perché so che l'adora. E adora me, ma questo è un dettaglio irrilevante.

Ci fermiamo davanti alle porte scorrevoli; Hope si porta i ricci rossi dietro un orecchio, guardandomi con gli splendidi occhi verdi.

- Will, ti dispiace entrare solo tu? Io vorrei andare a riposarmi un po' dove c'è ombra... - dice, accarezzandomi il dorso della mano col pollice.

- Ma certo! - acconsento, dandole un bacio veloce - ci vediamo qui fuori, non t'allontanare troppo. Non ci metterò molto, vuoi che ti porti qualcosa? - annuisce.

- Acqua, grazie - e mi guarda entrare nel negozio, prima di andare a cercare una zona ombreggiata, il che è abbastanza impossibile.

Il supermercato è grande e gode di buona fama nella zona, ma mentre curioso fra gli scaffali, non trovo nulla di particolare che nei nostri negozi non c'è. Alla fine compro giusto qualche cosa cui ho segnato su un biglietto, la bottiglietta d'acqua per Hope e il gelato per Nate. Nate. Un fremito percorre la mia schiena e un improvviso strano presentimento mi sprona ad accelerare il passo.

Esco dal negozio, ma fuori Hope non c'è. La cerco per un po', iniziando a chiamarla a gran voce. Sto seriamente andando in panico, ma mi ripeto di mantenere il sangue freddo. Decido di andare a cercarla anche in un vicolo buio del quartiere malfamato.

- Hope? - dico, incerto. Nel vicolo ci sono un gruppo di uomini dall'aria non troppo rassicurante che stanno tutti addosso a qualcuno che non riesco a vedere.

- Ehi! Cosa sta succedendo qui? - domando con spavalderia, anche se il mio istinto mi dice di intromettermi.

- Will! - pigola Hope, circondata da questi malviventi.

Quelli si voltano di scatto verso di me: sono enormi e sicuramente armati, ma soprattutto sono troppi per me, che sono solo.

- Cosa volete fare alla mia ragazza? -

-

Note dell'autrice:
ohohoho, si mettono male le cose. Cosa succederà? E Nate? Ne usciranno indenni i nostri eroi? Mah, lo scoprirete nel prossimo capitolo! Bacioni

Chains and Broken Dreams

POV Nate

La televisione gracchia qualcosa circa il fatto che un tale caldo non si registrava da cinquant'anni, ma io non l'ascolto. Sono stravaccato pigramente sul divano, il mento nell'incavo della mano e un'espressione annoiata in viso.

Fino a poco fa mi stavo sbaciucchiando con Will (se mi sentisse, inorridirebbe), poi ha fatto un sorriso furbo e dicendo che andava a fare le compere mi ha mollato qui ed è uscito. Will che fa compere è una cosa parecchio ambigua, ma non ci faccio caso.

Il termometro appeso al muro segna trentotto gradi, siamo solo all'inizio di luglio, ma comunque in effetti sto sudando molto, complice anche 'l'attività' cui prima ci siamo dedicati. Prendo il cellulare e mando un messaggio a Will.

"Ehi, mi porti il gelato? Grazie mille. Nate"

Un sorriso mi si dipinge in volto, ricordando l'ultima volta che abbiamo 'mangiato' il gelato, o sarebbe meglio dire che ce lo siamo spalmati vicendevolmente in faccia, soprattutto io a Will: adoro vedere la sua espressione di disappunto trasformarsi in una maschera di malizia prima che si prenda la rivincita.

Dice sempre che - forse perché sono più basso - sono io il bambino, solo perché non vede quant'è infantile. Ma questo è uno dei tanti di lui che amo quanto gli altri.

Ping! il display s'illumina improvvisamente, rivelando l'arrivo di un nuovo messaggio.

"Va bene, figliolo. Will" è la sua divertita risposta, a cui immediatamente replico:

"Quando torni a casa vedi cosa ti faccio. Nate" lo minaccio scherzosamente, per quanto possibile via messaggio.

"Non dovrei dirlo io? Will" scrive, ha l'ultima parola come sempre. Decido di non ribattere e ributto il telefono sul divano.

Non avrei mai pensato che una tale bella giornata avrebbe avuto un risvolto così negativo...

-

Note dell'autrice:
non vi faccio più il conto alla rovescia, oggi Chains and Broken Dreams terminerà. Preparate i fazzoletti! L'ultimo capitolo sarà diviso in due parti, vorrei che tutti i lettori, silenziosi e non, mi dessero un parere. Ai prossimi capitoli mancanti! Baci

venerdì 6 febbraio 2015

Chains and Broken Dreams

Flashback - POV Will

Un anno fa, inverno

- Non è fantastico? - chiede Nate, sfiorando timidamente la mia mano.

- Cosa? - domando io, senza capire. Sotto le nostre scarpe la neve scricchiola piacevolmente, le impronte che restano per poco e vengono già ricoperte dai fitti fiocchi che non smettono di danzare nel cielo.

- Il paesaggio, ovviamente! - replica con un sorriso allegro, sorpassandomi e piroettando a braccia spalancate, con gli occhi chiusi.

Io mi soffermo giusto un attimo a darmi un'occhiata in giro; attorno a noi regna la pace e il silenzio, immersi come siamo nel candore di tutta questa neve, quasi un metro o poco più. È uno spettacolo delizioso, che m'ispira mille e mille versi, stupito come sono da cotanta bellezza.

Raggiungo nuovamente Nate, che smette all'improvviso di girare in tondo come un bambino entusiasta e spalanca di colpo gli occhi, guardandomi fisso.

- La neve... rende tutto così romantico - sospira, riprendendo a camminare al mio fianco. I nostri fiati disegnano volute fantasiose nell'aria, ma non bastano a descrivere quanto freddo faccia. Sto congelando perfino dentro le ossa, il gelo che si insinua nel collo facendomi sussultare.

- Bisognerebbe fare qualcosa per scaldarsi... - mormoro quasi fra me e me; Nate mi lancia un'occhiata furbetta e scompare alla mia vista, mettendomi addosso un'ansia insensata. Cosa avrà in mente quel ragazzo?

Mi giro per chiamarlo e in quel preciso istante vengo colpito in pieno da una palla di neve che mi si sbriciola addosso, lasciandomi totalmente basito.

- Ma cosa...?! - inizio, voltandomi di scatto; il mio dispettoso coinquilino ride sotto i baffi, in mano già un'altra palla non ancora compattata.

- Non volevi scaldarti? - mi grida per sovrastare l'imperversare della nevicata. In un attimo decido di rendergli pan per focaccia e raccolgo un bel mucchietto di candida neve, che prontamente gli tiro dritto sul naso.

Inizia così un'infantilissima battaglia a palle di neve, che vede me e Nate a lanciarci "proiettili" a tradimento. Alla fine, conscio di essere vicino alla sconfitta, sceglie di giocare sporco e m'infila un cumulo di neve giù per la schiena, lasciandosi poi prendere da un fragoroso attacco di ridarella, mentre io cerco di non strillare come una femminuccia e sbraito contro di lui minacce terribili.

Ci ritroviamo poco dopo a un palmo di naso: non appena lo guardo negli occhi, con calma, smette di ridere e si fa serio, ricambiando lo sguardo. Deglutisce, le guance rosse forse per il freddo o per il gioco. Ho la gola secca e le labbra asciutte, eppure tutto ciò che voglio fare ora è baciarlo qui, sotto la neve che vortica elegantemente attorno a noi e il silenzio che regna incontrastato.

Ed è quello che faccio, cercando le sue labbra in un bacio incredibilmente dolce e freddo, cui sa di neve e ghiaccio. Sembrano esser passati secoli quando ci stacchiamo, lui ansima piano, le guance ancora più rosse di prima. Vorrei stupidamente credere che sia solo per aver corso o perché fa freddo, ma so benissimo che è così, teneramente imbarazzato, ed il mio bacio l'ha lasciato senza fiato.

- Will... - sussurra, procurandomi un brivido lungo la spina dorsale, cui si propaga lungo tutto il corpo.

Non replico nulla e gli prendo una mano. È così calda, potrebbe sciogliere tutta la neve, e forse, dico forse, anche il mio cuore.

-

Note dell'autrice:
-6! Oggi, rimanendo al sicuro sotto al portico, mentre nel piazzale era in corso una pericolosa battaglia a palle di neve, ho pensato "perché no?" (e come al solito, vedete come si rivelano i miei "perché no?"!) dunque ecco qui questo flashback. L'avrei anche messo nel tempo attuale della storia, ma lì è estate... un bacio a tutti, presto aggiornerò Profumo di libri e la nuova ff di Junjou Romantica che sto traducendo 'Ritorno a casa'!

mercoledì 4 febbraio 2015

Chains and Broken Dreams

POV Nate

Click! è il rumore che produce la chiave girando nella serratura, segno che Will sta rientrando. Ed è a questo pensiero che il mio cuore fa una capriola all'indietro, mentre io cerco di fingermi indifferente e vado ad aspettarlo alla porta.

Appena entra vengo travolto da un uragano di passione, ritrovandomi con le labbra fameliche di Will incollate alle mie. Vorrei giusto scostarmi per tirare il fiato, ma non me lo permette, stringendomi forte a sé.

- Mpf...! W-will, non... respiro - ansimo, riuscendo finalmente a staccarmi da lui. In viso ha un'espressione stravolta - o sconvolta? - e i suoi occhi sono due pozzi colmi di rimorso, tristezza, dispiacere.

- Cosa...? - inizio a chiedere. Scuote la testa, una risata amara riecheggia per la stanza.

- La mia vita. È un disastro. Non avrei mai dovuto incontrarti, né permetterti di diventare tanto importante per me da portarmi alla follia. Chi ama è folle - dice, lo sguardo che si fa sfuggente. Vorrei gridargli che non c'è nulla di male nell'essere folli, che non al cuore non si comanda, ma tutto quello che faccio è abbassare il capo:

- Lo so - mormoro semplicemente, torturandomi il labbro inferiore con i denti - ma ormai è troppo tardi - continuo, sollevando la testa di colpo, quasi in segno di sfida. A chi la voglio dare a bere? Sono stanco di combattere questa guerra infinita, voglio solo gettare le armi e arrendermi, inseguire la vittoria non mi porterà effettivamente a conseguirla.

- Non è mai troppo tardi - ribatte, negli occhi gli balena una scintilla combattiva.

Colpisco il muro con un pugno.

- Non è mai troppo tardi? Allora lo vedi, l'abisso? Per quanto vuoi restartene in bilico sul baratro a fissare ciò che ti spaventa? Dovrai buttarti prima o poi, Will, perché è solo facendolo che potrai dire se effettivamente è così terribile o no. Che sarà mai uno sbaglio? Tutti sbagliano, tutti fanno errori. C'è chi ne fa di piccoli, chi di madornali, ma insomma, per quanto ancora vuoi restartene lì, al sicuro da ciò che pensi di non poter affrontare? - sbotto con una schiettezza che non pensavo di possedere. Lui mi fissa meravigliato, a bocca aperta. D'improvviso mi rendo conto di ciò cui ho appena detto e arrossisco di botto, sprofondando nell'imbarazzo più totale.

- Nathaniel... - mormora, ancora con quell'espressione stupida. Allunga una mano per sfiorarmi una guancia, ma mi sottraggo al suo tocco voltando la testa.

- Scusa, non so cosa mi è preso... - farfuglio a bassa voce, facendo per andarmene e rifugiarmi da qualche parte dove potermi insultare adeguatamente per la mia mancanza di autocontrollo.

Lui ride, abbracciandomi forte e stampandomi un bacio delicato fra i capelli.

- Hai ragione. Ho sempre avuto paura dell'abisso perché... be'... l'ignoto spaventa. Non ho coraggio sufficiente per buttarmi, dunque ti chiedo... lo farai con me? Mi darai la forza per non voltare il capo davanti alle difficoltà? - è così serio e dolce, e il mio cuore perde l'ennesimo battito davanti ai suoi occhi neri che mi scrutano l'anima e al suo sorriso leggero, troppo poco presente su quel viso che tanto amo.

- Per te qualsiasi cosa - rispondo con orgoglio, la vittoria che si prospetta imminente, a un passo da noi. Allungo una mano e le nostre dita si intrecciano, mentre il fragile fiore dell'amore fiorisce come ciliegi in primavera, avviluppato dolcemente tra le catene.

"Perché nell'abisso io ho visto la vita brillare, e se c'è vita c'è speranza"

-

Note dell'autrice:
-7! Ah, sono letteralmente stravolta, forse perché ho il raffreddore e in questi giorni sono andata a dormire tardi... magari dopo aggiorno l'altra fanfiction, magari. Ora faccio pausa, un bacio

domenica 1 febbraio 2015

Chains and Broken Dreams

POV Will

Oggi è una delle giornate più bella della stagione: il cielo è azzurro, limpido, appena spruzzato di nuvole candide; la temperatura è perfetta, né troppo caldo né troppo freddo. Straordinariamente, il mio umore riflette il tempo.

- Will, dove andiamo adesso? - mi chiede Hope, il sole che le illumina gli stupendi occhi verdi. Stringo la sua mano e sorrido.

- Che ne dici di andare a farci delle foto e magari dopo anche al luna park? - propongo. Lei, entusiasta, annuisce, fa qualche saltello e piroetta, come una bambina. Rido, lasciandomi trascinare nella prima cabina per le foto che troviamo.

È così stretta, la cabina, che deve sedersi sulle mie gambe per starci anche lei. Sembriamo un poco ridicoli mentre facciamo le foto, esibendoci in smorfie e facce buffe; immancabilmente l'ultimo scatto ci ritrae nel momento in cui ci baciamo.

Guardiamo orgogliosi i risultati, commentando le più divertenti. Sento salire un nodo alla gola mentre contemplo l'ultima foto: sembra così... reale. Scuoto la testa al pensiero e riprendo a chiacchierare allegramente con Hope.

Al luna park iniziamo a discutere da quale attrazione iniziare; Hope vorrebbe andare sulla ruota panoramica, mentre io, come in una sorta di banalissimo cliché, vorrei provare le montagne russe. Alla fine la convinco a venire con me, promettendole di tenerle la mano per tutta la durata dell'attrazione. Così faccio, mentre lei grida terrorizzata e io rido, ma sempre con gli occhi incatenati ai suoi.

Dopo un giro sulla ruota panoramica, passato soprattutto a baciarci appassionatamente più che a contemplare il panorama sottostante, lei decide di andare a prendere qualcosa da bere. Io la guardo dirigersi verso il bar del luna park e scomparirvi all'interno, poi sospiro. Mentre la aspetto, osservo la mia mano, divaricando le lunghe dita affusolate e piegandole come a stringere quella di qualcun'altro. Ancora mi pare di sentire Nate aggrapparsi alla mia mano, disperatamente, quasi a implorarmi di non andare via.

Ma Nate non è qui, puntualizza ironicamente una vocina.

Basta quel pensiero a farmi crollare, e nel momento in cui vedo Hope venire verso di me con un enorme bicchierone di plastica, prendo la mia decisione.

- Will... - inizia, poi nota la mia espressione costernata - che succede? Qualcosa non va? - prendo un respiro profondo ed annuisco.

"Che cosa stai facendo, Will?" chiede un'altra vocina, irritante e fastidiosa.

- G-già, devo tornare a casa - farfuglio, cercando di sembrare dispiaciuto. Lei annuisce, comprensiva. Non attendo nemmeno che mi saluti o aggiunga altro, semplicemente mi avvio verso casa.

Sono un idiota.

-

Note dell'autrice:
-8! Cosa vi aspettavate, che il bell'appuntamento finisse alla perfezione e vissero felici e contenti? Allora non mi conoscete molto bene, ahah. Anche se questo tira e molla non è da parecchio da me, lo ammetto. Be'... qualunque cosa volessi dire ora l'ho persa, dunque ascoltate tanto Sebalter e baci ;P